Il Macbeth di Shakespeare diventa il punto di partenza per un esperimento teatrale che mette in relazione la medicina, la malattia e la condizione umana. Sabato 14 novembre 2026, alle ore 18.00, nella Sala S. Domenico della Scuola Grande di San Marco a Venezia, andrà in scena l’anteprima di Macbeth_vivevamo felici durante la guerra, una produzione performativa affidata alla Compagnia Biancofango di Francesca Macrì e Andrea Trapani, nata nell’ambito di un progetto nazionale di ricerca che esplora il rapporto tra teatro e medicina. L’iniziativa rappresenta l’esito di un percorso di ricerca scientifica, sperimentazione artistica e partecipazione culturale promosso dall’Università Ca’ Foscari Venezia attraverso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati, in collaborazione con la Fondazione Museo della Scuola Grande di San Marco e della Sanità e il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Lo spettacolo costituisce un’attività di public engagement, cofinanziata dall’Ateneo, del progetto nazionale PRIN Teatro e Medicina, dedicato alle relazioni tra conoscenze mediche, pratiche di cura e linguaggi della rappresentazione teatrale.
Macbeth a Venezia: l’anteprima teatrale del 14 novembre alla Scuola Grande di San Marco
L’appuntamento veneziano nasce con l’obiettivo di trasformare i risultati di una ricerca multidisciplinare in un’esperienza artistica capace di coinvolgere il territorio e le sue istituzioni culturali. Non si tratta soltanto di una nuova interpretazione del capolavoro shakespeariano, ma di un evento-esperimento culturale nel quale la scena diventa uno spazio di indagine sulla sofferenza fisica e psicologica, sulle possibilità della medicina e sul rapporto tra il corpo e la parola. La scelta della Scuola Grande di San Marco assume un significato particolare proprio in relazione ai contenuti dello spettacolo. La Fondazione Museo della Scuola Grande di San Marco e della Sanità ha messo a disposizione gli ambienti di uno degli ospedali storici italiani più conosciuti, caratterizzato da un importante patrimonio librario e artistico. Un luogo nel quale la storia della medicina si intreccia con quella dell’arte e della cultura veneziana, offrendo una cornice strettamente connessa ai temi affrontati nella rappresentazione. Alla realizzazione dell’anteprima contribuisce anche il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, che ha messo a disposizione il pianoforte con il quale saranno accompagnati e fraseggiati i monologhi di Macbeth. La componente musicale entra così nel linguaggio dello spettacolo, rafforzando il dialogo tra differenti espressioni artistiche che caratterizza il progetto. L’iniziativa coinvolge inoltre la Fondazione Cassamarca, presieduta dal professor Luigi Garofalo, che garantirà una successiva ripresa dello spettacolo a Treviso, nel Teatro Eden recentemente inaugurato. Il percorso artistico e culturale avrà quindi una prosecuzione anche al di fuori di Venezia.
Università Ca’ Foscari, il progetto PRIN Teatro e Medicina tra ricerca e spettacolo
Alla base dell’anteprima si trova il progetto nazionale PRIN Teatro e Medicina, diretto dal professor Massimo Stella del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari Venezia. La ricerca si sviluppa in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia e con quello di Medicina sperimentale e clinica dell’Università di Firenze. Il progetto si concentra sui rapporti che, tra il XVII e il XIX secolo, si sono sviluppati tra la drammaturgia francese e inglese e il sapere medico. L’indagine attraversa diversi ambiti disciplinari, dalla storia del teatro e dello spettacolo alla storia della medicina, fino alle Medical Humanities, per ricostruire il modo in cui le opere teatrali hanno rappresentato malattie, pratiche terapeutiche e questioni legate alla salute. Uno degli obiettivi consiste nel contribuire a colmare un parziale vuoto storico-critico negli studi dedicati alle relazioni tra teatro e medicina. La ricerca analizza anche la terminologia medica utilizzata nei testi drammaturgici e i dibattiti sulle questioni sanitarie che emergono nelle opere, con l’intento di ampliare le conoscenze disponibili sulla storia della medicina. Un ulteriore risultato atteso riguarda la valorizzazione di materiali rari o ancora poco conosciuti, che potranno essere utilizzati nell’ambito della didattica e della formazione dei giovani medici e del personale sanitario. In questa prospettiva, il patrimonio letterario e teatrale diventa uno strumento attraverso il quale approfondire anche gli aspetti umani della pratica clinica. La rappresentazione di Macbeth_vivevamo felici durante la guerra costituisce la traduzione artistica di questo percorso di studio. Attraverso la collaborazione con una compagnia specializzata nella ricerca performativa contemporanea, il progetto porta fuori dall’ambito strettamente accademico le riflessioni elaborate dagli studiosi, trasformandole in un’esperienza culturale condivisa.
Il Macbeth di Shakespeare tra malattia mentale, sofferenza fisica e limiti della medicina
Il nucleo drammaturgico dello spettacolo prende forma da una situazione già presente nel Macbeth di William Shakespeare: il confronto tra due medici chiamati a confrontarsi con manifestazioni differenti della malattia. Da un lato si trova il medico della corte scozzese, incaricato di curare la sofferenza psichica di Lady Macbeth; dall’altro il medico della corte inglese, che descrive le condizioni del popolo affetto da scrofole. La contrapposizione tra la malattia della psiche e quella del corpo diventa uno degli elementi centrali della rilettura teatrale. Le due figure mediche rappresentano prospettive diverse della sofferenza umana, ma sono accomunate dalla consapevolezza dei limiti delle proprie capacità terapeutiche. Accanto ai medici compaiono inoltre figure riconducibili a forme di medicina magica e taumaturgica. Al medico scozzese si contrappongono le veggenti e curandere identificate con le streghe, mentre a quello inglese si affianca il re-santo taumaturgo, al quale viene attribuita la capacità di guarire gli scrofolosi attraverso il semplice tocco e la preghiera.
