Inverno 2026-2027, il grande dubbio dei modelli: il vortice polare favorirà il gelo o prevarrà la spinta mite di El Niño?

I modelli indicano un insolito disturbo della circolazione stratosferica proprio mentre il fenomeno di El Niño si rafforza. Se il riscaldamento improvviso e l’inversione dei venti previsti si concretizzeranno, potranno influenzare la circolazione atmosferica nelle settimane successive

Nel cuore dell’atmosfera, a decine di chilometri sopra il Polo Nord, potrebbe essere in corso uno dei più precoci disturbi del vortice polare mai prospettati per l’inizio dell’inverno boreale. Le simulazioni aggiornate indicano un forte rallentamento dei venti stratosferici e una possibile inversione della loro direzione nei primi giorni di novembre, uno sviluppo eccezionale per il periodo che, se confermato, potrebbe anticipare di alcune settimane le più precoci dinamiche di questo tipo osservate nelle serie considerate dall’articolo. Anche la NOAA, nel suo aggiornamento del 31 ottobre, segnala a sua volta che i modelli indicano una possibile disturbo del vortice e una possibile transizione verso un riscaldamento stratosferico improvviso, precisando che l’evento sarebbe comunque raro per il periodo.

La novità merita attenzione perché la stratosfera può contribuire a modificare la circolazione atmosferica anche più in basso, ossia in troposfera, dove si formano le perturbazioni e si sviluppano le condizioni meteo che interessano il suolo. Ma la parola chiave, in questa fase, è possibile: ad oggi si sta valutando un’evoluzione prevista dai modelli, non descrivendo un collasso già definitivamente osservato. E persino se il riscaldamento stratosferico si verificasse, i suoi effetti non si tradurrebbero in modo automatico e uniforme in un’ondata di gelo su tutto il Nord America o sull’Europa.

Vortice polare in 3D

Che cos’è il vortice polare e perché può indebolirsi

Con l’arrivo dell’autunno e la progressiva diminuzione della luce solare sulle regioni polari, la stratosfera sopra l’Artico si raffredda e si organizza una vasta circolazione di venti da ovest verso est, che circonda il Polo Nord e contribuisce a mantenere l’aria più fredda alle alte latitudini. Questa circolazione è chiamata vortice polare stratosferico e si distingue dal vortice troposferico, più vicino alla superficie, e dalla corrente a getto che scorre nella troposfera: si tratta di componenti collegate dell’atmosfera, ma non della stessa struttura.

Quando il vortice è compatto, i venti occidentali stratosferici risultano generalmente forti. In determinate condizioni, però, grandi onde atmosferiche che si propagano dalla troposfera possono raggiungere la stratosfera e disturbare la circolazione polare. Il vortice può allora rallentare, deformarsi, spostarsi dal Polo o persino separarsi in più nuclei; nei casi più significativi, i venti medi occidentali si indeboliscono fino a invertirsi. Un rapido aumento della temperatura nella stratosfera polare associato a questa evoluzione prende il nome di riscaldamento stratosferico improvviso, o SSW dall’inglese Sudden Stratospheric Warming.

Secondo gli ultimi aggiornamenti, le previsioni mostrano una circolazione molto indebolita alla quota di circa 10 hPa, attorno ai 30 chilometri, e prospettano un possibile episodio di inversione dei venti, accompagnato da un’anomalia termica stratosferica fino a oltre +27°C rispetto alla media. Un’eventuale inversione che sará breve, con una possibile ripresa dei venti verso la metà di novembre: sarebbe quindi un segnale di forte disturbo, ma la sua intensità e durata andranno valutate alla luce delle osservazioni e degli aggiornamenti dei modelli.

