Finora la Sardegna è stata solo sfiorata dai violenti nubifragi attesi per oggi sulla parte orientale dell’Isola, che ieri avevano fatto scattare l’allerta meteo rossa. Le precipitazioni abbondanti ci sono state ma sono rimaste in mare, al largo della costa. Da qui, la decisione della Protezione Civile regionale di declassare l’allerta da rossa ad arancione, con una particolare attenzione sulla Gallura, dove piogge e temporali stanno iniziando a fare sul serio.
“L’effetto è stato nullo sul territorio, perché le previsioni si sono trasformate da un rischio meteo a una curiosità scientifica – ha spiegato il direttore della Protezione Civile regionale, Mauro Merella, in un punto stampa nella centrale operativa della Protezione Civile -. Diciamo che questo evento ha consentito di testare la risposta del sistema di protezione civile e di esercitarci in proprio per un codice rosso. Siamo stati fortunati perché tutti i modelli davano delle situazioni veramente preoccupanti, ben peggio di quello che avevamo preannunciato“.
Criticità in Corsica
Non è stata così fortunata la Corsica orientale, dove i temporali hanno scaricato sulla terraferma con alluvioni, allagamenti e, secondo quanto riportano i media locali, evacuazioni a Porto Vecchio, con almeno 30 persone messe in sicurezza e strade chiuse.
Perché l’allerta rossa diramata ieri non è un fallimento
Spesso, quando un’allerta meteo massima viene diramata e poi l’evento catastrofico non si abbatte con la violenza temuta sul territorio, si tende a gridare al falso allarme o al fallimento delle previsioni. In realtà, guardando a quanto accaduto in Sardegna, la situazione va letta esattamente al contrario. Il fatto che i nubifragi violenti previsti siano rimasti al largo, sfiorando appena la costa e trasformando quello che poteva essere un dramma in una sorta di curiosità scientifica, non sminuisce affatto la gravità della decisione presa ieri. Al contrario, dimostra che la macchina della protezione civile ha funzionato nel modo giusto, anteponendo la tutela della vita umana alla certezza matematica di un evento che, lo ricordavano gli stessi modelli previsionali, presentava margini di pericolosità enormi.
La meteorologia non è una scienza esatta e, quando si parla di fenomeni estremi, muoversi sul terreno della massima prudenza è l’unica scelta etica e professionale possibile. Gestire un codice rosso significa mettere in moto una rete complessa di prevenzione, mobilitare uomini, mezzi e istituzioni, e preparare le comunità al peggio. Se quel peggio alla fine viene evitato grazie a una benevola deviazione delle perturbazioni in mare, non siamo di fronte a uno spreco di energie o a un errore di valutazione, ma a una grande fortuna unita a una pianificazione rigorosa. È stata l’occasione per testare la reattività del sistema e l’efficacia delle procedure, ricordandoci che di fronte al rischio di catastrofi naturali la prevenzione non è mai eccessiva. Un’allerta che non si traduce in disastri non ha fallito il suo compito: ha semplicemente raggiunto il suo obiettivo principale, che è quello di fare in modo che, se il pericolo si fosse materializzato, nessuno si sarebbe trovato impreparato a difendere le vite umane.
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