I meteorologi di tutto il mondo stanno osservando con estrema attenzione un’anomalia atmosferica che potrebbe cambiare radicalmente l’andamento del nostro autunno e dell’imminente inverno. Il vortice polare, la vasta regione di aria fredda e a bassa pressione che circola stabilmente da Ovest verso Est ad alta quota sopra l’Artico, sta subendo una disgregazione precoce totalmente inaspettata. Solitamente questo massiccio sistema si rafforza in modo graduale durante i mesi autunnali per poi raggiungere il suo picco di intensità intorno al mese di gennaio, ma i dati attuali mostrano un cedimento evidente già in questi primi giorni di novembre. Questa dinamica eccezionale aumenta in modo considerevole il rischio di imponenti irruzioni di aria gelida in tutto l’emisfero Nord, sebbene rimanga ancora un importante margine di incertezza sull’intensità e sulla localizzazione esatta del fenomeno.
Le cause dell’anomalia e le dinamiche atmosferiche
Il cedimento del vortice solitamente avviene nella seconda metà dell’inverno, spedendo aria gelida verso Sud in Europa, Nord America e Asia. L’evento attuale ha però tempistiche sbalorditive. Tim Stockdale e Frederic Vitart, scienziati dello European Centre for Medium-Range Weather Forecast (ECMWF), hanno dichiarato all’agenzia AFP: “Per quanto ne sappiamo, questa è la prima perturbazione del vortice stratosferico mai osservata“.
Judah Cohen, climatologo del MIT, ha spiegato che il vortice viene interrotto dal basso. Grandi onde atmosferiche nello strato inferiore dell’atmosfera, note come onde di Rossby, possono spingersi verso l’alto, e un’ondata abbastanza grande nella stratosfera polare innesca un rapido riscaldamento. Questo indebolisce o inverte i venti, spaccando il vortice. “Questo aumenta davvero le probabilità di irruzioni di aria fredda alle latitudini in cui si trova la maggior parte dei centri densamente popolati nell’emisfero settentrionale, negli Stati Uniti, in Europa e in Asia orientale“, ha confermato Cohen ad AFP.
Grahame Madge, portavoce del Met Office britannico, ha aggiunto parlando con AFP: “È molto presto, e forse questo anticipo è innescato dall’ampiezza dell’evento El Niño nel Pacifico“. Stockdale e Vitart concordano sul fatto che El Niño possa aver influito, ma Cohen si è mostrato più cauto, collegando l’attuale interruzione a un sistema di alta pressione da record tra la Scandinavia e la Russia del Nord-Ovest.
Precedenti storici e possibili conseguenze
Il portale polarvortex.earth, basato sui modelli ECMWF, mostra una rottura completa del vortice polare entro il 20 novembre. Si tratta di un evento rarissimo: un riscaldamento stratosferico a novembre è accaduto solo 3 volte nei registri risalenti agli anni ’50, precisamente nel 1958, nel 1968 e nel 2025, sempre in data 28 novembre. Non a caso, l’agenzia Météo-France ha definito l’attuale anomalia ad AFP come “un evento senza precedenti“.
Tuttavia, la gravità delle imminenti ondate di freddo è ancora da chiarire. Madge ha fatto notare che “luoghi come la Siberia o l’Artico non sono ancora così freddi come lo saranno“, il che potrebbe rendere le irruzioni meno “gravi“. Ha definito l’evento “eccezionale” ma “non necessariamente preoccupante“. Météo-France ha specificato ad AFP: “In questa fase, le potenziali conseguenze per la Francia restano altamente incerte. Dipenderanno da come si evolve la perturbazione, dal suo posizionamento e se si propagherà o meno fino agli strati inferiori dell’atmosfera“.
L’ombra di El Niño
El Niño, che tende a portare inverni più miti, potrebbe mitigare gli impatti, ma il quadro resta in evoluzione. Secondo Cohen, i cambiamenti climatici potrebbero giocare un ruolo in tutto questo, pur sottolineando che si tratta di speculazioni in attesa di conferme scientifiche ufficiali. La rapida perdita di ghiaccio marino sta riscaldando l’area intorno alla Scandinavia, mentre le abbondanti nevicate in Asia orientale la stanno raffreddando. Questo forte squilibrio potrebbe accentuare il contrasto di temperature attraverso l’Eurasia, amplificando così le onde di Rossby e rendendo il vortice polare decisamente più vulnerabile alle disgregazioni.


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