La resistenza ai farmaci non riguarda soltanto i batteri. Anche i funghi possono sviluppare meccanismi che rendono più difficile il trattamento delle infezioni, con conseguenze che interessano sia patologie molto diffuse, come le candidosi, sia malattie più rare ma potenzialmente gravi. È il caso delle infezioni fungine invasive, particolarmente pericolose per le persone con un sistema immunitario compromesso e per i pazienti sottoposti a cure intensive. Il fenomeno rappresenta una sfida crescente per la medicina, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha individuato alcuni patogeni fungini tra quelli che richiedono la massima attenzione a livello internazionale. Un rapporto dell’OMS pubblicato nel giugno 2026 stima che le malattie fungine colpiscano oltre 300 milioni di persone ogni anno nel mondo, evidenziando le dimensioni di un problema sanitario ancora poco conosciuto. La questione è stata al centro del 16° Congresso Nazionale della SITA – Società Italiana di Terapia Antinfettiva, che si conclude oggi a Torino sotto la presidenza del professor Matteo Bassetti, con l’organizzazione scientifica del professor Francesco Giuseppe De Rosa. Tra i principali argomenti affrontati figurano la necessità di migliorare gli strumenti diagnostici, contrastare la diffusione delle resistenze e utilizzare correttamente le nuove opportunità terapeutiche.
Candida auris, i numeri europei e l’Italia tra i Paesi più interessati
Uno dei segnali più significativi arriva dalla diffusione della Candida auris, un fungo che può presentare resistenza ai trattamenti antifungini e che ha assunto crescente rilevanza nella sorveglianza sanitaria internazionale. Secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), nel solo 2023 sono stati segnalati 1.346 casi di colonizzazione o infezione da Candida auris nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo. Complessivamente, tra il 2013 e il 2023, le segnalazioni hanno superato quota 4mila. L’Italia figura tra i Paesi maggiormente interessati dal fenomeno, che impone una particolare attenzione alla diagnosi, alla sorveglianza e alla gestione delle infezioni fungine, soprattutto nei contesti sanitari che assistono pazienti vulnerabili. La distinzione tra colonizzazione e infezione è importante: la presenza di un fungo nell’organismo non coincide necessariamente con lo sviluppo di una malattia. La capacità di alcuni patogeni di provocare infezioni difficili da trattare rappresenta tuttavia una delle ragioni per cui la loro diffusione viene monitorata dalle autorità sanitarie.
L’allerta dell’OMS: Candida, Aspergillus e Cryptococcus tra i patogeni a priorità critica
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha collocato quattro patogeni fungini nella categoria di priorità critica: Candida albicans, Candida auris, Aspergillus fumigatus e Cryptococcus neoformans. La classificazione tiene conto di diversi fattori, tra cui il peso delle malattie provocate, la presenza di resistenze ai trattamenti disponibili e la necessità di sviluppare nuove possibilità terapeutiche. Le conseguenze più gravi si possono verificare quando i funghi provocano infezioni invasive, arrivando a coinvolgere il sangue, i polmoni o altri organi. Le categorie maggiormente vulnerabili comprendono i pazienti trapiantati, oncoematologici, immunocompromessi e le persone ricoverate in terapia intensiva. La crescente attenzione verso questi patogeni riflette quindi non soltanto la capacità dei funghi di sviluppare resistenze farmacologiche, ma anche la complessità delle condizioni cliniche nelle quali possono manifestarsi le infezioni più pericolose.
Candidosi vulvovaginale, il 75% delle donne ha almeno un episodio nella vita
Accanto alle infezioni fungine invasive, esiste un problema che interessa una parte molto ampia della popolazione femminile: la candidosi vulvovaginale, una delle infezioni fungine più comuni. Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, circa il 75% delle donne lamenta almeno un episodio di candidosi vulvovaginale nel corso della vita. Una percentuale inferiore al 5% presenta invece forme ricorrenti, caratterizzate da almeno tre episodi sintomatici nell’arco di un anno. Nella maggior parte dei casi i trattamenti disponibili risultano efficaci. Le difficoltà possono emergere quando i sintomi persistono o l’infezione sembra ripresentarsi ripetutamente. In queste circostanze diventa fondamentale verificare che si tratti effettivamente di candidosi e, quando indicato, identificare il microrganismo responsabile. Non tutte le forme ricorrenti sono infatti riconducibili a una resistenza ai farmaci. Alcuni sintomi possono avere cause differenti, mentre determinate specie di Candida possono rispondere meno efficacemente alle terapie abitualmente utilizzate.
