Una scossa di terremoto si è verificata a grande profondità nel Mar Tirreno alle 14:06 di oggi, lunedì 2 novembre. I sismografi hanno rilevato un sisma di magnitudo 3.2 con epicentro davanti alla costa calabra nordoccidentale. L’evento è avvenuto ad una profondità considerevole, ben 291km, il che ha limitato la percezione delle onde sismiche in superficie.
Il battito profondo del Tirreno e il gigante litosferico sotto la Calabria
Il recente evento sismico offre un punto di vista privilegiato per comprendere le dinamiche trasformative che plasmano le viscere della Terra. La scossa, registrata a un ipocentro eccezionalmente profondo di quasi trecento chilometri, rappresenta un chiaro segnale dei movimenti geologici in atto al di sotto del Mar Tirreno meridionale. A differenza dei terremoti superficiali, in cui l’energia si scarica direttamente contro i centri abitati provocando forti risentimenti in superficie, le scosse ad elevata profondità disperdono gran parte delle loro onde nel mantello terrestre. Questo viatico sotterraneo attutisce enormemente la percezione da parte della popolazione, ma racconta agli scienziati la storia affascinante e complessa del laboratorio geodinamico che si snoda sotto la nostra penisola.
La subduzione dell’Arco Calabro e il viaggio delle placche
Per cogliere la natura di questi eventi occorre rivolgere lo sguardo alla tettonica delle placche. L’area del Mar Tirreno meridionale e della Calabria è dominata da un fenomeno geologico straordinario noto come subduzione. In questo contesto, una porzione della vecchia placca ionica si inflette e sprofonda inesorabilmente sotto il bacino tirrenico, scivolando all’interno del mantello mantellare bollente. Questa lastra rigida di roccia, definita in gergo scientifico “slab”, mantiene una certa rigidità e fragilità mentre discende nelle profondità abissali della Terra. Durante questo viaggio verso il basso, la roccia subisce tensioni e deformazioni imponenti che generano rotture sismiche lungo la superficie dello slab. I terremoti profondi tirrenici non sono quindi il frutto di faglie superficiali, bensì la testimonianza diretta del lento affondamento di un intero settore di crosta continentale ed oceanica.
Memoria sismica ed evoluzione storica del territorio calabrese
Se da un lato il Tirreno meridionale si distingue per questo continuo scivolamento in profondità, la storia sismica della Calabria circostante è segnata anche da eventi di ben altra natura e gravità. Lungo l’appennino calabro e lungo le sue linee di costa, i terremoti superficiali hanno storicamente lasciato tracce indelebili sul piano sociale e strutturale. Ricordiamo la tragica sequenza del 1783 che sconvolse la Calabria meridionale, oppure il disastroso terremoto del 1905 che colse la costa occidentale e il Cosentino, fino ad arrivare al devastante evento del 1908 nello Stretto di Messina. È fondamentale tracciare una netta distinzione tra questi terremoti storici superficiali, generati dalla distensione della crosta terrestre lungo la dorsale appenninica, e le scosse profonde tirreniche come quella odierna. La sismicità profonda agisce come una sorta di valvola di sfogo sottomarina, lontana dalle abitazioni e schermata da centinaia di chilometri di roccia. Studiare e monitorare questa fitta rete di sismicità consente alla ricerca sismologica di decifrare la struttura interna del pianeta, offrendo preziose risposte sul futuro geologico della regione mediterranea.






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