Anomalie termiche e geopotenziali a 10 hPa

Un evento precoce non equivale a un inverno gelido

Il fatto che un riscaldamento stratosferico possa influenzare il tempo al suolo non significa che provochi sempre lo stesso risultato. In media, dopo alcuni importanti SSW la circolazione troposferica diventa più ondulata e in certe aree le irruzioni fredde possono diventare più probabili, mentre altre regioni sperimentano condizioni più miti. La NOAA sottolinea che, dopo il disturbo del vortice, i segnali di freddo non interessano necessariamente tutte le aree e che possono comparire anche vaste zone con temperature superiori alla media. Il possibile ritardo tra il segnale stratosferico e le sue conseguenze è un altro elemento essenziale. L’eventuale anomalia può propagarsi verso il basso nell’arco di giorni o settimane e, nel frattempo, la troposfera può amplificarla, modificarla oppure contrastarla. Anche quando si riconosce una discesa del segnale verso gli strati inferiori, la risposta del tempo resta variabile da un evento all’altro; per questo un’anomalia prevista in quota non permette da sola di stabilire quando, dove e con quale intensità arriverà aria fredda al suolo.

Previsione venti zonali 10 hPa

Il rapporto del governo canadese del 2026 ricorda inoltre che, nelle settimane successive a un SSW, le configurazioni atmosferiche possono assomigliare più spesso a una fase negativa della North Atlantic Oscillation, ma che il vortice polare presenta una forte variabilità naturale e che i cambiamenti futuri restano molto incerti. Non esiste dunque una regola semplice per cui ‘vortice debole’ significhi sempre gelo in una determinata località: l’esito dipende anche dalla disposizione dei centri di alta e bassa pressione, dalla traiettoria delle perturbazioni e dalle altre teleconnessioni in gioco.

Stati Uniti e Canada: il segnale freddo può scontrarsi con El Niño

Uno degli aspetti più interessanti dell’inverno 2026-2027 è la possibile sovrapposizione tra due segnali che non spingono necessariamente nella stessa direzione. Da un lato, il disturbo stratosferico potrebbe favorire, in alcune fasi successive, una circolazione più ondulata e una maggiore possibilità di discese fredde dal Canada verso gli Stati Uniti. Dall’altro, El Niño, che secondo la NOAA è al momento il principale fattore di riferimento per l’andamento climatico previsto su parte del Nord America, tende a favorire configurazioni diverse, con variazioni regionali e temporali.

Differenza media di temperatura dicembre USA

A tale proposito, si è confrontato 21 simulazioni di stagioni con una combinazione simile di collasso precoce del vortice, El Niño forte e QBO occidentale, cioè venti occidentali nella stratosfera tropicale. È bene precisare che le mappe ricavate da questi casi non sono una previsione puntuale per l’inverno 2026-2027, ma un tentativo di isolare il contributo tipico di una perturbazione precoce del vortice rispetto a un quadro di fondo simile. Questa distinzione è decisiva: una mappa che mostra un’anomalia fredda associata agli analoghi non dice che quella stessa anomalia si realizzerà con la stessa posizione e intensità nella stagione attuale.

Negli Stati Uniti, i segnali compositi presentati nell’articolo suggeriscono che a dicembre potrebbe comparire una tendenza più fredda dal Canada occidentale verso alcune aree degli Stati Uniti, insieme a un aumento del segnale nevoso in parti del Nord e dell’Est. Per gennaio, le mappe associate al disturbo stratosferico mostrano una possibile configurazione con pressioni più alte sul Pacifico nord-orientale e pressioni più basse sul Canada e sulla parte settentrionale degli Stati Uniti, in grado di favorire correnti da nord-ovest verso il Midwest e i Grandi Laghi. Anche in questo caso si parla del segnale statistico attribuito al disturbo stratosferico, non di una previsione affidabile delle nevicate per singole città o stati.

