Il 6 novembre 1928 la lava cancella Mascali: 98 anni fa l’Etna inghiottiva una città millenaria

Tra il 6 e il 7 novembre 1928 una devastante colata lavica seppellì il centro abitato sul versante orientale del vulcano. Diciassette giorni di eruzione, 50 milioni di metri cubi di lava e una ricostruzione che avrebbe dato vita alla nuova Mascali

Ci sono date che rimangono impresse nella memoria di un territorio perché ne cambiano per sempre il volto. Per Mascali, cittadina alle pendici orientali dell’Etna, il 6 novembre 1928 è una di queste. Esattamente 98 anni fa, mentre il vulcano era protagonista di una delle sue più significative eruzioni storiche, una colata lavica raggiungeva il paese, arrivando a pochi metri dalle prime abitazioni. Tra il 6 e il 7 novembre la lava avrebbe completato la propria opera distruttiva, sommergendo gran parte dell’abitato e cancellando un centro dalla storia millenaria. Dal XVIII secolo a oggi l’eruzione del 1928 rappresenta l’unico episodio eruttivo dell’Etna ad aver provocato la distruzione di un centro abitato.

Una storia millenaria alle pendici dell’Etna

Le origini di Mascali affondano in un passato lontano. La prima testimonianza documentaria del suo nome risale al 593 d.C., quando papa Gregorio Magno, in un’epistola indirizzata al vescovo di Taormina, menzionò i monaci del monastero di Sant’Andrea, situato “super Maschalas”. Con la conquista normanna della Sicilia, il territorio di Mascali assunse un’importanza crescente. Nel 1124 il re Ruggero II lo donò al vescovo di Catania Maurizio, conferendogli il titolo di barone. Nel 1543, sotto il vescovo Nicola Maria Caracciolo, la baronia venne elevata a Contea di Mascali per volontà dell’imperatore Carlo V.

Iniziò così una stagione di grande prosperità. La Contea, che si estendeva dal Mar Ionio fino alle quote più elevate dell’Etna, divenne una delle realtà economiche più floride della Sicilia. Un ruolo fondamentale fu svolto dalla produzione e dall’esportazione del vino, che dal porto di Riposto raggiungeva numerose città europee. Alla crescita economica si accompagnò un significativo incremento demografico e la nascita di nuovi centri abitati, tra cui Giarre, Riposto, Milo e Sant’Alfio. A partire dal 1815 questi territori ottennero progressivamente la propria autonomia, contribuendo alla fine dell’antica Contea.

All’inizio del Novecento Mascali era ancora un centro agricolo e industriale di una certa importanza. Sorgeva a circa 120 metri sul livello del mare e contava approssimativamente 3mila abitanti, molti dei quali impegnati nella coltivazione degli agrumi e nella loro trasformazione industriale in citrato di calce ed essenze. La città aveva già conosciuto una devastazione quasi totale nel 1693, quando il violento terremoto che colpì la Sicilia orientale rase al suolo l’abitato. Molti degli edifici pubblici, religiosi e civili presenti nel 1928 erano stati ricostruiti proprio dopo quel sisma, ma una nuova e ben diversa calamità stava per mettere nuovamente alla prova la comunità.

Il vulcano si risveglia: l’inizio dell’eruzione

L’eruzione del 1928 ebbe inizio il 2 novembre sul versante nord-orientale dell’Etna, dove si aprì un articolato sistema di fratture eruttive e non eruttive, lungo complessivamente 7,7 km e orientato in direzione ENE-OSO. L’attività fu accompagnata da intense manifestazioni esplosive al Cratere di Nord-Est e dall’apertura progressiva di diversi segmenti eruttivi a quote sempre più basse. Il primo si formò nella Valle del Leone, a 2.600 metri di quota. La frattura, lunga circa 450 metri, rimase attiva per meno di un’ora, producendo una modesta colata lavica. Il 3 novembre si aprì un secondo segmento, nella zona di Serra delle Concazze, tra i 2.300 e i 1.560 metri di altitudine. Attivo per circa 20 ore, generò una colata lunga 3,8 km, che distrusse parte dei boschi della Cerrita e della Cubania.