Bassetti: “attenzione alle cure ripetute senza una diagnosi corretta”
Il professor Matteo Bassetti richiama l’attenzione sui rischi legati all’impiego ripetuto di trattamenti già utilizzati in precedenza, senza aver prima chiarito le cause dei sintomi. “Le candidosi sono un esempio concreto di come anche le infezioni fungine possano porre problemi di appropriatezza terapeutica”, sottolinea il professore. “Spesso si tende a ripetere un trattamento già utilizzato in passato, senza considerare che i sintomi possono avere cause differenti o che alcune specie di Candida possono rispondere meno ai farmaci abituali. Non tutte le candidosi ricorrenti sono resistenti, ma proprio per questo è importante evitare il fai-da-te e arrivare a una diagnosi corretta. La resistenza agli antifungini è un problema reale e richiede maggiore attenzione anche fuori dagli ospedali”. Il richiamo riguarda un aspetto centrale nella gestione delle infezioni fungine ricorrenti: la necessità di distinguere le situazioni nelle quali è opportuno utilizzare una terapia antifungina da quelle che richiedono ulteriori accertamenti diagnostici.
Infezioni fungine invasive, i rischi per i pazienti immunodepressi e ricoverati in terapia intensiva
La gravità delle infezioni fungine può aumentare sensibilmente nei pazienti che presentano condizioni cliniche complesse. Tra i fattori di rischio figurano l’immunosoppressione, la presenza di dispositivi invasivi, le ospedalizzazioni prolungate e le terapie antibiotiche complesse. Un’attenzione specifica riguarda inoltre le aspergillosi, infezioni che possono complicare quadri respiratori particolarmente gravi, compresi quelli legati all’influenza nei pazienti ricoverati in terapia intensiva. A spiegare l’importanza del riconoscimento precoce di queste patologie è il professor Francesco Giuseppe De Rosa, delle Malattie Infettive della Città della Salute di Torino. “Le infezioni fungine invasive possono essere particolarmente pericolose nei pazienti più fragili”, spiega De Rosa. “Il rischio aumenta in presenza di immunosoppressione, dispositivi invasivi, ospedalizzazioni prolungate e terapie antibiotiche complesse. Oggi prestiamo maggiore attenzione anche alle aspergillosi che possono complicare gravi infezioni respiratorie, come l’influenza nei pazienti ricoverati in terapia intensiva. In queste situazioni il riconoscimento tempestivo dell’infezione fungina e la scelta della terapia sono determinanti per la gestione clinica”. La tempestività diagnostica assume dunque un ruolo determinante nelle situazioni in cui l’infezione può coinvolgere organi vitali e complicare condizioni già compromesse da altre patologie.
Nuovi farmaci antifungini e trattamenti a lunga durata d’azione: le prospettive terapeutiche
La ricerca di strategie terapeutiche sempre più efficaci rappresenta uno dei principali ambiti di confronto del Congresso Nazionale SITA di Torino. Particolare attenzione è stata riservata ai nuovi antifungini, alle terapie a lunga durata d’azione e al corretto impiego delle diverse opzioni farmacologiche disponibili. L’obiettivo è migliorare l’appropriatezza dei trattamenti, individuando le soluzioni più adatte in relazione al tipo di infezione, alle condizioni cliniche del paziente e alle caratteristiche del microrganismo coinvolto. L’evoluzione delle possibilità terapeutiche si accompagna alla necessità di disporre di strumenti diagnostici tempestivi e di rafforzare la sorveglianza delle resistenze, affinché la scelta dei farmaci sia sempre più mirata. Il professor Matteo Bassetti sottolinea il legame tra innovazione farmacologica e utilizzo appropriato delle cure. “Abbiamo bisogno di strumenti diagnostici tempestivi e di terapie sempre più mirate”, spiega Bassetti. “Come per gli antibiotici, anche gli antifungini devono essere utilizzati correttamente, evitando trattamenti non necessari e scegliendo il farmaco appropriato quando serve davvero. Investire nella ricerca e nella sorveglianza delle resistenze è fondamentale per proteggere soprattutto i pazienti che rischiano le conseguenze più gravi”. Il confronto scientifico evidenzia così la necessità di affrontare la resistenza agli antifungini attraverso diagnosi accurate, sorveglianza dei patogeni e trattamenti proporzionati alle effettive necessità cliniche, con particolare attenzione alle infezioni che possono mettere maggiormente a rischio la salute dei pazienti più fragili.


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