La transizione ecologica si conferma uno dei principali motori del mercato del lavoro italiano, con quasi due milioni di assunzioni programmate nel 2025. Ma dietro la crescita dell’occupazione verde emerge un problema sempre più evidente: le imprese cercano lavoratori specializzati e, in oltre la metà dei casi, non riescono a trovarli. Una difficoltà che riguarda soprattutto le professioni tecniche e artigianali, dove la richiesta di competenze legate al risparmio energetico, alle energie rinnovabili e alle nuove tecnologie supera la disponibilità di personale qualificato. Secondo i dati del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2025 le imprese italiane hanno programmato 1.950.210 entrate di Green Jobs, pari al 33,6% delle assunzioni complessive. In sostanza, una posizione lavorativa su tre rientra nell’ambito delle professioni verdi. Nel 2024 le entrate programmate erano state 1.891.990, corrispondenti al 33,3% del totale. I numeri, diffusi in occasione del Tavolo nazionale sui Green Jobs a Ecomondo 2026, delineano un mercato occupazionale in espansione, ma caratterizzato da un crescente divario geografico e formativo tra le esigenze delle aziende e le competenze disponibili. Il 53,4% delle posizioni green risulta infatti difficile da coprire, contro il 43,7% delle professioni non green.
Green Jobs in Italia, quasi due milioni di assunzioni e imprese sempre più orientate alla sostenibilità
La crescita dell’occupazione verde si accompagna a un coinvolgimento sempre più consistente del sistema produttivo italiano. Nel 2025 il 57,2% delle imprese ha investito sulle competenze ecologiche, una scelta che assume un peso significativo anche sul mercato del lavoro. Le aziende impegnate in questi investimenti generano infatti il 74,9% dei contratti di lavoro complessivi a livello nazionale, una quota superiore al 73,3% registrato nel 2024. La sostenibilità ambientale assume così una dimensione industriale e occupazionale che coinvolge una parte rilevante dell’economia italiana. Alla crescente richiesta di figure professionali specializzate, tuttavia, non corrisponde un’offerta di lavoratori sufficiente a soddisfare le esigenze produttive. Il confronto con le professioni non green evidenzia la portata del fenomeno: la difficoltà di reperimento dei Green Jobs raggiunge il 53,4%, quasi dieci punti percentuali in più rispetto al 43,7% delle altre professioni.
Le professioni green più richieste: tecnici delle rinnovabili, elettricisti e operai specializzati difficili da trovare
Le maggiori criticità si concentrano nelle professioni che richiedono competenze tecniche e specialistiche. Il gruppo più numeroso è rappresentato da artigiani e operai specializzati, per i quali le imprese hanno programmato 751.900 entrate. Per il 63% di queste posizioni, tuttavia, viene segnalata una difficoltà di reperimento. La situazione diventa particolarmente complessa per i tecnici del risparmio energetico e delle energie rinnovabili, tra i profili più difficili da trovare in assoluto: la quota delle posizioni per le quali le imprese incontrano difficoltà raggiunge il 94,2%. Il problema riguarda anche professioni direttamente coinvolte nella realizzazione e nella manutenzione degli impianti. Per gli idraulici e posatori di tubazioni di gas la difficoltà di reperimento si attesta al 77,3%, mentre per gli elettricisti nelle costruzioni civili raggiunge il 72,1%. Alla base di queste difficoltà, secondo quanto emerge dall’indagine, c’è soprattutto la mancanza di candidati. La richiesta di personale specializzato cresce proprio nei settori nei quali le competenze necessarie risultano più difficili da reperire.
Competenze green richieste in otto assunzioni su dieci: cresce il peso della formazione
La trasformazione del mercato occupazionale non riguarda esclusivamente le professioni classificate come Green Jobs. Le competenze legate alla sostenibilità stanno assumendo un’importanza sempre maggiore anche nell’insieme delle assunzioni programmate dalle imprese. In particolare, l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale è richiesta nel 79,8% delle entrate complessive. Nel 39,6% dei casi queste competenze vengono considerate di grado elevato. Un altro indicatore significativo riguarda la capacità di utilizzare strumenti e soluzioni tecnologiche orientate alla sostenibilità. La gestione di prodotti e tecnologie green è richiesta nel 58,8% delle assunzioni, confermando quanto le conoscenze ambientali siano ormai integrate nelle esigenze operative delle aziende. La domanda di lavoro riflette quindi un’evoluzione che interessa sia le competenze professionali specifiche sia le capacità trasversali richieste al personale.
