La tanto attesa “Blaze Star“, nota agli astronomi come T Coronae Borealis, si sta facendo desiderare. Questo affascinante sistema stellare binario è una nova ricorrente, un oggetto cosmico che subisce massicce esplosioni termonucleari a intervalli di tempo facilmente osservabili. L’ultima eruzione documentata risale al 1946 e gli esperti si aspettavano un nuovo evento luminoso già nel 2024. Fino a questo momento il cielo è rimasto silenzioso, lasciando gli appassionati in un’attesa prolungata. Mentre la comunità scientifica scruta lo Spazio profondo, una nuova scoperta suggerisce che particelle sfuggenti potrebbero fornirci la 1ª vera allerta, arrivando con ore di anticipo rispetto alla luce dell’esplosione. L’imminente e spettacolare fiammata è dunque vicina, pronta a stupirci ancora una volta.
I neutrini come messaggeri dello Spazio
Un recente studio pubblicato su The Astrophysical Journal Letters ha avanzato l’ipotesi che i neutrini possano fungere da campanello d’allarme per la nova. Queste particelle subatomiche interagiscono raramente con la materia e possono fuggire rapidamente dalle regioni dense che di solito intrappolano altri segnali, diventando messaggeri perfetti per gli eventi violenti che avvengono nel cosmo. I ricercatori ritengono che un processo chiamato riconnessione magnetica, in cui le linee del campo magnetico nel plasma si rompono e si ricollegano, possa accelerare le particelle in modo estremo. In questo preciso scenario, i neutrini sfuggirebbero molto prima dei fotoni, raggiungendo la Terra con 9 o 10 ore di anticipo rispetto alla luce visibile e ai raggi gamma.
Come e dove osservare lo spettacolo celeste
Quando l’eruzione avverrà, la stella diventerà visibile a occhio nudo, raggiungendo una magnitudine di 2. Ciò la renderà luminosa esattamente quanto Alphecca, la gemma principale della costellazione della Corona Boreale. Per individuarla, basterà cercare una forma a C nel cielo notturno, situata tra le brillanti Arturo e Vega. Gli osservatori dell’emisfero Nord avranno una visione privilegiata per gran parte dell’anno, mentre chi si trova nell’emisfero Sud dovrà guardare verso Nord, tenendo lo sguardo basso sull’orizzonte. È affascinante pensare che la “Blaze Star” si trova a 3mila anni luce di distanza, rispetto ai 75 anni luce di Alphecca. La luce che vedremo ha infatti viaggiato nel cosmo per ben 3mila anni prima di raggiungere la nostra orbita.

Il motore della nova ricorrente
Il sistema di T Coronae Borealis è formato da 2 astri che orbitano l’uno intorno all’altro in 228 giorni. Una stella gigante rossa trasferisce continuamente materia verso la sua compagna, una piccola e caldissima nana bianca, creando un vasto disco di accrescimento. Ogni 80 anni circa, questo accumulo innesca una reazione che fa espandere la stella calda, aumentando la sua luminosità astronomica. A differenza delle supernove, il sistema sopravvive per ripetere il ciclo indefinitamente. Questa sarà la 3ª eruzione documentata dagli scienziati, dopo i celebri bagliori del 1866 e del 1946. Sebbene alcuni ricercatori avessero calcolato date teoriche per il 2025, la previsione esatta di questi fenomeni rimane incerta. Ora non resta che fissare le stelle e aspettare.


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