Il 6 novembre 1994 il Piemonte travolto dall’alluvione: il Tanaro si trasforma in un fiume di distruzione

Trentadue anni fa, giorni di piogge eccezionali provocarono una delle più gravi catastrofi idrogeologiche della storia italiana recente. Settanta vittime, oltre duemila sfollati e intere città sommerse dalla furia delle acque: da Alessandria ad Alba, passando per Asti e la valle del Belbo, il territorio piemontese venne profondamente segnato

Il 6 novembre 1994 una violenta ondata di maltempo trasformò gran parte del territorio piemontese in uno scenario di devastazione. Le piogge incessanti fecero esondare il Po, il Tanaro e numerosi corsi d’acqua secondari, provocando allagamenti, crolli, frane e distruzioni diffuse in decine di Comuni delle province di Cuneo, Torino, Asti e Alessandria. Il bilancio fu drammatico: 70 persone persero la vita a casa dell’alluvione e 2.226 furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Interi centri abitati vennero sommersi, ponti e strade furono spazzati via e vaste porzioni del territorio subirono trasformazioni profonde, in alcuni casi permanenti. Una calamità che mise a nudo la fragilità idrogeologica di un territorio attraversato da una fitta rete di fiumi e torrenti.

Piogge eccezionali e il Tanaro fuori controllo

La tragedia fu preceduta da 3 giorni di precipitazioni continue e particolarmente intense. In alcune zone vennero registrati oltre 600 mm di pioggia nell’arco di 48 ore, quantitativi eccezionali che determinarono un rapido aumento dei livelli idrometrici dei principali corsi d’acqua. Il protagonista della catastrofe fu il Tanaro, uno dei maggiori fiumi del Piemonte e importante affluente di destra del Po. Il 5 novembre, nella zona di Ormea, si formò una gigantesca onda di piena che iniziò a propagarsi rapidamente verso valle, alimentata dalle precipitazioni e dalle acque dei numerosi affluenti.

La massa d’acqua avanzò con una forza impressionante, investendo progressivamente i paesi lungo il corso del fiume. Case, ponti, strade e infrastrutture vennero travolti, mentre intere aree agricole e industriali finirono sommerse. L’onda di piena percorse tutta la valle del Tanaro, attraversando il Cuneese e l’Astigiano, fino a raggiungere la confluenza con il Po nelle prime ore del 7 novembre. Particolarmente devastato fu il tratto compreso tra Ceva e la confluenza con la Stura di Demonte, nei pressi di Cherasco. Qui la furia delle acque distrusse gran parte delle opere civili presenti lungo le sponde e modificò profondamente la morfologia dell’alveo e del fondovalle. In diversi punti il fiume cambiò definitivamente il proprio percorso e l’assetto delle aree circostanti.

Dalla valle del Belbo ad Asti: paesi travolti dalla piena

Tra i territori maggiormente colpiti figurò la valle del Belbo, importante affluente del Tanaro. Qui la violenza dell’evento alluvionale raggiunse livelli particolarmente drammatici. Rocchetta Belbo, Cossano Belbo, Santo Stefano Belbo, Canelli e Incisa Scapaccino subirono danni gravissimi. Il centro più colpito fu Canelli, dove l’acqua invase strade, abitazioni e attività produttive, provocando anche la morte di tre persone. Anche Santo Stefano Belbo, paese legato alla memoria dello scrittore Cesare Pavese, venne duramente investito dall’ondata di piena. Le acque cancellarono in poche ore il normale svolgimento della vita cittadina, lasciando dietro di sé fango, detriti e infrastrutture danneggiate. Nizza Monferrato riuscì invece a evitare le conseguenze più gravi della catastrofe, pur registrando danni alla viabilità lungo il corso d’acqua e allagamenti di alcuni scantinati.

Nel Cuneese furono numerosi i centri interessati dalla piena: Ormea, Garessio, Priola, Bagnasco, San Michele Mondovì, Nucetto, Ceva, Bastia Mondovì, Clavesana, Farigliano, Piozzo, Monchiero, Narzole e Alba. La città di Alba, insieme a Ceva, fu tra i centri urbani maggiormente colpiti, con vaste porzioni dell’abitato invase dall’acqua. Anche Asti subì allagamenti estesi, che interessarono circa un terzo della superficie urbana.

Alessandria sommersa: una città in ginocchio

La situazione più drammatica si verificò ad Alessandria, dove il Tanaro esondò investendo una parte enorme del territorio cittadino. Quasi il 50% della superficie urbana finì sommersa. Interi quartieri vennero invasi dall’acqua, che raggiunse abitazioni, negozi, attività commerciali e strutture pubbliche. Le strade si trasformarono in corsi d’acqua e numerosi residenti rimasero intrappolati nelle proprie case, mentre i soccorritori cercavano di raggiungere le zone più isolate. Il bilancio fu particolarmente doloroso: 14 persone persero la vita nella città di Alessandria. La piena coinvolse anche altri comuni della provincia, tra cui Solero, Felizzano e Pietra Marazzi. La portata della catastrofe fu tale da mettere in ginocchio le attività economiche e interrompere collegamenti fondamentali per la mobilità e i trasporti.

Il Po esonda: crolla il ponte di Chivasso

L’emergenza non riguardò soltanto il bacino del Tanaro. Anche il Po e i suoi affluenti raggiunsero livelli eccezionali, provocando gravi conseguenze in diversi territori della provincia di Torino e nelle aree del Vercellese. A Chivasso, la confluenza del torrente Orco nel Po contribuì ad alimentare un’importante onda di piena. Nella notte tra il 5 e il 6 novembre, la pressione delle acque provocò il crollo del ponte sul fiume, interrompendo un collegamento fondamentale per il territorio. Particolarmente grave fu anche la situazione a Trino, dove l’intero centro cittadino venne sommerso. L’ondata di maltempo provocò inoltre danni alla ex centrale elettronucleare Enrico Fermi. Altre località interessate dagli allagamenti furono Verolengo, Crescentino, Palazzolo Vercellese e Morano sul Po, dove l’acqua invase vaste aree e danneggiò infrastrutture e abitazioni.

Una catastrofe che cambiò il territorio e la consapevolezza del rischio

L’alluvione del novembre 1994 rappresentò molto più di un evento meteorologico eccezionale. Fu una tragedia che mise in evidenza la vulnerabilità di interi territori, soprattutto nelle aree di fondovalle, dove l’espansione degli insediamenti e delle attività umane aveva progressivamente ridotto gli spazi naturali dei corsi d’acqua. La violenza della piena del Tanaro mostrò quanto rapidamente un fiume possa trasformarsi in una minaccia devastante quando precipitazioni eccezionali interessano contemporaneamente un bacino idrografico molto esteso.

Le conseguenze furono enormi anche sul piano economico e infrastrutturale. La distruzione di ponti, strade, edifici e impianti produttivi richiese interventi di ripristino complessi e prolungati. Molte famiglie persero la casa e numerose attività economiche dovettero affrontare una difficile fase di ricostruzione. La tragedia contribuì inoltre a rafforzare la consapevolezza dell’importanza della prevenzione del rischio idrogeologico, del monitoraggio dei corsi d’acqua e dell’organizzazione dei sistemi di protezione civile.