La morte di un bambino per morbillo negli Stati Uniti, il primo decesso attribuito alla malattia nello Stato di New York da 30 anni, riaccende l’allarme sulla diffusione di un’infezione che può provocare conseguenze gravissime, fino alla morte. A richiamare l’attenzione sui rischi è il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, che sottolinea l’importanza della vaccinazione contro il morbillo e mette in guardia anche l’Italia dal rischio di nuovi focolai epidemici. La vicenda americana si inserisce in un quadro di crescente diffusione del virus negli Stati Uniti, alle prese con quella che viene considerata la peggiore epidemia di morbillo degli ultimi 35 anni. Una situazione che, secondo il virologo, dimostra quanto sia pericoloso abbassare la guardia su una malattia prevenibile attraverso la vaccinazione.
Morbillo, Pregliasco: “non è una banale infezione dell’infanzia”
“La morte di un bambino per morbillo negli Stati Uniti è una notizia drammatica che ricorda quanto sia pericoloso sottovalutare questa malattia. Il morbillo non è una banale infezione dell’infanzia: può provocare polmoniti, encefaliti, danni neurologici permanenti e persino la morte”. Le parole di Fabrizio Pregliasco evidenziano la gravità delle possibili complicanze del morbillo, una malattia infettiva che continua a rappresentare un rischio soprattutto per i bambini e per le persone più vulnerabili. Il virologo richiama alcuni dati relativi alle complicanze dell’infezione, sottolineando come il morbillo possa avere conseguenze importanti anche nei casi in cui non provoca il decesso. Si tratta, spiega, di “numeri eloquenti”: a causa del morbillo “circa 1 bambino su 10 sviluppa un’otite, 1 su 20 può andare incontro a una polmonite e 1 su 1.000 può sviluppare un’encefalite. Secondo le stime statunitensi, da 1 a 3 bambini ogni 1.000 infettati possono morire. Esistono inoltre complicanze neurologiche tardive, come la panencefalite sclerosante subacuta, una malattia progressiva generalmente fatale che può manifestarsi anche molti anni dopo l’apparente guarigione”. Tra le conseguenze più temibili figurano dunque la polmonite, l’encefalite e le complicanze neurologiche che possono manifestarsi anche a distanza di anni dall’infezione. La possibilità di sviluppare una panencefalite sclerosante subacuta rappresenta uno degli aspetti più gravi della malattia, proprio per il suo carattere progressivo e generalmente fatale.
Vaccino contro il morbillo, Pregliasco: due dosi garantiscono una protezione del 97%
Uno degli aspetti sui quali insiste il virologo riguarda la disponibilità di strumenti di prevenzione efficaci. Il vaccino contro il morbillo esiste infatti da oltre sessant’anni. Per Pregliasco, “morire di morbillo oggi è particolarmente doloroso perché esistono da decenni gli strumenti per prevenirlo”. Il principale è “un vaccino efficace disponibile dal 1963, quindi da oltre sessant’anni”. L’impatto della vaccinazione emerge anche dal confronto con la situazione epidemiologica precedente alla sua introduzione negli Stati Uniti, quando ogni anno si registravano milioni di infezioni e centinaia di morti. “Il morbillo – sottolinea Pregliasco, past president Anpas e vicepresidente di Samaritan International – è tra le malattie infettive più contagiose in assoluto: in una popolazione completamente suscettibile, una persona infetta può contagiarne mediamente da 12 a 18. Prima dell’introduzione della vaccinazione negli Stati Uniti si stimavano ogni anno tra 3 e 4 milioni di infezioni e circa 400-500 decessi”. Il cambiamento determinato dalla disponibilità dei vaccini è stato significativo, ma il progressivo abbassamento delle coperture vaccinali rischia di favorire nuovamente la circolazione del virus. Pregliasco ricorda che proprio “grazie ai vaccini questi numeri sono stati drasticamente ridotti. Oggi 2 dosi garantiscono una protezione di circa il 97%, ma il calo delle coperture vaccinali sta creando nuove opportunità di circolazione del virus”.
Allarme morbillo in Italia, il rischio aumenta con le coperture vaccinali sotto il 95%
La situazione degli Stati Uniti rappresenta, secondo l’esperto, un segnale da non sottovalutare anche per il nostro Paese. L’elevata contagiosità del morbillo rende infatti particolarmente importante mantenere una copertura vaccinale adeguata per limitare la diffusione dell’infezione. Il virologo individua nella soglia del 95% di copertura vaccinale un riferimento fondamentale per la prevenzione dei focolai, soprattutto nelle comunità caratterizzate da una presenza significativa di persone non immunizzate. “La vicenda americana”, avverte Pregliasco, “deve rappresentare un campanello d’allarme anche per l’Italia – continua Pregliasco – Il morbillo non conosce confini e, quando le coperture vaccinali scendono sotto il 95%, aumenta il rischio di focolai epidemici, soprattutto nelle comunità con molte persone non immunizzate”. Il richiamo riguarda dunque la necessità di preservare i risultati raggiunti attraverso le campagne vaccinali, evitando che la diminuzione delle immunizzazioni possa favorire una nuova diffusione del morbillo.
Prevenzione del morbillo, l’appello a recuperare le vaccinazioni mancate
La risposta al rischio di nuove epidemie passa, secondo Pregliasco, dal recupero delle vaccinazioni non effettuate, dal contrasto alla disinformazione e dalla protezione delle categorie maggiormente esposte alle conseguenze della malattia. Il virologo richiama in particolare l’importanza di tutelare i bambini più piccoli e le persone fragili, ribadendo che i progressi ottenuti nella prevenzione delle malattie infettive richiedono un impegno costante. “La priorità deve essere recuperare le vaccinazioni mancate, contrastare la disinformazione e proteggere soprattutto i bambini più piccoli e le persone fragili. La prevenzione non è un risultato acquisito una volta per tutte: va difesa ogni giorno”, conclude Pregliasco.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?