Transizione ecologica e digitale, le nuove competenze richieste dalle imprese
Accanto alle competenze ambientali cresce il peso della digitalizzazione. Nelle professioni verdi, infatti, le conoscenze ecologiche si affiancano sempre più spesso alla capacità di utilizzare strumenti digitali e tecnologie per l’automazione dei processi. Tra le professioni intellettuali, scientifiche e specialistiche, le competenze digitali di elevata importanza sono richieste nell’88,8% dei casi. La capacità di utilizzare tecnologie digitali per automatizzare i processi produttivi riguarda invece il 46,6% delle posizioni. Anche nelle professioni tecniche il livello di integrazione tra competenze verdi e digitali è significativo. Le conoscenze digitali di elevata importanza sono richieste nel 73,6% dei casi, mentre le tecnologie destinate all’automazione dei processi incidono per il 27%. È il fenomeno definito “Twin Transition”, che descrive la convergenza tra transizione ecologica e trasformazione digitale. Un’evoluzione che interessa anche l’utilizzo di macchinari avanzati, l’intelligenza artificiale applicata ai processi e i sistemi di economia circolare.
Ecomondo 2026, Astolfi: “la transizione ecologica è la spina dorsale della nostra economia”
Il ruolo strutturale della sostenibilità nel mercato del lavoro è stato sottolineato da Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director Green & Technology division di Italian Exhibition Group Spa. “I dati confermano che la transizione ecologica non rappresenta più una tendenza passeggera, ma la vera spina dorsale della nostra economia – dichiara Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director Green & Technology division di Italian Exhibition Group Spa -. Quasi due milioni di assunzioni programmate, pari a un terzo del fabbisogno nazionale, certificano che la sostenibilità è ormai una scelta industriale strutturale. Ad Ecomondo vediamo ogni giorno le tecnologie più avanzate per la circolarità e l’efficienza, dall’ecodesign al recupero degli scarti nei settori chiave del Made in Italy come il tessile. Tuttavia, queste innovazioni rischiano di frenare senza un capitale umano all’altezza. Il nostro impegno come piattaforma fieristica e di confronto è proprio quello di fare da ponte tra le eccellenze industriali, il mondo della formazione e le nuove competenze, aiutando il sistema produttivo a superare quel collo di bottiglia che oggi lascia scoperte oltre la metà delle posizioni aperte”. Il confronto si è svolto nell’ambito del Tavolo nazionale sui Green Jobs, presieduto da Marco Gisotti, direttore di Green Factor e coordinatore del progetto “Green Jobs & Skills” di Ecomondo. All’incontro hanno partecipato Unioncamere, ASviS, Dintec, CNA, CONAI, RUS (Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile), Università di Tor Vergata, AlmaLaurea, Osservatorio per la formazione green di IUL, Confindustria Moda, Federmeccanica, Federchimica-Assobiotec, SFC Confindustria e Sistema ITS Emilia Romagna.
Lavoro green nel settore moda: oltre 22mila assunzioni e difficoltà di reperimento al 55%
Un approfondimento specifico è stato dedicato al comparto del tessile, abbigliamento e calzature, uno dei settori del Made in Italy coinvolti nella trasformazione ambientale dei processi produttivi. Nel comparto le imprese hanno programmato complessivamente 95.270 entrate, delle quali 22.390 riguardano Green Jobs, pari al 23,5% del totale. La difficoltà di reperimento raggiunge il 55%, un valore superiore di otto punti percentuali rispetto alla media dell’economia, indicata al 47%. Tra le aziende tessili che investono nella sostenibilità, l’81,6% concentra i propri interventi sulla riduzione degli scarti e dei consumi, due aspetti centrali nell’evoluzione dei processi industriali del comparto. La trasformazione interessa anche la formazione del personale. Tra le imprese che svolgono attività formative, il 40,6% organizza corsi dedicati alla transizione ecologica, mentre il 40,8% propone percorsi di formazione sulla digitalizzazione.
Sarti, modellisti e tecnici della moda: quali competenze cercano le aziende
Nel settore moda assumono particolare rilievo anche le professioni artigianali tradizionali, chiamate a confrontarsi con le nuove esigenze ambientali e tecnologiche. Per sarti, tagliatori artigianali, modellisti e cappellai sono state programmate 13.370 entrate. In queste professioni le competenze relative al risparmio energetico sono richieste nel 75,6% dei casi, mentre la capacità di gestire tecnologie green riguarda il 57,8% delle posizioni. Anche in questo segmento emerge una difficoltà significativa nel reperimento del personale, che raggiunge il 56,8%. Particolarmente rilevante è il caso dei diplomati ITS Academy del Sistema Moda, un profilo nel quale si registra una forte integrazione tra sostenibilità ambientale e competenze digitali. Su 2.890 entrate programmate, la competenza relativa al risparmio energetico viene richiesta nel 92% dei casi, mentre le competenze digitali sono necessarie nell’81,7%. La difficoltà di reperimento per questi profili raggiunge il 75%, nettamente al di sopra del 57,3% registrato mediamente per i diplomati ITS Academy.
