Una nuova perturbazione proveniente dal Sole è diretta verso la Terra. A provocarla è un buco nell’atmosfera solare, una regione particolare dalla quale fuoriesce un flusso di particelle cariche che viaggia nello spazio sotto forma di vento solare. Secondo le previsioni disponibili, il primo impatto con il nostro pianeta potrebbe verificarsi tra oggi, 7 novembre, e domani, 8 novembre, con la possibilità di generare tempeste geomagnetiche classe G1 e G2. Si tratta, rispettivamente, di fenomeni di intensità minore e moderata, che possono provocare variazioni temporanee del campo magnetico terrestre.
Tra gli effetti più suggestivi attesi ci sono le aurore polari, che potrebbero diventare visibili alle latitudini più elevate. Il fenomeno, tuttavia, dipenderà dall’intensità effettiva del flusso di particelle solari e dalle condizioni con cui interagirà con il campo magnetico terrestre. Non si tratta, dunque, di un evento che lascia prevedere conseguenze gravi o diffuse sulla vita quotidiana, ma di un fenomeno naturale che merita attenzione per i suoi possibili effetti sull’ambiente spaziale che circonda la Terra.
Che cos’è un buco coronale?
Per comprendere meglio la situazione, bisogna partire dalla struttura della nostra stella. Il Sole è circondato da diversi strati di gas, il più esterno dei quali è chiamato corona solare. È proprio qui che si formano i cosiddetti buchi coronali (in inglese, coronal holes). Non sono veri e propri buchi o aperture nella superficie solare: si tratta, piuttosto, di vaste regioni in cui il plasma è meno denso e relativamente più freddo rispetto alle aree circostanti. In queste zone il campo magnetico solare assume una configurazione particolare, con linee di campo aperte che permettono alle particelle di disperdersi più facilmente nello Spazio. Da queste regioni possono quindi partire intensi flussi di vento solare, capaci di raggiungere la Terra.
Che cos’è il vento solare?
Il vento solare è un flusso continuo di particelle elettricamente cariche, soprattutto protoni ed elettroni, emesse dal Sole e trasportate nello spazio. La sua velocità varia nel tempo: normalmente si aggira intorno ai 400 km al secondo, ma in presenza di particolari fenomeni solari può aumentare sensibilmente.
Che cosa sono le tempeste geomagnetiche G1 e G2?
Quando il vento solare raggiunge la Terra, può interagire con la sua magnetosfera, ovvero la regione dello Spazio dominata dal campo magnetico terrestre. Questa interazione può provocare una tempesta geomagnetica, una perturbazione temporanea del campo magnetico del nostro pianeta. Per classificare questi fenomeni, lo Space Weather Prediction Center della NOAA, l’agenzia statunitense che monitora anche le condizioni meteorologiche spaziali, utilizza una scala composta da 5 livelli:
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G1 – Minore: è il livello più basso. Può produrre deboli disturbi nei sistemi elettrici e satellitari e favorire aurore alle alte latitudini;
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G2 – Moderata: può provocare disturbi più evidenti nelle reti elettriche, nelle comunicazioni radio e nel funzionamento dei satelliti. Le aurore possono essere osservate anche a latitudini più basse rispetto al normale;
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G3 – Forte: gli effetti sulle infrastrutture tecnologiche possono diventare più significativi;
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G4 – Severa: può causare problemi più importanti alle reti elettriche e ai sistemi di navigazione;
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G5 – Estrema: rappresenta il livello massimo, associato a possibili conseguenze rilevanti sulle infrastrutture tecnologiche.
Nel caso previsto per questo fine settimana, l’attenzione è concentrata soprattutto sui livelli G1 e G2. Va precisato che il raggiungimento del livello G2 resta una possibilità, non una certezza.
Perché si formano le aurore polari?
Uno degli effetti più affascinanti delle tempeste geomagnetiche è la comparsa delle aurore polari, conosciute come aurora boreale nell’emisfero settentrionale e aurora australe in quello meridionale. Questi spettacoli luminosi si verificano quando le particelle cariche provenienti dal Sole interagiscono con gli atomi e le molecole presenti negli strati superiori dell’atmosfera terrestre. L’energia trasferita durante queste collisioni viene rilasciata sotto forma di luce. I diversi colori dipendono dai gas coinvolti e dall’altitudine: il verde è generalmente associato all’ossigeno, mentre il rosso può comparire a quote maggiori; le tonalità blu e violacee sono legate soprattutto all’azoto.
Normalmente le aurore sono concentrate nelle regioni vicine ai poli magnetici terrestri. Durante una tempesta geomagnetica, però, la zona in cui possono manifestarsi si amplia, rendendo possibile osservarle anche a latitudini meno settentrionali. Per questo motivo, un’intensificazione dell’attività geomagnetica potrebbe regalare uno spettacolo particolarmente suggestivo agli osservatori che si trovano nelle regioni più settentrionali.


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