Immaginate un futuro in cui le macchine possiedono il senso del tatto e in cui una semplice passeggiata permette di produrre energia pulita per alimentare i nostri dispositivi elettronici di uso quotidiano. Questo scenario fantascientifico sta diventando realtà grazie al lavoro di un gruppo di fisici del Dipartimento interuniversitario di Fisica dell’Università e del Politecnico di Bari. Al centro di questa rivoluzione tecnologica ci sono dei sensori sottilissimi, realizzati in materiale piezoelettrico, in grado di trasformare la pressione e il tocco in un segnale elettrico con estrema precisione. Questa innovazione apre le porte a scenari inediti per la robotica, la produzione energetica e il settore biomedicale, trasformando superfici inerti in vere e proprie pelli intelligenti capaci di interagire attivamente con l’ambiente circostante.
Il ritorno dei talenti e l’innovazione del ThinFilm Lab
La mente dietro questa promettente tecnologia è la professoressa Anna Maria Coclite, laureata in chimica a Bari e tornata in Italia dopo importanti esperienze al MIT di Boston e alla Graz University of Technology in Austria. Dal 5 febbraio 2024 è professoressa ordinaria nel capoluogo pugliese, dove ha da poco inaugurato il suo ThinFilm Lab trasferendo l’intera strumentazione internazionale. L’avventura scientifica deriva da Smart Core, un progetto sostenuto nel 2016 con un ERC Starting Grant da 1,5 milioni di euro per sviluppare una pelle artificiale sensibile a umidità, temperatura e pressione. Nel 2023 la validazione per il mercato è stata spinta da un ERC Proof of Concept da 150mila euro. Ora il team ha fatto un ulteriore balzo in avanti, portando la lettura del segnale dal cavo alla tecnologia Bluetooth, un dettaglio fondamentale per creare prototipi agili da impiegare al di fuori dei laboratori.
Dall’agricoltura all’energia fino alle frontiere della medicina
I campi di applicazione sono molteplici e guardano sia al breve che al lungo periodo. Nel settore agricolo, i ricercatori stanno sperimentando l’installazione di questi sensori sulle pinze dei bracci robotici utilizzati nelle serre. Attualmente queste macchine si basano unicamente sull’aspetto visivo per raccogliere la frutta, ma la nuova pelle sensibile permetterebbe loro di valutare il grado di maturazione attraverso il tatto e di calibrare automaticamente la presa senza danneggiare il raccolto. Un’altra strada immediata riguarda il recupero dell’energia meccanica. Applicando il film sottile sulle suole delle scarpe o sotto le pavimentazioni, l’energia generata dalla camminata o dalla corsa può essere immagazzinata e sfruttata per ricaricare un cellulare. L’orizzonte più ambizioso rimane tuttavia quello clinico. L’obiettivo finale punta alla realizzazione di protesi capaci di restituire sensazioni tattili ai pazienti o di guanti chirurgici avanzati in grado di incrementare la sensibilità dei medici durante le operazioni, sebbene i necessari test normativi richiedano tempi fisiologicamente più estesi.
“Ricerca ad altissimi livelli internazionali”
L’impatto e il potenziale della scoperta sono stati sottolineati dai diretti interessati durante la presentazione ufficiale del laboratorio. “Dare il tatto alle macchine cambia il modo in cui robot, protesi e dispositivi indossabili interagiscono con il mondo. Questa ricerca è nata lontano da qui e oggi a Bari ha le condizioni per crescere: portare la scienza di base fino a prototipi che escono dal laboratorio e incontrano agricoltura, energia e salute. I tempi sono diversi a seconda del settore, ma la direzione è chiara“, commenta la professoressa Anna Maria Coclite.
Il valore strategico dell’iniziativa è stato ribadito da Roberto Bellotti, rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, il quale dichiara: “L’inaugurazione di questo laboratorio è particolarmente importante perché dimostra che l’Università di Bari può fare ricerca ad altissimi livelli internazionali e ha tutte le carte in regola per essere una casa per accademici di spessore, italiani e stranieri. Che una ricercatrice scelga di riportare a Bari un progetto europeo, insieme alla strumentazione, dice che Università vogliamo essere: un luogo dove la ricerca di base incontra imprese e territorio, e dove i talenti, formati qui o altrove, trovano lo spazio per lavorare. Un laboratorio come questo è un investimento sulla capacità del Sud di produrre innovazione, di cui andiamo molto fieri“.
Infine, Sebino Stramaglia, direttore del Dipartimento interuniversitario di Fisica, ha evidenziato l’impatto accademico e formativo della struttura: “Il Dipartimento ha scelto di investire sulla sensoristica e sulla capacità di attrarre ricercatori che abbiano maturato esperienze internazionali. Il laboratorio dà a questa ricerca una sede stabile e ai nostri studenti e dottorandi l’occasione di lavorare su tecnologie che si traducono in applicazioni concrete. Per un Dipartimento interuniversitario come il nostro, è la dimostrazione di come due atenei possano costruire insieme competenze e opportunità“.


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