Green Jobs e intelligenza artificiale, Gisotti: “urgente governare la Twin Transition”
Sull’evoluzione delle professioni verdi e sulla necessità di rafforzare i percorsi formativi è intervenuto anche Marco Gisotti, direttore scientifico di Green Factor e coordinatore del progetto “Green Jobs & Skills” di Ecomondo. “Quello che emerge chiaramente è l’urgenza di governare la “Twin Transition”, ovvero l’ibridazione tra competenze ecologiche e innovazione digitale – spiega, infine, Marco Gisotti, Direttore scientifico di Green Factor e Coordinatore del Progetto “Green Jobs & Skills” di Ecomondo -. Un green job oggi non è più soltanto una figura legata alla tutela dell’ambiente in senso tradizionale, ma un professionista in grado di gestire macchinari 4.0, intelligenza artificiale applicata ai processi ed economia circolare. Attraverso il progetto Green Jobs & Skills di Ecomondo abbiamo messo in luce proprio queste nuove figure poliedriche e dare voce alle professioni del futuro, coinvolgendo il mondo della formazione attraverso il partenariato con Unioncamere che ci fornisce i preziosi dati del monitoraggio Excelsior sul mercato del lavoro, la RUS, la Rete delle università per lo sviluppo sostenibile, e Asvis. dimostrando ai giovani che formarsi su queste competenze significa costruirsi una carriera solida, dignitosa e necessaria per il cambiamento del Paese”. Il progetto Green Jobs & Skills coinvolge dunque imprese, università e organizzazioni impegnate nella sostenibilità, con l’obiettivo di valorizzare le nuove figure professionali e favorire l’incontro tra formazione e mercato del lavoro.
Green Jobs Bonus, la proposta per incentivare assunzioni e sostenibilità attraverso il fisco
Accanto all’analisi delle esigenze occupazionali, durante il Tavolo nazionale è stata presentata una proposta di intervento fiscale finalizzata a sostenere l’occupazione verde e gli investimenti delle imprese. Il professor Valerio Ficari dell’Università di Tor Vergata ha illustrato l’ipotesi di introdurre un “Green Jobs Bonus”, uno strumento pensato per incentivare le aziende a migliorare le proprie performance ambientali. La proposta prevede una leva fiscale rivolta non soltanto agli investimenti materiali, ma anche alle assunzioni e alla valorizzazione delle competenze professionali legate alla sostenibilità. Uno degli aspetti riguarda il trattamento fiscale dei premi di produttività. L’attuale imposta sostitutiva Irpef del 5% prende in considerazione parametri relativi all’efficienza e all’innovazione, ma non contempla espressamente gli obiettivi di sostenibilità ambientale e transizione ecologica. Secondo la proposta illustrata da Ficari, questi obiettivi potrebbero essere integrati anche attraverso un decreto ministeriale che definisca i criteri e le misure ammissibili all’agevolazione. Un ulteriore intervento riguarderebbe la revisione dei limiti reddituali di accesso ai benefici fiscali, per evitare disparità di trattamento tra lavoratori che contribuiscono al raggiungimento degli stessi risultati ambientali. Il Green Jobs Bonus potrebbe comprendere anche voucher aziendali utilizzabili presso operatori sostenibili, con l’obiettivo di incentivare la domanda di beni caratterizzati da un basso impatto ambientale.
Green Jobs & Skills, premiati a Ecomondo i progetti delle scuole sull’economia circolare
Il Tavolo nazionale si è concluso con la premiazione degli istituti superiori vincitori del concorso “GREEN JOBS & SKILLS – STORIE DI ALTERNANZA: BEST FUTURE VISION”, promosso da Unioncamere ed Ecomondo. L’iniziativa è rivolta alle scuole che hanno realizzato video per raccontare i migliori progetti di PCTO dedicati all’economia circolare, valorizzando le esperienze formative legate alla sostenibilità e alle nuove professioni. Il primo premio è stato assegnato all’Istituto Tecnico Economico Vittorio Bachelet di Ferrara. Il secondo posto è andato all’Istituto di Istruzione Superiore E. Fermi – G. Filangieri di Latina. Sempre al secondo posto, ex aequo, si sono classificati il Liceo “Chiabrera-Martini” di Savona e l’Istituto Tecnico Economico “Carlo Matteucci” di Forlì. Le menzioni speciali sono state attribuite all’Istituto Tecnico Economico “Carlo Matteucci” di Forlì, all’Istituto Tecnico “Grazia Deledda” di Lecce e all’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Ferraris-De Marco-Valzani di Brindisi. La premiazione ha dato spazio alle esperienze scolastiche dedicate all’economia circolare, in un confronto che ha coinvolto il mondo della formazione, le imprese e le organizzazioni impegnate nello sviluppo delle competenze ecologiche e digitali.


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