L’assetto barico sul continente europeo ha subito un ribaltamento radicale e drammatico. Una massiccia irruzione fredda dalla Russia si è riversata a tutta velocità verso il bacino centrale del Mediterraneo, spalancando la porta a una configurazione meteorologica dai connotati tipicamente invernali. Stiamo vivendo una vera e propria ondata di Burian fuori stagione: l’ingresso delle correnti gelide nord-orientali dalla porta della Bora e attraverso le valli dell’alto Adriatico ha innescato un violento contrasto termico con le acque superficiali del nostro mare, ancora tiepide dopo i mesi autunnali. Questa convergenza esplosiva tra masse d’aria polare-continentale, pesanti e asciutte, e l’aria caldo-umida mediterranea ha generato un fronte perturbato estremamente severo, caratterizzato da nubifragi persistenti, mareggiate poderose e un collasso repentino dei geopotenziali in quota.
L’Italia si trova catapultata di colpo in un clima rigido, con una diminuzione verticale delle temperature che nel giro di pochissime ore ha azzerato l’autunno mite per proiettare l’intero Paese in uno scenario meteorologico estremo, in grado di innescare fenomenologie turbolente su vasta scala. Quella in corso è una notte da lupi, e l’allerta meteo per lunedì 2 novembre preoccupa ancora di più.
Termometri in picchiata da nord a sud: valori da pieno inverno e gelo in arrivo
I rilevamenti termici registrati alle 22:00 di questa serata di domenica 1 novembre certificano la portata storica del crollo termico in corso, con valori che normalmente si osservano nel cuore dell’inverno e non certo all’inizio del mese di novembre. È fondamentale rimarcare come questi numeri non rappresentino le minime della notte, solitamente registrate all’alba per irraggiamento, ma siano temperature rilevate a inizio serata. In Pianura Padana l’aria fredda ha già conquistato il territorio: si registrano appena +5°C a Cremona e +6°C a Mantova, mentre sul quadrante occidentale la colonnina di mercurio segna +5°C tra Torino e Asti e in tantissime località del basso Piemonte. Spostandosi lungo la via Emilia, si toccano +6°C a Modena e Reggio Emilia e non si va oltre i +7°C a Parma e Ferrara, complice l’afflusso continuo di venti freddi nei bassi strati. La caduta termica è impressionante anche sulle regioni centrali: spiccano i +7°C di Arezzo e i clamorosi +6°C registrati sia a Perugia sia a Siena, numeri eccezionalmente bassi per questo periodo. La morsa dell’inverno anticipato stringe anche il Lazio, con +5°C rilevati a Viterbo e appena +9°C nel centro di Roma. Sul versante adriatico la temperatura è sprofondata a +8°C ad Ancona e a +7°C a Pescara. Scendendo verso il meridione, l’anomalia termica si fa sentire in modo tangibile con +11°C a Napoli, +12°C a Bari, e un clima pungente anche in Calabria con +11°C a Cosenza, +10°C a Catanzaro e +13°C a Crotone. Sorprendente è il quadro che emerge dalla Sardegna: la stazione di Sassari segna appena +8°C, Oristano si attesta sui +10°C, Olbia segna +11°C e perfino il capoluogo Cagliari è sceso rapidamente a +12°C. In Abruzzo e Molise la situazione è straordinaria: si evidenziano i +5°C de L’Aquila, i +5°C di Campobasso e i +7°C della fascia costiera abruzzese.
Questo sensibile abbassamento serale è tuttavia solo il preludio a una nottata glaciale. Le proiezioni termiche indicano infatti che domattina, lunedì 2 novembre, le temperature minime scenderanno abbondantemente sottozero un po’ in tutta la Pianura Padana. Al risveglio avremo valori diffusamente a -2°C e -3°C soprattutto in Piemonte e Lombardia, trasformando l’alba in uno scenario proprio come in pieno inverno, con estese e insidiosissime gelate pronte a imbiancare le campagne di tutto il bacino padano.
Venti ciclonici e bora devastante: raffiche a oltre 100 km/h e coste sferzate
Oltre allo shock termico, a rendere l’atmosfera tempestosa e severa sono i forti venti di bora che spirano con una violenza inaudita. Raffiche furiose hanno già superato la soglia dei 100 km/h sui settori dell’alto Adriatico e su gran parte della Romagna, determinando condizioni estreme e una ventilazione devastante tra il ferrarese, il ravennate e l’hinterland di Bologna. I rami spezzati e i disagi alla viabilità testimoniano la furia dell’aria fredda che precipita dai valichi alpini e balcanici per poi scontrarsi con il mare. Il campo di vento burrascoso ha rapidamente valicato l’Appennino, invadendo la Toscana con impeto formidabile, al punto che abbiamo dei picchi di 80 km/h sulla terraferma e valori ancora superiori sull’arcipelago, da Capraia fino a Portoferraio, dove le onde creano serie difficoltà alla navigazione. Questa ventilazione impetuosa si sta allungando in queste ore anche verso la Sardegna e durante la giornata di domani arriverà con prepotenza al sud, trasformandosi in tempesta su tutti i bacini marittimi del meridione e complicando ulteriormente il quadro meteorologico già fortemente instabile.
I dati della pioggia: accumuli torrenziali tra Marche, Toscana ed Emilia-Romagna
L’urto frontale tra la depressione russa e l’aria mediterranea ha scatenato precipitazioni di un’intensità rara, riversando sul suolo quantitativi d’acqua straordinari in poche ore. Le piogge torrenziali stanno bersagliando in particolare l’Emilia Romagna, la Toscana e soprattutto le Marche, mandando in crisi i reticoli idrografici e allagando i terreni agricoli. Per comprendere la reale gravità della situazione basta analizzare i dati pluviometrici, che fotografano una fase di maltempo estremo.
