La circolazione atmosferica sull’emisfero settentrionale si prepara a una fase particolarmente dinamica. Le mappe dei modelli GFS ed ECMWF evidenziano un getto polare molto intenso sul Pacifico, diretto verso il Canada e poi inserito in una circolazione ampia e ondulata. Questa corrente in quota può contribuire a spingere aria più fredda verso sud sul Nord America; al tempo stesso, il contrasto fra masse d’aria di diversa origine e temperatura può alimentare una circolazione più attiva anche sull’Atlantico settentrionale. Le due carte allegate rappresentano il vento e l’altezza geopotenziale a 250 hPa, cioè nella parte alta della troposfera, dove scorre il ramo principale del jet stream. Le aree colorate indicano la velocità del vento, mentre le linee nere mostrano la configurazione della circolazione in quota. La carta GFS è valida per le 00 UTC del 15 novembre, quella ECMWF per le 00 UTC del 18 novembre: non sono quindi istantanee dello stesso momento, ma due proiezioni che descrivono una possibile evoluzione nella settimana centrale del mese.
Dall’energia del Pacifico a un Atlantico più vivace
Nella proiezione GFS del 15 novembre spicca il ramo del getto che attraversa il Pacifico e si incurva verso il Nord America, con velocità molto elevate in alcuni settori. La corrente prosegue poi attraverso il continente e si raccorda a una circolazione che interessa l’Atlantico e l’Europa, pur con un disegno sinuoso e articolato. La carta ECMWF del 18 novembre propone un quadro altrettanto dinamico, con una robusta fascia di venti in quota sul Pacifico nordorientale e un flusso occidentale che si estende verso il Nord Atlantico. Le mappe sostengono dunque l’ipotesi di una corrente a getto atlantica in rinforzo, ma non mostrano direttamente la pressione al suolo né permettono, da sole, di prevedere la nascita e il percorso di una specifica tempesta. I valori massimi riportati nell’intestazione delle carte, inoltre, si riferiscono al massimo del vento sull’intero emisfero e non vanno interpretati come velocità previste lungo tutto il getto atlantico.
Il jet stream ha un ruolo importante nel guidare i sistemi perturbati alle medie latitudini e, quando la configurazione in quota è favorevole, può contribuire all’approfondimento di una depressione. La sua influenza dipende però dalla posizione dei singoli nuclei di vento più intenso, dalle ondulazioni della corrente e dall’interazione con i fronti e con le masse d’aria sottostanti. In determinate aree del getto, la divergenza in quota può favorire la risalita dell’aria e la diminuzione della pressione al suolo, ma l’intensificazione di un ciclone dipende dall’insieme di questi fattori e dalla loro evoluzione nel tempo.
Contrasti termici e possibile ciclogenesi
Sull’Atlantico settentrionale, soprattutto nella stagione fredda, le depressioni extratropicali possono svilupparsi lungo le zone di forte contrasto tra aria fredda polare e aria più mite e umida di origine subtropicale. È un ambiente favorevole alla ciclogenesi, cioè alla formazione e all’approfondimento delle aree di bassa pressione. Un getto più vigoroso può accompagnare e sostenere questo processo, ma non implica automaticamente che si formeranno tempeste eccezionali: per valutarne la probabilità servono segnali concordi anche nei campi di pressione, nei fronti, nella temperatura e nelle successive elaborazioni dei modelli. Le carte mostrano quindi un contesto potenzialmente favorevole a nuove depressioni sull’oceano intorno o dopo la metà di novembre, senza definire ancora la traiettoria dei loro centri. Anche piccoli cambiamenti nella posizione del getto potrebbero spostare le aree di sviluppo e il percorso delle perturbazioni, modificando le zone interessate dai venti più forti e dalle precipitazioni più abbondanti.
Previsioni ancora da confermare
La distanza temporale è un elemento decisivo. La proiezione ECMWF valida il 18 novembre si colloca a dieci giorni dall’emissione indicata sulla carta, mentre quella GFS al 15 novembre è a sette giorni: sono scadenze utili per riconoscere un possibile scenario generale, ma ancora troppo lontane per descrivere con affidabilità i dettagli di una singola depressione. Anche le differenze tra le due mappe nella forma e nella posizione dei rami del getto ricordano che il quadro resta in evoluzione. Nei prossimi aggiornamenti sarà quindi importante osservare se i modelli confermeranno il rinforzo del flusso atlantico e se individueranno aree precise di approfondimento ciclonico. Per ora il segnale più solido riguarda una circolazione molto energica sull’emisfero settentrionale e la possibilità di un Atlantico più attivo nella seconda parte di novembre; intensità, traiettorie ed eventuali impatti sull’Europa restano da definire. Anche l’eventuale sviluppo di una ciclogenesi esplosiva, termine usato per un rapido calo della pressione centrale, potrà essere valutato soltanto quando i modelli seguiranno da vicino un minimo ben identificato.




Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?