Il punto di attrito con El Niño è evidente soprattutto sul Canada e sul settore settentrionale degli Stati Uniti, dove il segnale stagionale caldo può opporsi a quello più freddo attribuito al vortice indebolito. La NOAA osserva già nella discussione mensile di novembre che l’eventuale SSW e una fase negativa dell’Arctic Oscillation potrebbero competere con il segnale legato a El Niño, aumentando l’incertezza soprattutto per la parte orientale degli Stati Uniti. Il risultato finale potrebbe quindi essere una stagione con forti differenze regionali, fasi miti alternate a episodi freddi e una distribuzione delle precipitazioni che cambia nel tempo, anziché un inverno uniformemente rigido.

Europa: possibile influenza, ma nessuna ‘irruzione storica’ già scritta

Anche l’Europa potrebbe risentire del disturbo del vortice polare, ma le mappe descrivono tendenze medie e non scenari deterministici. Per dicembre, il segnale composito associato all’evento mostra pressioni più basse verso il Nord e l’Est del continente e una zona di alta pressione a ovest, una configurazione che potrebbe favorire correnti settentrionali e temperature sotto media su ampie aree europee. Per gennaio, il segnale termico presentato cambia disposizione, con anomalie fredde più orientate verso l’Europa occidentale, centro-settentrionale e settentrionale, mentre le precipitazioni nevose dipenderebbero dall’incontro tra aria fredda e disponibilità di umidità.

Differenza media temperature dicembre Europa

Queste indicazioni non consentono, al momento, di annunciare un’ondata di gelo sull’Italia o nevicate diffuse su Alpi e Appennino. Tra un’anomalia media continentale e il tempo di una singola regione ci sono molti passaggi: occorre capire dove si posizioneranno le alte pressioni, se le perturbazioni riusciranno a entrare nel Mediterraneo, quale sarà la direzione dei venti e quanta aria fredda sarà presente nei bassi strati. Una circolazione favorevole alle discese fredde sull’Europa può produrre effetti differenti tra Scandinavia, Europa centrale, Balcani e Mediterraneo e può anche lasciare l’Italia ai margini dei fenomeni più significativi. La neve, inoltre, non dipende soltanto dal freddo. Servono precipitazioni e una traiettoria perturbata capace di trasportare l’umidità verso le aree interessate mentre le temperature sono sufficientemente basse. È possibile avere aria fredda ma poche precipitazioni, oppure un peggioramento intenso con neve confinata alle quote più elevate; le mappe stagionali non possono risolvere questo dettaglio con mesi di anticipo.

Cosa sappiamo davvero al 4 novembre

La notizia più rilevante è che i modelli prospettano una perturbazione stratosferica eccezionalmente precoce, e la NOAA considera a sua volta possibile una transizione verso un SSW nel corso della settimana successiva. Se il segnale si confermerà, sarà utile seguirne l’evoluzione perché potrebbe aumentare la probabilità di configurazioni atmosferiche favorevoli a episodi freddi in alcune aree dell’emisfero nelle settimane successive. La NOAA avverte però che l’eventuale segnale si confronterà con El Niño e che questa interazione introduce incertezza, in particolare sugli Stati Uniti orientali.

Resta invece prematuro trasformare questa previsione in un annuncio di gelo record, neve certa o inverno eccezionale per un intero continente. Lo stesso articolo di Severe Weather Europe precisa che le mappe di impatto del riscaldamento stratosferico rappresentano il segnale isolato ricavato dalle simulazioni e non la previsione complessiva della stagione. L’eventuale contributo del vortice andrà letto insieme a El Niño, alla QBO, alla circolazione oceanica e alle condizioni atmosferiche che emergeranno nelle prossime settimane.

Il vortice polare potrebbe dunque offrire all’inverno 2026-2027 un avvio insolito e un elemento in più da monitorare, ma non ha ancora scritto la sceneggiatura del freddo. Le prossime emissioni dei modelli e le osservazioni stratosferiche diranno se il rallentamento previsto si trasformerà davvero in un’inversione dei venti e se il segnale riuscirà a propagarsi verso la troposfera; soltanto allora sarà possibile valutare con maggiore precisione quali regioni potranno essere interessate e in quale periodo.