Terremoto nel Mar Adriatico, scossa in serata: epicentro tra Italia e Balcani | DATI e MAPPA

Il sisma è stato registrato a una profondità di 19 chilometri nel bacino adriatico, in un'area caratterizzata da una complessa attività tettonica tra la penisola italiana e quella balcanica

Una scossa di terremoto di magnitudo 3.5 è stata registrata questa sera, domenica 8 novembre 2026, alle ore 20:09, nel Mar Adriatico centrale. Il movimento sismico si è verificato a una profondità di 19 chilometri, con epicentro localizzato in mare aperto, nel settore del bacino adriatico compreso tra le coste italiane e quelle balcaniche. La localizzazione dell’epicentro colloca il terremoto in una porzione del Mediterraneo centrale interessata da una complessa attività geologica, legata ai movimenti delle placche tettoniche e alle deformazioni che coinvolgono l’area adriatica e le catene montuose circostanti.

Terremoto nell’Adriatico centrale: magnitudo 3.5 e profondità di 19 chilometri

Il terremoto delle 20:09 ha avuto una magnitudo di 3.5, un valore che identifica un evento sismico di energia moderata nella classificazione comunemente utilizzata per descrivere i terremoti. L’ipocentro è stato individuato a 19 chilometri di profondità, mentre l’epicentro ricade nel tratto di mare che separa la penisola italiana dalla costa orientale dell’Adriatico. La profondità ipocentrale costituisce un elemento importante nell’analisi di un terremoto, perché contribuisce a determinare il modo in cui le onde sismiche si propagano verso la superficie. La percezione di una scossa dipende tuttavia anche dalla distanza dall’epicentro, dalle caratteristiche geologiche dei territori attraversati dalle onde e dalle condizioni locali del sottosuolo. La posizione dell’epicentro in mare aperto inserisce l’evento in un contesto geografico particolare, nel quale la distribuzione delle strutture tettoniche non coincide necessariamente con i confini delle terre emerse. Le deformazioni della crosta terrestre interessano infatti anche i fondali dell’Adriatico, dove si sviluppano sistemi di faglie e strutture geologiche sommerse.

Le faglie dell’Adriatico centrale e i movimenti delle placche tettoniche

Il Mar Adriatico occupa una posizione geologicamente significativa all’interno del Mediterraneo, una delle regioni più articolate dal punto di vista tettonico. Il bacino è associato alla microplacca adriatica, un blocco litosferico coinvolto nelle interazioni tra la placca africana e quella eurasiatica. I movimenti di questa porzione della litosfera contribuiscono ai processi di deformazione che interessano sia la penisola italiana sia il versante balcanico. La dinamica regionale è il risultato di una lunga evoluzione geologica, durante la quale movimenti di convergenza, compressione e deformazione hanno determinato la formazione di pieghe, sovrascorrimenti e faglie. Alcune di queste strutture sono presenti anche al di sotto dei sedimenti che ricoprono il fondo marino. I terremoti nell’Adriatico possono essere associati al rilascio improvviso dell’energia elastica accumulata lungo strutture tettoniche attive. Quando gli sforzi presenti nella crosta terrestre superano la resistenza delle rocce, può verificarsi uno scorrimento lungo una faglia, con la conseguente generazione di onde sismiche.

Il rischio sismico nel Mar Adriatico e lungo le coste italiane e balcaniche

Il rischio sismico dell’area adriatica deve essere inquadrato nella più ampia attività tettonica del Mediterraneo centrale. Il bacino marino è circondato da territori che presentano caratteristiche geologiche differenti e nei quali la pericolosità sismica varia sensibilmente da una zona all’altra. In Italia, il versante adriatico risente dell’evoluzione geodinamica dell’Appennino e delle strutture che interessano il margine orientale della penisola. Sul lato opposto, le regioni costiere dei Balcani sono influenzate dai processi deformativi connessi alla catena dinarica e alle strutture tettoniche che si estendono verso l’Adriatico. È importante distinguere la pericolosità sismica dal rischio sismico. La prima descrive la probabilità che un determinato territorio sia interessato da scuotimenti del suolo di una certa intensità in un intervallo temporale definito. Il rischio dipende invece anche dalla presenza di edifici, infrastrutture, popolazione e dalla loro vulnerabilità. Un evento di magnitudo 3.5, come quello registrato questa sera, non può essere utilizzato da solo per valutare l’evoluzione futura dell’attività sismica. I terremoti sono fenomeni naturali legati a processi geologici complessi e non è attualmente possibile prevedere con precisione il momento, la posizione e la magnitudo di una futura scossa.

I precedenti storici: i grandi terremoti lungo il margine adriatico

La storia sismica dell’Adriatico e delle regioni circostanti documenta numerosi terremoti, con caratteristiche ed effetti molto diversi a seconda delle aree coinvolte. Alcuni degli eventi più significativi hanno interessato soprattutto le zone costiere e montuose situate ai margini del bacino, dove si concentrano importanti strutture tettoniche attive. Tra i precedenti storici più rilevanti figura il terremoto del Montenegro del 15 aprile 1979, un evento di magnitudo intorno a 7 che colpì duramente la costa adriatica orientale, provocando vittime e gravi distruzioni. Il sisma rappresenta uno degli episodi più importanti nella storia sismica recente dell’area balcanica affacciata sull’Adriatico. Un altro importante precedente è rappresentato dal terremoto di Dubrovnik del 1667, che devastò la storica città della costa dalmata, causando gravissime conseguenze. L’evento testimonia la presenza di una significativa attività sismica lungo il margine orientale del bacino adriatico. Sul versante italiano, la storia sismica dell’Appennino centrale comprende terremoti distruttivi che hanno interessato Abruzzo, Marche e altre regioni dell’Italia centrale. Tra questi si ricordano il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 e quello dell’Aquila del 6 aprile 2009, entrambi associati a strutture tettoniche appenniniche e non direttamente assimilabili ai terremoti che si verificano in mare aperto. Questi precedenti illustrano la complessità geologica dell’area mediterranea, ma non indicano un collegamento diretto con la scossa di magnitudo 3.5 registrata nell’Adriatico centrale. Ogni evento sismico deve essere analizzato considerando la propria localizzazione, profondità, magnitudo e il contesto tettonico specifico.

Perché si verificano terremoti anche in mare aperto

I terremoti sottomarini sono generati dagli stessi processi fisici che provocano i terremoti sulla terraferma. Le tensioni accumulate nelle rocce possono determinare movimenti improvvisi lungo faglie situate al di sotto dei fondali, producendo onde sismiche che si propagano attraverso la crosta terrestre. La presenza dell’acqua non impedisce la trasmissione delle onde sismiche nel sottosuolo. Un terremoto con epicentro in mare può quindi essere registrato anche da strumenti collocati a notevole distanza sulle terre emerse, grazie alla propagazione delle onde attraverso i materiali geologici. Il terremoto registrato alle 20:09 nell’Adriatico centrale si inserisce dunque nel quadro dei fenomeni sismici che interessano il bacino mediterraneo, dove il continuo movimento delle strutture tettoniche determina il progressivo accumulo e rilascio di energia all’interno della crosta terrestre.

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