Il Brasile rafforza il controllo sull’Atlantico del Sud per proteggere le proprie risorse naturali e individuare le imbarcazioni impegnate in attività sospette. La Marina militare brasiliana ha inaugurato il 3 novembre, a Rio de Janeiro, il Centro internazionale di fusione delle informazioni (Ifc Atlantico Sud), una struttura destinata alla sorveglianza di un’area oceanica di circa 40,3 milioni di chilometri quadrati. Al centro dell’iniziativa ci sono la sicurezza marittima, il contrasto alle attività illegali e la tutela delle risorse custodite nei fondali, tra cui petrolio, gas e minerali critici. Il nuovo centro opererà attraverso l’integrazione e l’analisi di informazioni provenienti da istituzioni brasiliane e straniere, con l’obiettivo di riconoscere comportamenti anomali delle navi, individuare eventuali operazioni non autorizzate e rafforzare la capacità di monitoraggio delle attività nell’oceano. Il sistema si baserà sulla collaborazione tra marine militari straniere, guardie costiere, enti governativi e imprese, coinvolti nello scambio di dati e informazioni strategiche.
Un sistema internazionale per individuare navi sospette e attività illegali
La principale funzione dell’Ifc Atlantico Sud sarà quella di incrociare dati raccolti da soggetti differenti per costruire un quadro informativo delle attività marittime. L’analisi congiunta consentirà di individuare movimenti sospetti delle imbarcazioni, possibili attività illegali e iniziative di ricerca condotte senza le necessarie autorizzazioni. La struttura produrrà inoltre documenti informativi destinati alle istituzioni e ai soggetti coinvolti nella cooperazione internazionale. A illustrarne le attività è stato il primo direttore del centro, il contrammiraglio Luciano Calixto de Almeida Junior, che ha dichiarato: “il centro produrra’ bollettini periodici, rapporti e analisi sull’ambiente marittimo dell’Atlantico del Sud, da condividere con i partner strategici nazionali e internazionali”. La condivisione delle informazioni rappresenta quindi uno degli elementi centrali del progetto brasiliano, che punta a mettere in collegamento le capacità di osservazione e analisi di diversi operatori impegnati nella sicurezza dell’Atlantico meridionale.
L’Amazzonia blu e i 5,7 milioni di chilometri quadrati sotto i diritti del Brasile
Secondo quanto riferisce l’emittente Cnn Brasil, la zona di interesse del nuovo centro comprende circa 40,3 milioni di chilometri quadrati di oceano. All’interno di questa vasta area si trovano i 5,7 milioni di chilometri quadrati della cosiddetta Amazzonia blu, lo spazio marittimo sul quale il Brasile esercita i propri diritti. La tutela di questa estensione oceanica assume particolare importanza per la presenza di risorse energetiche e minerarie nei fondali. La sorveglianza delle attività navali e delle operazioni di ricerca costituisce pertanto un elemento della strategia di protezione degli interessi brasiliani nell’Atlantico del Sud. Il progetto coinvolge anche la dimensione internazionale della sicurezza marittima. A ottobre, infatti, la Marina brasiliana ha sottoscritto un memorandum d’intesa con Eucrimario, il programma dell’Unione europea dedicato alla sicurezza marittima, finalizzato allo scambio di informazioni.
Elevazione del Rio Grande, il fondale strategico ricco di cobalto, nichel, platino e terre rare
Tra le aree più sensibili per gli interessi del Brasile figura l’Elevazione del Rio Grande, una formazione sottomarina situata a circa 1.200 chilometri dalla costa brasiliana. L’area ha assunto un’importanza strategica per la presenza di giacimenti di cobalto, nichel, platino e terre rare, risorse che rendono particolarmente rilevante il controllo delle attività di esplorazione dei fondali. Proprio l’Elevazione del Rio Grande rappresenta uno dei casi più significativi delle problematiche che il nuovo sistema di sorveglianza intende affrontare. Le operazioni di ricerca in questa zona hanno già provocato interventi della Marina brasiliana nei confronti di imbarcazioni straniere impegnate nello studio delle risorse sottomarine.
La nave da ricerca tedesca fermata nel 2023 dalla Marina brasiliana
Un precedente risale al 2023, quando una fregata della Marina militare brasiliana fermò nell’area dell’Elevazione del Rio Grande una nave da ricerca tedesca che intendeva effettuare prelievi di campioni del fondale marino senza autorizzazione. L’episodio evidenzia la rilevanza delle attività di controllo sulle spedizioni scientifiche e sulle operazioni di esplorazione condotte in aree oceaniche caratterizzate dalla presenza di risorse minerarie. La capacità di individuare tempestivamente le imbarcazioni e verificarne le attività rientra tra gli obiettivi assegnati al nuovo centro internazionale di Rio de Janeiro.
Il Brasile si rivolge all’ONU per il riconoscimento dei diritti sulle risorse sottomarine
La questione dell’Elevazione del Rio Grande interessa anche il piano giuridico internazionale. Il Brasile ha presentato alle Nazioni Unite una richiesta per includere questa formazione sottomarina nella propria piattaforma continentale, con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento dei diritti sulle risorse presenti nell’area. La richiesta all’ONU si inserisce nell’interesse brasiliano per la tutela e la gestione delle ricchezze naturali dei fondali oceanici, in particolare dei giacimenti di minerali critici individuati a grande distanza dalla costa. Con l’attivazione dell’Ifc Atlantico Sud, la Marina brasiliana affianca a questa iniziativa un sistema di cooperazione e analisi delle informazioni marittime, destinato a monitorare un’ampia porzione dell’oceano e a individuare navi sospette, attività illegali e ricerche non autorizzate nelle zone di interesse strategico.


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