Il nuovo bollettino climatico pubblicato dal Copernicus Climate Change Service, realizzato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, delinea un quadro analitico preciso per l’anno in corso. Secondo i modelli statistici elaborati dai ricercatori, il 2026 ha una probabilità superiore al 99% di chiudersi come il 2° anno solare con le temperature più elevate, posizionandosi subito dietro al 2024. Le proiezioni indicano che la temperatura media globale oltrepasserà di almeno 1,5°C i livelli preindustriali. Questo dato si inserisce in un contesto globale caratterizzato da ampie anomalie termiche, che hanno reso l’ottobre appena trascorso il più caldo mai registrato a livello mondiale, con una temperatura media dell’aria in superficie pari a 15,35°C. Si tratta del 3° mese consecutivo in cui i valori superano la soglia di 1,5°C rispetto al periodo di riferimento compreso tra il 1850 e il 1900.
L’andamento delle temperature in Europa e nel resto del mondo
In Europa ottobre 2026 si è classificato come il 2° più caldo all’interno dei dataset storici, con una media di 11,08°C, superato esclusivamente dai valori del 2022. Le condizioni termiche più elevate della norma si sono concentrate soprattutto nel Nord della penisola scandinava e nell’Est dell’Europa, con picchi che hanno toccato i 6°C sopra le medie stagionali in Ucraina. Al contrario, un’ampia fascia geografica che comprende il Sud Italia, i Balcani, la Grecia e l’Ovest della Turchia ha registrato temperature inferiori alla norma, scendendo fino a 2°C sotto la media. A livello globale, le differenze più marcate sono state rilevate nell’Ovest dell’Antartide, dove le temperature hanno superato i valori di riferimento di 7°C, con punte locali fino a 11°C. Queste dinamiche sono state favorite da un sistema di alta pressione che ha spinto masse d’aria marina verso le coste. Anche vaste aree della Siberia, del Nord del Canada e del Medio Oriente hanno riportato valori superiori alla norma.
L’impatto di El Niño sulle acque superficiali oceaniche
Un fattore di grande influenza per le attuali dinamiche atmosferiche è il continuo rafforzamento del fenomeno El Niño nel Pacifico tropicale. Le temperature superficiali marine hanno raggiunto nuovi massimi, con l’oceano extra-polare che ha registrato una media di 20,95°C a ottobre, segnando il 4° mese consecutivo di record per il rispettivo periodo dell’anno. Nella regione equatoriale impiegata per il monitoraggio del fenomeno, le anomalie hanno superato i 3°C, spingendo la media mensile a 29,94°C e battendo i picchi massimi osservati durante i forti eventi del 1982, del 1998 e del 2016. Le acque insolitamente calde hanno interessato anche il Nord dell’Oceano Indiano, il Sud dell’Atlantico e il bacino Centro-Ovest del Mediterraneo. I modelli, basati sui dati storici raccolti tra il 1979 e il 2025, indicano che questa sinergia tra fattori oceanici e atmosferici stabilizzerà il 2026 nelle primissime posizioni delle serie storiche, definendo in modo misurabile l’attuale andamento climatico.












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