Acqua, energia e agricoltura: ENEA guida un progetto da 1,3 milioni per il riutilizzo delle risorse idriche

Finanziato dal MASE nell’ambito della Ricerca di Sistema Elettrico 2025-2027, il progetto coinvolge il Politecnico di Torino e le Università di Bologna e Ferrara

Recuperare e riutilizzare le risorse idriche non convenzionali, dalle acque reflue depurate a quelle meteoriche, per rafforzare la sicurezza idrica ed energetica e sostenere le attività agroindustriali, soprattutto nei territori più esposti alla scarsità d’acqua. È questo l’obiettivo del progetto “Risorsa Idrica e Sistema Energetico”, finanziato con 1,3 milioni di euro dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), nell’ambito del Piano Triennale della Ricerca di Sistema Elettrico 2025-2027.

L’iniziativa, coordinata da ENEA, vede la partecipazione del Politecnico di Torino e delle Università di Bologna e Ferrara e punta a valorizzare le interconnessioni tra acqua, energia e produzione alimentare, secondo un approccio integrato che considera le risorse idriche non soltanto come un elemento da tutelare, ma anche come una risorsa da recuperare e reimpiegare in diversi comparti produttivi. Il progetto è entrato nel vivo nel 2025 e, nei primi 18 mesi di attività, ha già completato tre linee di ricerca. “Il nostro lavoro è partito nel 2025 e nei primi 18 mesi abbiamo completato tre linee di ricerca”, spiega il referente ENEA dell’attività, Luigi Petta, responsabile del Laboratorio Tecnologie per la gestione circolare di acqua e reflui.

Una mappatura delle risorse idriche e dei consumi

La prima linea di ricerca ha riguardato la costruzione di un quadro conoscitivo integrato della disponibilità d’acqua a livello territoriale e dei consumi idrici ed energetici nei settori energetico, della depurazione e dell’agricoltura. Il lavoro è stato realizzato attraverso l’analisi e l’armonizzazione di banche dati georeferenziate, con l’obiettivo di individuare le potenzialità di recupero e riutilizzo delle risorse disponibili.

“In questa fase è stato valutato il potenziale di riutilizzo delle acque reflue depurate su scala nazionale ed è stato individuato un caso studio per l’analisi dei bilanci idrici ed energetici rappresentativi del settore agroindustriale”, prosegue Petta. L’analisi costituisce la base per individuare possibili soluzioni in grado di ridurre la pressione sulle risorse idriche convenzionali e migliorare l’efficienza nell’impiego di acqua ed energia lungo le filiere produttive.

Ventotene laboratorio per la resilienza delle isole minori

La seconda linea di ricerca si è concentrata sulle isole minori, territori particolarmente vulnerabili alla disponibilità limitata di risorse idriche e alle difficoltà di approvvigionamento. In questo ambito è stata sviluppata una metodologia replicabile per rafforzare la resilienza idrica ed energetica attraverso il recupero delle acque meteoriche e il riutilizzo dei reflui depurati. Il modello segue l’approccio WEF (Water-Energy-Food Nexus), che analizza le relazioni tra acqua, energia e produzione alimentare, promuovendo soluzioni capaci di generare benefici simultanei nei tre settori. “Questo metodo è stato applicato al caso studio di Ventotene, che ha evidenziato i potenziali benefici per acqua ed energia connessi all’impiego di fonti idriche non convenzionali. Nelle fasi successive sono previste vere e proprie attività sperimentali in campo”, prosegue Petta.

Lo studio condotto sull’isola ha individuato diverse possibilità di intervento: dalla messa a sistema e rifunzionalizzazione delle cisterne storiche presenti nel centro abitato, utilizzate per raccogliere e conservare l’acqua piovana, alla realizzazione di sistemi decentralizzati per la raccolta delle risorse idriche destinate all’irrigazione. A queste soluzioni si aggiunge la possibilità di valorizzare il riutilizzo delle acque reflue depurate. L’obiettivo è sviluppare un modello di gestione più autonomo e sostenibile, capace di ridurre la dipendenza dalle fonti tradizionali e rispondere alle esigenze specifiche delle piccole isole.

Dai reflui all’idrogeno: attenzione anche ai contaminanti

La terza linea di ricerca ha approfondito i possibili impieghi delle acque reflue depurate, considerando anche applicazioni in ambito energetico, come la produzione di idrogeno. Parallelamente, è stato elaborato un quadro conoscitivo sulla presenza di microinquinanti emergenti e microplastiche nelle acque reflue destinate al riutilizzo.

Un aspetto centrale, perché l’estensione delle possibilità di impiego delle acque recuperate richiede anche garanzie sulla qualità e sulla sicurezza delle risorse idriche. Per questo motivo, il lavoro ha previsto l’individuazione delle sostanze da monitorare, delle metodologie di analisi e delle tecnologie di trattamento più adatte a ridurre la presenza degli inquinanti. “Abbiamo individuato contaminanti target, metodiche di monitoraggio, indicatori eco-tossicologici e tecnologie avanzate di trattamento. Allo stesso tempo abbiamo pianificato prove sperimentali che ci permetteranno di valutare l’efficienza della rimozione degli inquinanti”, conclude Petta. Le attività sperimentali previste nelle prossime fasi consentiranno di verificare sul campo l’efficacia delle tecnologie individuate e di approfondire le condizioni necessarie per un riutilizzo sicuro delle acque depurate.

Il progetto ENEA punta così a mettere a disposizione strumenti conoscitivi e soluzioni tecnologiche per una gestione circolare della risorsa idrica, con particolare attenzione ai territori più fragili. Un percorso che unisce ricerca, innovazione e sostenibilità e che mira a trasformare acque meteoriche e reflui depurati in risorse strategiche per l’agricoltura, l’industria e il sistema energetico.