La situazione divenne progressivamente più preoccupante il 4 novembre, quando una nuova frattura eruttiva si aprì in località Ripa della Naca, a circa 1.200 metri di quota. La lava iniziò a scendere lungo il reticolo idrografico del torrente Pietrafucile, seguendo una traiettoria che l’avrebbe condotta verso le zone abitate. Il 5 novembre il fronte lavico aveva già raggiunto una lunghezza di 6 km, avanzando a una velocità di circa 460 metri all’ora. La quota era ormai scesa a 350 metri sul livello del mare. Per Mascali il pericolo era diventato concreto e imminente. Quel giorno venne disposta l’evacuazione del paese.

6 novembre: la lava alle porte di Mascali

Le ore del 6 novembre furono decisive. Al mattino la colata raggiunse la confluenza con il torrente Vallonazzo, interrompendo poco dopo la Ferrovia Circumetnea e la strada che collegava Nunziata a Piedimonte. In poche ore il fronte aveva percorso complessivamente 7,3 km e si trovava a soli 130 metri di quota, a circa 200 metri dalle prime abitazioni di Mascali.

La minaccia si trasformò in realtà nel giro di poche ore. Tra il 6 e il 7 novembre la colata lavica sommerse definitivamente il centro abitato, inghiottendo strade, case ed edifici che raccontavano secoli di storia. Per gli abitanti, già costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, fu la fine di un mondo. Il paese che avevano conosciuto, con le sue piazze, le sue chiese e le sue attività economiche, veniva progressivamente sepolto sotto una coltre di roccia incandescente.

Diciassette giorni di eruzione: 50 milioni di metri cubi di lava

La distruzione di Mascali non coincise con la fine dell’eruzione. Nei giorni successivi la colata continuò ad avanzare, seppure con velocità progressivamente ridotta. Tra il 9 e il 10 novembre alcuni trabocchi dal principale canale di scorrimento generarono nuovi bracci lavici diretti verso l’abitato di Nunziata e la località Poggio Viccaro. Durante la mattina del 10 novembre la lava distrusse anche la ferrovia Catania-Messina e il ponte della strada statale Catania-Messina, interrompendo le principali vie di comunicazione del versante orientale dell’Etna. Il 12 novembre il fronte più avanzato raggiunse il torrente Vallonazzo, a circa 25 metri sul livello del mare. Qui distrusse alcune abitazioni della borgata di Carrabba, raggiungendo una lunghezza complessiva massima di 9,4 km. Tra il 14 e il 15 novembre si aprì una nuova bocca effusiva lungo la frattura a quota 1.200 metri, alimentando ulteriori flussi lavici che si sovrapposero parzialmente a quelli precedenti. L’attività eruttiva si concluse soltanto durante la notte del 19 novembre.

Il bilancio vulcanologico fu imponente: in 17 giorni vennero emessi circa 50 milioni di metri cubi di lava, con un tasso effusivo medio di 38,5 metri cubi al secondo. La superficie complessivamente ricoperta raggiunse 4,38 km quadrati, mentre il valore dei danni venne stimato in circa 160 milioni di lire dell’epoca.

Dalle macerie nasce la nuova Mascali

Terminata l’eruzione, si aprì immediatamente il problema della ricostruzione. Dopo una prima fase di disorientamento, il Governo fascista decise di edificare una nuova Mascali più a valle, lungo la strada statale Messina-Catania. La ricostruzione assunse anche un evidente significato politico e propagandistico: il regime intendeva dimostrare la propria capacità organizzativa e tecnica nel fronteggiare una calamità naturale di eccezionale portata.

Per il nuovo centro venne adottato uno schema urbanistico ispirato al castrum romano, caratterizzato da una rete regolare di strade ortogonali e da tre ampie piazze, sulle quali furono collocati i principali edifici pubblici: la chiesa, il municipio e la scuola. Il progetto venne affidato all’architetto Camillo Autore. Parallelamente furono realizzate le prime abitazioni destinate alle famiglie più bisognose, mentre ai cittadini economicamente più agiati vennero concessi lotti di terreno e contributi statali per ricostruire le proprie case.

Anche l’architettura della nuova città racconta il periodo storico in cui nacque. Gli edifici pubblici e privati presentano infatti una combinazione di elementi razionalisti e futuristi, accanto a richiami più tradizionali al neoclassicismo e allo stile liberty. La ricostruzione, esempio particolarmente significativo di città di fondazione del periodo fascista in Sicilia, può considerarsi sostanzialmente completata nel 1937.