L’ultima emissione del modello europeo ECMWF spinge molto in là l’evoluzione del vortice polare stratosferico: i venti occidentali che circondano l’Artico potrebbero indebolirsi fino a invertirsi nei primi giorni di novembre. Se il segnale si realizzasse e venisse confermato dalle analisi, si entrerebbe nella soglia di un major Sudden Stratospheric Warming, o riscaldamento stratosferico improvviso maggiore (SSW). È uno scenario notevole perché arriva all’inizio della stagione fredda, quando il vortice polare è normalmente ancora in fase di consolidamento. Le mappe ECMWF prospettano inoltre una possibile configurazione a due lobi, cioè un vortice allungato e quasi diviso in due nuclei. Il modello GFS, invece, oscilla maggiormente tra le emissioni e sembra orientarsi verso un riscaldamento di tipo canadese, con una deformazione del vortice sul settore nordamericano. Le mappe e gli indici disponibili descrivono dunque un disturbo importante, ma non ancora un’evoluzione condivisa da tutti gli scenari.
Quando un riscaldamento diventa un SSW maggiore
Il vortice polare stratosferico è una vasta circolazione di venti occidentali che si sviluppa sopra l’Artico. In inverno contribuisce a mantenere l’aria più fredda alle alte latitudini. Le grandi onde atmosferiche generate più in basso possono propagarsi verso la stratosfera, interferire con questa circolazione e rallentarla. Se il disturbo è abbastanza intenso, il vortice può deformarsi, spostarsi o dividersi; la temperatura nella stratosfera polare può aumentare rapidamente.

La definizione operativa più usata per un SSW maggiore richiede però un passaggio preciso: la media zonale del vento a 60° di latitudine nord e alla quota di 10 hPa deve invertirsi da occidentale a orientale. La soglia è quindi un dato misurabile, non un giudizio basato soltanto sull’aspetto di una mappa colorata. Una previsione di inversione indica che il modello contempla la possibilità dell’evento; l’SSW può essere dichiarato solo quando l’inversione è effettivamente osservata e verificata.
Per questo è corretto parlare, al momento, di possibile SSW previsto dal modello, non di evento già ufficiale. Una singola corsa deterministica, anche quando propone uno scenario estremo, rappresenta una sola evoluzione possibile. Gli ensemble, molte simulazioni che partono da condizioni iniziali leggermente diverse, servono proprio a capire quanto quello scenario sia sostenuto e quanto sia invece isolato o fragile.
Un segnale raro così precoce, ma non una certezza di record
L’elemento che colpisce è soprattutto la tempistica. Le serie storiche NOAA dei principali riscaldamenti stratosferici identificati con il criterio dell’inversione dei venti riportano episodi in novembre nel 1958 e nel 1968, ma collocati verso la fine del mese: rispettivamente il 30 e il 28 novembre nella serie ERA5. Una possibile inversione nei primi giorni di novembre sarebbe quindi particolarmente precoce rispetto agli eventi maggiori riportati in quell’archivio. Questo non basta, però, per definire in anticipo lo scenario «senza precedenti»: occorre aspettare di vedere se il segnale si conferma, con quale intensità e secondo quale serie di dati viene valutato.
Anche le indicazioni dei modelli vanno lette con cautela. Una pagina di monitoraggio basata sull’emissione ECMWF 12Z del 23 ottobre prospettava venti orientali intorno al 6 novembre; un altro monitoraggio, riferito agli scenari GEFS, riportava invece una probabilità nulla di SSW nella propria ultima previsione. La differenza mette in evidenza il punto centrale: il run europeo può mostrare un esito eccezionale, ma gli scenari d’insieme e gli aggiornamenti successivi sono indispensabili per valutarne la credibilità.
Che cosa significa “riscaldamento canadese”
L’espressione Canadian warming indica una particolare configurazione di riscaldamento della stratosfera, spesso associata a una deformazione o a uno spostamento del vortice polare. La classificazione dei riscaldamenti canadesi non è del tutto uniforme nella letteratura scientifica: non sono automaticamente sinonimo di SSW maggiore. Per quest’ultimo resta decisiva l’inversione dei venti secondo il criterio adottato. Un vortice che appare diviso in una mappa, quindi, non basta da solo a certificare un SSW; forma, quota, andamento dei venti e durata del disturbo vanno considerati insieme.
Possibili effetti sul tempo: il passaggio non è automatico
Anche se l’inversione si verificasse, non ne seguirebbe una previsione immediata di gelo o neve per l’Europa o per l’Italia. Un disturbo stratosferico può propagarsi verso il basso e modificare la circolazione della troposfera, ma il trasferimento non è garantito e richiede tempo. Gli effetti, quando si manifestano, possono comparire dopo una o più settimane; inoltre, la posizione dei blocchi atmosferici e il percorso delle masse d’aria fredde determinano quali aree vengano coinvolte.
Una possibile risposta può favorire una corrente a getto più ondulata e aumentare le occasioni per discese fredde in alcune zone dell’emisfero. Ma un SSW non stabilisce da solo dove arriverà il freddo: gli impatti variano da caso a caso e alcuni eventi non producono una risposta marcata al suolo. Le stesse indicazioni del Met Office sottolineano che un riscaldamento maggiore si verifica in circa metà degli inverni e che non sempre porta a un’irruzione fredda intensa nel Regno Unito.
Per ora, dunque, la notizia è il segnale modellistico, non una previsione invernale già scritta. L’ipotesi di un vortice fortemente deformato e di un’inversione anticipata dei venti merita attenzione, soprattutto per la stagione così precoce. Le prossime emissioni dovranno chiarire se ECMWF manterrà lo scenario, se gli ensemble lo sosterranno e se GFS si avvicinerà alla stessa evoluzione. Solo allora sarà possibile capire se si tratterà di un disturbo intenso ma temporaneo o di un riscaldamento stratosferico maggiore capace di influenzare la circolazione nelle settimane successive.


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