Previsioni stagionali, NAO negativa nell’inverno 2026-2027: il segnale più forte è atteso a febbraio. Strada spianata a discese di aria artica o continentale siberiana?

La nuova emissione stagionale di novembre di SEAS5 mostra una mediana negativa dell’indice NAO per gran parte dell’inverno, con il valore più basso a febbraio

La nuova previsione stagionale ECMWF, avviata il 1° novembre, propone un segnale complessivamente orientato verso una NAO negativa per la stagione fredda, con il valore mediano più basso a febbraio. Nel grafico degli indici di teleconnessione, le distribuzioni viola rappresentano i 51 membri della previsione, la linea nera indica la mediana, mentre le distribuzioni grigie e arancioni mostrano rispettivamente il clima simulato dal modello e la distribuzione dei dati di analisi usata come riferimento.

Da novembre a marzo la mediana prevista si colloca prevalentemente sotto lo zero, con un’anomalia negativa più marcata a febbraio e valori ancora tendenzialmente negativi ad aprile e maggio, sebbene questi mesi siano ormai al di fuori del cuore dell’inverno europeo. La dispersione dei membri resta però ampia: il grafico mostra che le singole simulazioni non convergono tutte verso lo stesso esito, perciò il segnale va inteso come una propensione media del sistema e non come la certezza che la NAO rimarrà negativa per tutta la stagione.

SEAS5 è un sistema stagionale basato su un ensemble di 51 simulazioni, costruito per rappresentare anche l’incertezza associata all’evoluzione atmosferica a lunga scadenza. La mediana riassume il centro della distribuzione, ma non descrive da sola tutte le possibili configurazioni: per interpretare la previsione è necessario osservare anche l’ampiezza e la forma dell’intero insieme dei membri.

Teleconnessioni NAO 2026-2027

Che cosa indica una NAO negativa per l’Europa

La North Atlantic Oscillation descrive una delle principali configurazioni di pressione dell’emisfero settentrionale, legata alla differenza tra le condizioni atmosferiche nell’area islandese e quelle sull’Atlantico subtropicale. Nella fase positiva il gradiente di pressione tende a sostenere venti occidentali più intensi e una traiettoria delle perturbazioni atlantiche più settentrionale; nella fase negativa il flusso zonale può indebolirsi e diventare più ondulato, con maggiori possibilità di blocchi anticiclonici alle alte latitudini e di discese fredde verso alcune parti dell’Europa.

Questa relazione non permette però di tradurre automaticamente una NAO negativa in freddo e neve sull’Italia. L’effetto concreto dipende dalla posizione dei centri di alta e bassa pressione, dall’orientamento delle correnti e dall’interazione con altre configurazioni atmosferiche: una fase negativa può favorire precipitazioni e irruzioni fredde nel Mediterraneo, ma può anche lasciare alcune aree italiane ai margini dei fenomeni o sotto correnti miti meridionali. La NAO è quindi un’indicazione su larga scala della circolazione, non una previsione locale del tempo.

La mappa ECMWF delle anomalie di precipitazione per dicembre-gennaio-febbraio 2026-2027 presenta infatti un quadro non uniforme. Il segnale di precipitazioni sopra la media si estende su parti dell’Europa occidentale e centro-settentrionale, mentre sull’area mediterranea e su una porzione significativa dell’Italia il segnale appare più debole o vicino alla neutralità, con alcune aree che mostrano anomalie negative. Sono valori stagionali espressi come scarto rispetto alla climatologia: non indicano quanti giorni pioverà né dove si verificheranno singoli episodi di maltempo, ma suggeriscono come potrebbe distribuirsi il totale delle precipitazioni nel trimestre.

Vortice polare 2026-2027

Il vortice polare stratosferico è vicino a una soglia importante

La seconda mappa allegata segue le previsioni del vento zonale medio a 10 hPa e 60°N, un parametro utilizzato per monitorare la circolazione del vortice polare stratosferico. Dopo valori intorno a 20-23 m/s nella parte finale di ottobre, le analisi mostrano un rapido indebolimento, con i venti occidentali che si sono avvicinati allo zero nei primi giorni di novembre. Nella corsa ECMWF del 5 novembre, la previsione continua a oscillare vicino alla soglia dello zero nei giorni successivi e mostra una nuova discesa sotto zero intorno alla metà del mese, prima di una successiva risalita.

È un’evoluzione che mantiene aperta la possibilità di un ulteriore indebolimento molto marcato del vortice polare, ma che resta sensibile agli aggiornamenti dei modelli: le diverse corse visibili nel grafico divergono soprattutto nella fase successiva al minimo previsto, segnalando incertezza sia sulla durata del rallentamento sia sulla rapidità della ripresa dei venti.

