Il 3 novembre 1973 la NASA lancia Mariner 10: inizia il viaggio della 1ª sonda diretta verso Mercurio

La sonda americana avrebbe raggiunto Mercurio nel marzo 1974, diventando il primo veicolo spaziale a visitare il pianeta più vicino al Sole e a trasmettere immagini ravvicinate della sua superficie

Il 3 novembre 1973 rappresenta una data significativa nella storia dell’esplorazione spaziale. Quel giorno la NASA, l’agenzia spaziale statunitense, lanciò Mariner 10, una sonda destinata a compiere un’impresa mai riuscita prima: raggiungere Mercurio, il pianeta più interno del Sistema Solare, e studiarlo da vicino. La missione si inseriva nel programma Mariner, una serie di esplorazioni robotiche avviate dagli Stati Uniti negli anni ’60 per conoscere meglio i pianeti del nostro sistema planetario. Dopo le missioni dedicate a Venere e Marte, l’attenzione degli scienziati si concentrava su Mercurio, un mondo ancora in gran parte sconosciuto, difficile da osservare dalla Terra a causa della sua vicinanza al Sole.

Raggiungere questo pianeta non era affatto semplice. Mercurio, infatti, si trova a una distanza media di circa 58 milioni di km dal Sole e viaggia intorno alla nostra stella a una velocità molto elevata. Una sonda diretta verso di esso deve affrontare non soltanto le difficoltà della navigazione interplanetaria, ma anche un intenso ambiente termico e la necessità di ridurre progressivamente la propria velocità per poter effettuare un passaggio ravvicinato.

Per risolvere queste difficoltà, gli ingegneri della NASA elaborarono una traiettoria particolarmente innovativa, sfruttando la cosiddetta fionda gravitazionale. Questa tecnica consiste nell’utilizzare la gravità di un pianeta per modificare la velocità e la direzione di una sonda, permettendole di raggiungere destinazioni altrimenti difficili da esplorare. Nel caso di Mariner 10, un ruolo fondamentale fu affidato a Venere: la sonda avrebbe effettuato un passaggio ravvicinato accanto al pianeta, utilizzandone l’attrazione gravitazionale per modificare la propria traiettoria e dirigersi verso Mercurio. Si trattò di una delle prime applicazioni di grande successo di questa tecnica nell’esplorazione interplanetaria.

Dopo quasi 5 mesi di viaggio, il 29 marzo 1974 Mariner 10 raggiunse il suo obiettivo, diventando la prima sonda spaziale a sorvolare Mercurio. Le immagini trasmesse a Terra mostrarono un pianeta caratterizzato da una superficie ricca di crateri, molto simile per alcuni aspetti a quella della Luna. Tra le scoperte più importanti ci fu l’individuazione di una vasta struttura da impatto, successivamente conosciuta come Bacino Caloris, una delle più grandi formazioni di questo tipo dell’intero Sistema solare.

La missione non si fermò al primo incontro. Grazie alla particolare traiettoria orbitale, Mariner 10 riuscì a effettuare altri 2 sorvoli di Mercurio, il 21 settembre 1974 e il 16 marzo 1975. Complessivamente, la sonda trasmise migliaia di immagini, consentendo agli scienziati di osservare e mappare circa il 45% della superficie del pianeta. Le osservazioni permisero inoltre di raccogliere informazioni sul campo magnetico di Mercurio, sulla sua atmosfera estremamente rarefatta e sulle caratteristiche geologiche della superficie. Fu una scoperta particolarmente importante l’esistenza di un campo magnetico intrinseco, una caratteristica inattesa per un pianeta così piccolo. Il 24 marzo 1975, dopo aver esaurito le riserve di gas utilizzate per il controllo dell’assetto, la missione terminò. Mariner 10 aveva però già raggiunto risultati straordinari, aprendo nuove prospettive nello studio dei pianeti rocciosi.

A distanza di 53 anni dal lancio, il 3 novembre 2026, quella missione continua a essere ricordata come una pietra miliare. Le sue scoperte hanno costituito una base fondamentale per le successive esplorazioni di Mercurio, in particolare per la missione MESSENGER della NASA, entrata in orbita attorno al pianeta nel 2011, e per BepiColombo, la missione congiunta dell’Agenzia spaziale europea e dell’Agenzia spaziale giapponese, lanciata nel 2018.