Blue Origin, il razzo New Glenn diventa ancora più potente: svelato il 3° stadio per le missioni lunari

Blue Origin annuncia il nuovo stadio GS3 e il rivoluzionario motore Northstar

Il razzo di Blue Origin è destinato a diventare ancora più imponente e versatile. L’azienda aerospaziale fondata da Jeff Bezos ha annunciato ufficialmente lo sviluppo di un terzo stadio per il suo lanciatore pesante New Glenn, una mossa strategica che renderà il veicolo molto più flessibile e capace di affrontare sfide inedite. Dopo un periodo segnato da alcuni imprevisti tecnici, l’obiettivo è chiaro: competere ai massimi livelli per la conquista dello Spazio e per le future missioni verso la Luna. Le novità non si fermano all’architettura del veicolo, perché gli ingegneri hanno lavorato duramente anche a un innovativo propulsore prmo stadio.

Il nuovo stadio GS3 e l’esplorazione lunare

La grande novità presentata da Blue Origin si chiama GS3, un modulo aggiuntivo che “migliora le capacità di New Glenn“, come dichiarato dall’azienda. I vertici hanno spiegato chiaramente il potenziale di questo aggiornamento, affermando che “il terzo stadio consente il dispiegamento diretto di costellazioni di satelliti in GEO (orbita geostazionaria) e supporta missioni scientifiche e di esplorazione con carichi pesanti verso la Luna e lo Spazio profondo“. Durante i recenti lavori di riparazione della rampa di lancio, gli ingegneri hanno portato avanti in segreto lo sviluppo del GS3, che sarà alimentato da 1 motore BE-7, lo stesso progettato per il veicolo Blue Moon scelto dalla NASA per il programma Artemis.

Sebbene le missioni di allunaggio di Blue Moon non richiederanno necessariamente il lancio su razzi New Glenn dotati di GS3, l’azienda ha precisato che il terzo stadio “può supportare operazioni prolungate attorno alla Luna“. Il vantaggio strategico è notevole, poiché “consegnando una massa di carico utile significativa direttamente all’iniezione translunare (TLI), il GS3 consente tempi di transito più rapidi preservando il propellente per le operazioni in orbita“. C’è già una forte domanda per questi servizi: un cliente governativo ha infatti prenotato una missione nello Spazio cislunare proprio con il GS3, con lancio previsto per il 2028.

Le configurazioni di New Glenn e gli ostacoli superati

Al momento, New Glenn è un veicolo a 2 stadi alto 98 metri, capace di trasportare 13 tonnellate verso l’orbita di trasferimento geostazionaria e 45 tonnellate in bassa orbita terrestre. Questa versione standard, nota come 7×2, utilizza 7 motori BE-4 per il primo stadio e 2 motori BE-3U per il 2° stadio. È già in fase di sviluppo una variante super-pesante chiamata 9×4, che raggiungerà i 122 metri di altezza con 9 propulsori di primo stadio e 4 di livello superiore, in grado di portare 14 tonnellate in orbita di trasferimento geostazionaria e ben 70 tonnellate in orbita bassa.

Fino a oggi il veicolo ha volato 3 volte, debuttando nel gennaio 2025, per poi essere lanciato a novembre 2025 e il 19 aprile di quest’anno. Proprio il 3° volo ha registrato dei problemi, rilasciando il satellite per comunicazioni BlueBird 7 nell’orbita sbagliata, causandone la perdita. A fine maggio un altro incidente ha visto esplodere il razzo sulla rampa della Cape Canaveral Space Force Station in Florida durante un test di routine. L’azienda sta ultimando i lavori per preparare il 4° volo, atteso entro la fine dell’anno.

Northstar rivoluziona la propulsione

Le sorprese non riguardano soltanto l’orbita alta. Blue Origin ha svelato di essere al lavoro su un nuovo propulsore per il primo stadio chiamato Northstar. Come il suo predecessore BE-4, brucia una combinazione di ossigeno liquido e metano liquido, ma vanta una potenza decisamente superiore e una complessità ridotta. I dati forniti dall’azienda parlano chiaro, spiegando che “rispetto al motore BE-4, Northstar riduce la massa del 30% e il numero di parti del 50%, aumentando al contempo la spinta da 640mila a 715mila libbre-forza“.

L’ottimizzazione riguarda anche i processi industriali, con Blue Origin che sottolinea come “i progressi nella produzione hanno inoltre accorciato significativamente i tempi di realizzazione, consentendo l’assemblaggio in meno di 1 giorno“. Passato dall’approvazione del programma ai test di sviluppo in soli 11 mesi, il Northstar rappresenta una vera rivoluzione per il settore, anche se l’azienda non ha ancora comunicato la data del suo primo volo ufficiale verso lo Spazio.