Il mega data center Wonder Valley: una minaccia per la foresta boreale canadese

Il progetto da 70 miliardi di dollari sostenuto da Kevin O'Leary rischia di rilasciare un calore pari a 23 bombe atomiche al giorno, innescando la protesta della Sturgeon Lake Cree Nation

Nel nord dell’Alberta, precisamente nel distretto municipale di Greenview a sud della città di Grande Prairie, è in fase di proposta un’infrastruttura tecnologica dalle proporzioni colossali. Si tratta del data center Wonder Valley, un progetto faraonico dal valore di 70 miliardi di dollari che gode dell’attivo sostegno del celebre investitore Kevin O’Leary attraverso la sua società O’Leary Digital. L’area designata per la costruzione si trova a soli 130 chilometri a sud-ovest della riserva indigena della Sturgeon Lake Cree Nation, ricadendo pienamente all’interno dei territori tradizionali della nazione.

Questa vicinanza ha sollevato proteste diffuse, spingendo la comunità locale a richiedere indagini rigorose sulle conseguenze ecologiche di un’opera di tale portata, come riportato in origine da un’inchiesta della testata canadese CBC News.

L’allarme degli scienziati sul consumo energetico e le emissioni

Per comprendere le reali dimensioni del progetto, la comunità indigena ha commissionato un’analisi preliminare a Robert Davies, un fisico della Utah State University. Basandosi sui dati resi pubblici fino a questo momento, lo studioso ha stimato che a pieno regime la struttura richiederà un enorme e continuo assorbimento di risorse. Il consumo energetico si attesterebbe sulla vertiginosa cifra di 18 gigawatt, pari a circa 1,5 petajoule di energia richiesti ogni singolo giorno. A livello atmosferico, il funzionamento ininterrotto della struttura comporterebbe l’immissione di circa 30 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno. Si tratta di un dato allarmante per la regione, considerando che da solo equivarrebbe a più del 4% delle emissioni di anidride carbonica totali dell’intero Canada, che nell’arco di tutto il 2023 si sono fermate a 694 milioni di tonnellate.

Un impatto termico devastante per l’ambiente

Uno degli aspetti più critici messi in luce dall’analisi del fisico universitario riguarda il surriscaldamento a livello locale. Secondo le stime pubblicate, l’incredibile ammontare di calore disperso quotidianamente all’interno della foresta boreale sarebbe paragonabile all’energia rilasciata da 23 bombe atomiche simili a quelle sganciate su Hiroshima. Questa drammatica comparazione ha basi strettamente matematiche e non descrive ovviamente un’esplosione: serve a quantificare i circa 63 terajoule sprigionati da una testata nucleare mettendoli in rapporto agli 1,5 petajoule giornalieri assorbiti dalla struttura. Questa mastodontica quantità di energia, una volta consumata dai server, verrebbe dissipata nel delicato ambiente circostante sotto forma di calore di basso grado, riversandosi ininterrottamente nell’aria e nelle riserve idriche. Questa dinamica trasformerebbe l’impianto nella più grande singola fonte di calore localizzata sull’intero pianeta.

La pressione insostenibile sulla rete elettrica dell’Alberta

L’impatto di questa infrastruttura non si limita al paesaggio naturale circostante, ma rischia di compromettere drasticamente l’intera stabilità energetica e civile della provincia. I 18 gigawatt richiesti in modo costante dal data center Wonder Valley superano di gran lunga il picco storico di domanda energetica dell’intera regione. Per avere un quadro chiaro delle proporzioni, il record assoluto di consumo raggiunto dalla rete elettrica dell’Alberta ammontava a 12.785 megawatt nel dicembre del 2025, mentre la capacità totale installata della provincia si fermava a 23.242 megawatt alla fine dello stesso anno. Di fronte a simili numeri, gli esperti e gli attivisti sottolineano come le attuali normative di salvaguardia ecologica non siano mai state concepite né scritte per poter regolamentare e gestire lo sviluppo di progetti di una scala così inedita.

La battaglia legale della Sturgeon Lake Cree Nation

Avvertendo l’imminenza dei rischi per il proprio territorio, lo scorso settembre la Sturgeon Lake Cree Nation ha depositato formalmente un’istanza per un controllo giudiziario. L’azione legale è scaturita dalla controversa decisione del governo provinciale di esentare il mega polo tecnologico da una formale e approfondita valutazione di impatto ambientale. Le autorità provinciali, il distretto municipale di Greenview e la stessa società O’Leary Digital sono stati chiamati in causa in tribunale. La nazione indigena, attraverso l’avvocato Orlagh O’Kelly, ha chiesto a un giudice di imporre un processo di consultazione molto più ampio prima di permettere l’avanzamento dei lavori, denunciando pubblicamente un iter burocratico frammentato che costringe le Prime Nazioni a intraprendere complesse battaglie legali pur di far valere i propri diritti sanciti.

La posizione del governo e le rassicurazioni dell’azienda

Nonostante la mobilitazione, il Ministero dell’Ambiente e delle Aree Protette dell’Alberta ha difeso la propria linea amministrativa, dichiarando a fine ottobre di aver seguito meticolosamente l’iter di legge preesistente. Secondo le autorità, l’esenzione dalla valutazione di impatto ambientale risulterebbe giustificata dal fatto che l’impianto in via di sviluppo si baserebbe esclusivamente sull’utilizzo di sistemi idrici ed energetici standard, considerati ampiamente collaudati e ritenuti sicuri per le infrastrutture locali. Anche Paul Palandjian, amministratore delegato della società costruttrice, ha rilasciato rassicurazioni scritte, ribadendo l’assoluto rispetto dell’azienda verso il rigoroso processo normativo locale e la volontà di portare avanti un dialogo produttivo. Di tutt’altro avviso rimangono le comunità coinvolte. Il fisico Robert Davies ha ribattuto che, mentre i permessi ordinari si limitano a esaminare separatamente le singole parti, solo un’ispezione preventiva completa può analizzare l’impatto ambientale nella sua preoccupante interezza. Il capo Sheldon Sunshine ha sintetizzato il sentimento della comunità definendo quest’opera come un progetto che fin dalla sua genesi ha preso la direzione assolutamente sbagliata. È necessario infine precisare che tutti i dati allarmanti emersi finora risultano preliminari e calcolati su parametri teorici di dominio pubblico: il cantiere, attualmente paralizzato dalle udienze, non detiene ancora alcun permesso ufficiale, mantenendo in sospeso il futuro di una preziosa fetta del panorama boreale canadese.