L’ondata di maltempo che ha colpito l’Abruzzo ha lasciato accumuli molto rilevanti soprattutto sui rilievi e nei settori esposti ai venti orientali, dove le correnti umide provenienti dall’Adriatico hanno incontrato l’Appennino e sono state costrette a salire, favorendo precipitazioni persistenti. La situazione non è stata uniforme su tutto il territorio regionale, ma i dati delle stazioni mostrano con chiarezza quanto siano stati consistenti gli apporti nelle aree più esposte.
La tabella diffusa per il 2 novembre indicava già valori superiori ai 150 millimetri nelle cinque località considerate, con un massimo di 229 millimetri a Prati di Tivo. A questi quantitativi vanno ora sommati i nuovi apporti segnalati: la graduatoria aggiornata porta la stazione teramana a 230 millimetri, mentre Passolanciano raggiunge 171,8 millimetri e Caramanico Terme 168,6 millimetri. La località di Caramanico Terme–Scagnano è stata esclusa, mentre entra Palena Stazione, che dai 150,4 millimetri registrati ieri sale a 151,6.

La graduatoria evidenzia il ruolo dei rilievi, ma non deve essere interpretata come una misura uniforme delle precipitazioni sull’intera regione, perché gli accumuli possono cambiare notevolmente anche tra località vicine in funzione dell’esposizione ai venti, dell’altitudine, della durata dei rovesci e della posizione delle stazioni. I dati confermano comunque una fase di piogge eccezionalmente abbondanti in diversi settori montani, mentre anche alcune aree di pianura e di fondovalle hanno registrato quantitativi importanti.
Non a casa, infatti, nell’aggiornamento pubblicato da MeteoWeb ieri sera venivano segnalati oltre 100 millimetri nel Chietino (115 mm a Chieti) e un picco di 162 millimetri a Cepagatti, nel Pescarese; lo stesso articolo riportava che i fiumi Pescara e Aterno-Sagittario avevano superato la soglia di preallarme, con livelli in graduale aumento verso quella di allarme, mentre per l’Alento l’emergenza risultava rientrata.
Perché l’attenzione sui fiumi può proseguire anche dopo le piogge
Quando precipitazioni intense si concentrano in poche ore o persistono a lungo sulle stesse aree, l’acqua raggiunge rapidamente fossi, torrenti e corsi d’acqua principali, mentre i terreni già saturi riescono ad assorbirne una quantità progressivamente minore. Per questo la risposta idrologica può continuare anche quando la pioggia si attenua, con livelli che in alcuni tratti aumentano o restano elevati per diverse ore dopo il passaggio dei rovesci più forti.
I quantitativi registrati dalle singole stazioni non indicano da soli quale sarà l’evoluzione di ogni fiume, perché questa dipende anche dalla distribuzione delle piogge nel bacino, dalla loro intensità, dalle condizioni del suolo e dalla portata già presente nei corsi d’acqua. Sono però un segnale concreto della rilevanza dell’episodio e spiegano perché le indicazioni di monitoraggio richiamate nell’articolo riguardassero anche le aree esposte ad allagamenti e il reticolo idrografico minore.
La fase più intensa del peggioramento tende ora ad allontanarsi dall’Abruzzo e le precipitazioni sono destinate a perdere gradualmente organizzazione, ma dopo accumuli che in alcune località superano i 200 millimetri è prudente continuare a seguire gli aggiornamenti ufficiali sulla situazione dei corsi d’acqua e delle aree più esposte. Le nuove letture non cambiano soltanto la graduatoria delle stazioni: aiutano a ricostruire meglio la portata di un episodio che, tra versanti montani e bacini fluviali, ha messo sotto pressione diverse zone della regione.
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