Nel dettaglio, spiccano in modo preoccupante gli 83mm di pioggia caduti senza sosta a Falconara Marittima, vicinissimo ad Ancona. Numeri impressionanti si registrano anche a Senigallia con 60mm di accumulo, e nell’entroterra tra pesarese e anconetano con 53mm a Cesano nel comune di Mondavio, 50mm a Fossombrone e 46mm nel capoluogo ad Ancona. Nel cuore delle colline marchigiane la perturbazione ha scaricato 42mm a Mergo, 24mm tra Porto San Giorgio e Porto Sant’Elpidio, ben 23mm a Macerata e 17mm registrati a San Severino Marche. L’onda perturbata ha colpito in maniera severa anche il versante toscano, risalendo i crinali appenninici e scendendo nelle conche interne: si contano 26mm a Vallucciole, nel territorio montano di Pratovecchio Stia, piogge diffuse e abbondanti in tutto il Mugello, 15mm misurati ad Arezzo, 11mm a Bibbiena e 7mm nel cuore del tessuto urbano di Firenze. Tutti questi volumi di precipitazione hanno saturato la tenuta idrogeologica delle vallate, innalzando bruscamente il livello dei torrenti locali.
Neve eccezionale sull’Appennino: quote collinari sommerse e paesaggi da giorni della merla
La combinazione tra i diffusi rovesci e il tracollo dei termometri ha mutato le precipitazioni in neve a bassa quota rispetto a questo periodo dell’anno, dando vita a una fenomenologia bianca anticipata lungo buona parte della dorsale appenninica. Le precipitazioni risultano infatti nevose in molte zone collinari e l’Appennino si ritrova letteralmente sommerso da una nevicata eccezionale che sta scaricando enormi quantità di manto candido oltre i 1.000 metri di quota. In numerose località dell’entroterra la neve è scesa di prepotenza fino a 800 e 900 metri di altitudine, confermando ampiamente le dinamiche delineate nelle precedenti allerte di MeteoWeb, che avevano previsto questo colpo di coda glaciale nonostante il radicato scetticismo di gran parte dell’opinione pubblica.
Stiamo vivendo un 1 novembre con i connotati crudi e spietati dei giorni della merla, come se sul calendario segnasse il 31 di gennaio. La dama bianca ha spazzato via in poche ore i paesaggi tipicamente autunnali della montagna del centro Italia, che solitamente in questo periodo dell’anno si animano per le raccolte di castagne, le escursioni per i funghi e le storiche sagre di paese. Adesso, al posto del fogliame variopinto, c’è la neve, e gli spessori sono tali che su molti versanti si potrebbe tranquillamente sciare. In Abruzzo e in Molise la situazione è ugualmente impressionante: sta nevicando in maniera copiosa e le bufere si abbattono persino alle altitudini inferiori, sospinte da un respiro artico che congela la pioggia ancor prima di toccare il suolo.
La genesi del mega ciclone sul Tirreno: allerta alluvione e rischio tornado al sud tra lunedì e martedì
Mentre il centro-nord fronteggia le rigide conseguenze termiche di questa ondata, il peggioramento sta spostando il suo baricentro verso il Mezzogiorno: in serata si registrano rovesci fortissimi a Napoli e piove dirottamente in ampie zone di Calabria e Sicilia. Lo scenario atteso per le prossime ore è estremamente allarmante, tanto che è stata diramata e ampiamente confermata l’allerta meteo di massimo livello per la giornata di domani, lunedì 2 novembre. Nella notte l’aria fredda si tufferà con violenza sul mar Tirreno; qui, alimentato dagli esplosivi contrasti termici con la calda superficie marina, si svilupperà un vero e proprio mega ciclone, che in mattinata diventerà impetuoso tra la Sicilia e la Calabria e risalirà in serata puntando dritto verso lo Jonio.
Questo sistema depressionario causerà piogge alluvionali diffuse su tutte le regioni meridionali, trasformandosi in una bomba d’acqua inesauribile soprattutto in Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania e Calabria. Attenzione massima al forte vento di domani e all’aria fredda in scorrimento, parametri ideali che potranno innescare supercelle temporalesche e favorire la comparsa di tornado sulla costa siciliana tra Trapani e Palermo, ma anche nella zona ionica, attraversando lo Stretto di Messina, l’area di Catania e insistendo minacciosamente sul Golfo di Taranto.
Tra il pomeriggio e la sera di lunedì, le regioni più colpite ed esposte a questa furia saranno Puglia, Molise, Basilicata e Campania. È proprio in Puglia che si temono le ripercussioni idrogeologiche più pesanti. Vista l’imminenza di inondazioni, come preventivato su Meteo.it, moltissime amministrazioni hanno optato per la preventiva chiusura delle scuole scavalcando il calendario scolastico regionale: provvedimenti drastici sono stati adottati a Lecce, Brindisi, Barletta, Trani, San Severo e in molti altri comuni pugliesi per tutelare l’incolumità cittadina. Il ciclone raggiungerà la massima intensità martedì 3 novembre risalendo il Salento e condannando di fatto Puglia, Basilicata, Molise, Campania e Abruzzo al rischio concreto di una vera e propria, pesante alluvione. Una violenta ondata di maltempo che, vista l’entità dei fenomeni attesi, continua a destare la massima apprensione.
Tutti i dettagli dal video con l’ultimo bollettino meteo completo dal Canale YouTube di MeteoWeb:
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