Il 7 novembre 1504 è una data significativa nella storia delle grandi esplorazioni geografiche. Quel giorno Cristoforo Colombo, il navigatore genovese che 12 anni prima aveva aperto una nuova rotta verso il continente americano, fece ritorno in Spagna, mettendo definitivamente fine alla sua 4ª e ultima spedizione oltreoceano. Non fu un rientro trionfale, come quello che aveva accompagnato le prime imprese. Al contrario, Colombo tornava in patria provato nel fisico, deluso nelle ambizioni e consapevole che la sua stagione da grande esploratore stava ormai volgendo al termine.
Una spedizione alla ricerca di nuove rotte
Il 4° viaggio di Colombo era iniziato il 9 maggio 1502, quando l’ammiraglio era salpato da Cadice con 4 imbarcazioni e un equipaggio di uomini esperti. L’obiettivo era ambizioso: individuare un passaggio marittimo che permettesse di raggiungere le ricche terre dell’Asia navigando verso Ovest. A differenza delle precedenti spedizioni, questa volta Colombo aveva ricevuto precise limitazioni dalla Corona spagnola. Non poteva assumere il governo dei territori già esplorati e gli era stato imposto di non fare scalo a Hispaniola, l’attuale isola di Haiti e Repubblica Dominicana. La spedizione raggiunse le coste dell’America Centrale, esplorando territori corrispondenti agli attuali Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama. Colombo era convinto di poter individuare un collegamento con l’Oceano Indiano e con i mercati asiatici, ma le difficoltà della navigazione e le condizioni ambientali resero l’impresa estremamente complicata.
Il naufragio in Giamaica e i mesi dell’attesa
Le difficoltà aumentarono progressivamente. Le navi, danneggiate dalle tempeste e dai parassiti che attaccavano il legno, divennero sempre meno sicure. Nel giugno 1503, Colombo e i suoi uomini furono costretti a fermarsi sulle coste della Giamaica, dove le imbarcazioni, ormai inutilizzabili, vennero abbandonate. Cominciò così una lunga permanenza sull’isola, durata circa un anno. Le provviste scarseggiavano, le malattie si diffondevano e i rapporti tra i membri dell’equipaggio diventavano sempre più difficili. Non mancarono tensioni e ribellioni, che misero ulteriormente a rischio la sopravvivenza della spedizione.
Determinante fu l’iniziativa di Diego Méndez e Bartolomeo Fieschi, che affrontarono il mare a bordo di fragili canoe per raggiungere Hispaniola e chiedere aiuto. Dopo lunghe attese e trattative, i soccorsi arrivarono finalmente nel 1504. Il 28 giugno Colombo e i superstiti poterono lasciare la Giamaica e raggiungere Hispaniola. Da qui, dopo ulteriori preparativi, iniziarono il viaggio di ritorno verso la Spagna.
Il ritorno e la fine di una stagione storica
Il 7 novembre 1504 Colombo sbarcò a Sanlúcar de Barrameda, in Andalusia. Si concludeva così un’avventura durata oltre 2 anni, durante la quale il navigatore aveva esplorato nuove porzioni delle coste centroamericane, senza tuttavia trovare il passaggio marittimo verso l’Asia che aveva tanto cercato. Il ritorno segnò anche l’inizio di una fase difficile della sua vita: i rapporti con la Corona spagnola si erano progressivamente deteriorati e le sue richieste di recuperare i privilegi e le cariche perdute non trovarono il riconoscimento sperato. Poche settimane dopo, il 26 novembre 1504, morì la regina Isabella di Castiglia, una delle principali sostenitrici delle sue imprese. Colombo perse così un’importante figura di riferimento politica. Negli ultimi anni continuò a rivendicare i propri diritti e a difendere il valore delle sue esplorazioni, ma non tornò mai più nelle Americhe. Si spense a Valladolid il 20 maggio 1506, a circa 54 anni.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?