Occorre distinguere tra un forte indebolimento del vortice polare e un riscaldamento stratosferico improvviso ufficiale, o SSW. Nella tabella storica allegata viene adottata anche la soglia di venti zonali inferiori a 10 m/s per individuare episodi di forte indebolimento; un SSW ufficiale richiede invece, secondo la definizione operativa più comune, l’inversione dei venti zonali medi da occidentali a orientali a 10 hPa e 60°N. Il grafico attuale mostra una previsione prossima allo zero e brevi passaggi sotto questa linea, ma la traiettoria resta incerta e dovrà essere verificata con le prossime emissioni.

Anche quando il vortice polare si indebolisce o si verifica un SSW, gli effetti al suolo non sono immediati né garantiti. Le anomalie stratosferiche possono propagarsi verso la troposfera e contribuire a modificare la circolazione, ma l’intensità della risposta e la sua distribuzione geografica dipendono dall’evoluzione successiva dell’atmosfera, dalla propagazione delle onde planetarie e dagli altri fattori che condizionano il tempo invernale.

Che cosa mostrano i precedenti storici

La tabella degli inverni dal 1940 in poi seleziona gli anni in cui tra il 1° novembre e il 15 dicembre si è verificato un forte indebolimento del vortice polare, definito da venti zonali a 10 hPa inferiori a 10 m/s, oppure un SSW ufficiale. Per quegli inverni vengono conteggiati i mesi con indici medi AO/NAO negativi e positivi da dicembre a marzo.

I conteggi riportati mostrano una prevalenza dei mesi negativi in dicembre, gennaio e febbraio: 9 contro 4 in dicembre, 11 contro 2 in gennaio e 8 contro 3 in febbraio. A marzo il divario è molto più contenuto, con 7 mesi negativi e 6 positivi. Il rapporto risulta dunque più sbilanciato verso la fase negativa nella prima parte dell’inverno, soprattutto a gennaio.

La seconda tabella considera soltanto i mesi con valori fortemente negativi o fortemente positivi. In questo sottoinsieme, dicembre presenta un mese fortemente negativo e nessuno fortemente positivo, gennaio ne conta cinque negativi e nessuno positivo, mentre febbraio e marzo sono equilibrati, con due mesi per ciascuna fase in febbraio e uno per ciascuna in marzo. Il segnale più netto del campione è quindi la maggiore frequenza di mesi fortemente negativi a gennaio, ma il numero di casi è piccolo e non va interpretato come una legge atmosferica.

Il confronto storico è interessante perché offre un contesto alla previsione ECMWF: sia il modello sia i precedenti selezionati mostrano una maggiore propensione a configurazioni negative dell’AO/NAO nella parte centrale dell’inverno. Tuttavia, il campione comprende pochi eventi, le definizioni di “forte indebolimento” e di “SSW” non sono identiche e gli inverni considerati differiscono per condizioni oceaniche, stato della QBO, attività solare e configurazione troposferica. Il rapporto tra mesi negativi e positivi è quindi un indizio statistico, non una probabilità direttamente trasferibile all’inverno 2026-2027.

Anomalie precipitazioni Europa a DJF

Il quadro per l’inverno 2026-2027

La nuova emissione stagionale ECMWF offre dunque un segnale coerente, ma da mantenere sul piano probabilistico: la mediana della NAO resta negativa per buona parte dell’inverno e raggiunge il valore più basso a febbraio, mentre gli analoghi storici con vortice polare fortemente indebolito tra novembre e metà dicembre hanno favorito più spesso configurazioni negative dell’AO/NAO, con il massimo sbilanciamento a gennaio.

La fase attuale del vortice polare potrebbe aggiungere un elemento di interesse, perché i venti stratosferici sono prossimi allo zero e le proiezioni a breve termine mostrano oscillazioni intorno alla soglia di inversione. Ma proprio la vicinanza alla soglia, insieme alla dispersione delle corse modellistiche, rende prematuro considerare già acquisito un SSW ufficiale o attribuirgli conseguenze precise sul tempo europeo dei prossimi mesi.

Per l’Italia, il punto da seguire nei prossimi aggiornamenti sarà l’eventuale combinazione tra indebolimento del vortice, sviluppo di blocchi alle alte latitudini e disposizione delle depressioni atlantiche e mediterranee. Se il segnale stagionale si confermerà, potrà indicare maggiori occasioni per una circolazione più ondulata e per fasi di blocco, ma la traiettoria delle irruzioni fredde e la distribuzione delle precipitazioni andranno definite molto più avanti, attraverso le previsioni a medio e breve termine.