Un nuovo impegno internazionale per fermare la perdita di biodiversità, ma con un problema ancora irrisolto: i finanziamenti necessari per trasformare gli obiettivi in risultati concreti. Si è conclusa con un accordo la COP17 sulla biodiversità, la conferenza delle Nazioni Unite ospitata per 2 settimane a Yerevan, in Armenia, durante la quale i governi hanno concordato di accelerare le politiche di protezione degli ecosistemi e di rafforzare gli interventi da realizzare entro il 2030. L’intesa, denominata Yerevan Pathway, arriva al termine di negoziati particolarmente complessi, proseguiti anche durante la notte. Il documento definisce nuove priorità per intensificare gli sforzi internazionali, intervenendo soprattutto sulla riduzione dei sussidi dannosi per l’ambiente, sull’aumento delle risorse destinate ai Paesi in via di sviluppo e sull’allineamento della spesa pubblica nazionale agli obiettivi di tutela della biodiversità.
Biodiversità, obiettivi 2030 ancora lontani
Uno dei risultati più importanti della COP17 è stato il primo bilancio globale sull’attuazione del Quadro globale per la biodiversità, approvato a Montreal 4 anni fa. La valutazione ha evidenziato alcuni progressi, ma anche un ritardo significativo rispetto agli impegni assunti dalla comunità internazionale. Quasi il 90% dei Paesi aderenti alla Convenzione sulla diversità biologica ha definito obiettivi nazionali, ma meno della metà delle strategie esaminate risulta effettivamente in linea con i traguardi previsti.
Il programma di Montreal stabilisce obiettivi ambiziosi per il 2030: proteggere almeno il 30% delle terre emerse, delle acque interne e degli ambienti marini e costieri, ripristinare il 30% degli ecosistemi degradati e riformare gli incentivi economici che favoriscono attività dannose per la natura. A questi impegni si aggiunge la mobilitazione di 200 miliardi di dollari all’anno per finanziare la conservazione della biodiversità. Un traguardo che, alla luce delle difficoltà emerse durante la conferenza, appare ancora particolarmente impegnativo.
Il nodo dei finanziamenti resta irrisolto
È proprio la disponibilità di risorse economiche a rappresentare uno dei principali ostacoli all’attuazione degli accordi. Durante la COP17 sono stati annunciati oltre 1,8 miliardi di dollari provenienti da governi, fondazioni filantropiche e investitori. Una cifra importante, ma ancora lontana dalle necessità finanziarie complessive indicate dal quadro internazionale. I delegati hanno concordato di accelerare il percorso verso la riduzione di almeno 500 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 dei sussidi e degli incentivi considerati dannosi per la biodiversità.
Sul fronte dei finanziamenti, è stata inoltre prevista una revisione degli attuali strumenti di sostegno, insieme alla definizione di criteri per un futuro meccanismo finanziario permanente. L’accordo contempla anche la possibilità di ampliare volontariamente il numero dei Paesi e dei soggetti chiamati a contribuire. Nonostante questi passi avanti, le risorse disponibili e la velocità degli interventi continuano a destare preoccupazione. Senza un sostegno economico adeguato, soprattutto per le nazioni con minori capacità finanziarie, il rischio è che gli impegni internazionali rimangano difficili da realizzare.
Dalla COP17 alla COP18: la sfida passa all’attuazione
La conferenza di Yerevan si è svolta in un contesto internazionale complesso, segnato da tensioni politiche e da crescenti difficoltà nella cooperazione multilaterale. Il risultato raggiunto rappresenta comunque un passo avanti nella costruzione di una strategia condivisa per affrontare la crisi della biodiversità. La vera misura del successo, tuttavia, sarà la capacità dei governi di tradurre le decisioni in politiche concrete prima del prossimo appuntamento internazionale. La COP18 si terrà nel 2028 a Quito, capitale dell’Ecuador, e dovrà fare i conti con i risultati effettivamente ottenuti nel frattempo.
Il tempo a disposizione per centrare gli obiettivi del 2030 si riduce e il primo bilancio globale ha già mostrato quanto sia necessario correggere la rotta. La COP17 ha definito un percorso più ambizioso, ma la partita decisiva resta quella delle risorse, della volontà politica e dell’attuazione degli impegni.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?