Il confronto tra medicina, pratiche magiche e credenze religiose permette di esplorare differenti modi di interpretare la malattia e la guarigione. Entrambi i medici riconoscono, seppure in forme diverse, che le condizioni dei pazienti superano le possibilità della loro arte: la sofferenza psichica di Lady Macbeth e quella organica degli scrofolosi rimangono oltre i confini delle rispettive capacità di intervento. In questa prospettiva, Macbeth e Lady Macbeth emergono come figure profondamente segnate da un male che non riguarda soltanto il funzionamento del corpo o della mente, ma investe il loro stesso modo di vivere. La malattia assume così una dimensione esistenziale, nella quale le condizioni fisiche e psicologiche non possono essere separate dall’esperienza complessiva della persona. È proprio attraverso questa interpretazione che la medicina viene considerata anche come scienza umana, chiamata a interrogarsi non soltanto sui sintomi e sulle possibilità della guarigione, ma sulla condizione dell’essere umano nella sua dimensione corporea.
Dalla medicina narrativa alle Medical Humanities: il rapporto tra cura e persona
Il contesto scientifico nel quale si inserisce il progetto è quello della progressiva apertura della medicina contemporanea alle scienze umane, un processo sviluppatosi a partire dagli anni Settanta e divenuto sempre più rilevante nei decenni successivi. Alla base di questa evoluzione si trova una concezione della cura che non si esaurisce nel trattamento chirurgico o farmacologico di una patologia organica. La presa in carico della persona richiede anche attenzione alla sua esperienza individuale, alla dimensione psicologica e alla relazione che si instaura durante il percorso terapeutico. In tale ambito si collocano le Medical Humanities e le Health Humanities, insieme alla cosiddetta medicina narrativa. Si tratta di campi di studio che valorizzano il contributo delle arti, della letteratura e delle discipline umanistiche alla comprensione della malattia e delle pratiche di cura. Il confronto tra medici e studiosi delle discipline umanistiche si sviluppa sia nell’esercizio della clinica sia nei percorsi di ricerca e formazione. Questa collaborazione può coinvolgere le strutture sanitarie, le università e le istituzioni culturali, favorendo un approccio inclusivo e sociale alla salute e alla relazione terapeutica. Il progetto Teatro e Medicina si inserisce in questo quadro, riconoscendo alla rappresentazione teatrale la possibilità di approfondire aspetti dell’esperienza umana che interessano direttamente anche la pratica medica. Il teatro diventa così uno strumento di conoscenza attraverso il quale osservare il rapporto tra sofferenza, identità personale e corpo.
Compagnia Biancofango: Francesca Macrì e Andrea Trapani rileggono Macbeth attraverso il corpo
La realizzazione della performance è affidata alla Compagnia Biancofango, fondata artisticamente sul lavoro di Francesca Macrì e Andrea Trapani, realtà riconosciuta nel panorama del teatro contemporaneo performativo italiano. La scelta della compagnia risponde a una precisa esigenza metodologica della ricerca: trasformare il dialogo teorico tra medicina e discipline umanistiche in una sperimentazione teatrale fondata sul rapporto tra parola, corpo e gesto. Nel percorso artistico di Biancofango, la presenza fisica dell’attore costituisce un elemento essenziale della costruzione scenica. Il corpo non è soltanto il mezzo attraverso il quale viene rappresentato un personaggio, ma partecipa direttamente alla produzione del linguaggio teatrale, contribuendo a esprimere le tensioni e le contraddizioni della condizione umana. Questa impostazione trova una particolare corrispondenza con i temi della ricerca, soprattutto attraverso il concetto di Embodiment, che pone al centro l’esperienza corporea e il rapporto tra dimensione fisica, parola e percezione. In Macbeth_vivevamo felici durante la guerra, la partitura gestuale assume la forma di una sequenza di movimenti e segni vicina alla danza, accompagnando lo sviluppo della rappresentazione. La gestualità si intreccia con una nuova traduzione del testo shakespeariano realizzata da Massimo Stella e con la drammaturgia di Francesca Macrì e Andrea Trapani. Traduzione e adattamento drammaturgico sono stati concepiti per mettere in evidenza gli aspetti più marcatamente corporei dell’opera originale e indagarne le possibilità espressive. Attraverso il movimento, la parola e il gesto, la sofferenza dei personaggi viene esplorata come esperienza vissuta dal corpo, dando una forma scenica alle riflessioni che attraversano il progetto scientifico.
La collaborazione tra Ca’ Foscari e le istituzioni veneziane per valorizzare la ricerca
L’anteprima si inserisce nel percorso di valorizzazione e restituzione sociale della ricerca universitaria promosso dall’Università Ca’ Foscari Venezia. Attraverso il coinvolgimento delle istituzioni culturali cittadine, delle realtà artistiche e degli enti del territorio, i risultati del lavoro accademico vengono tradotti in un’iniziativa capace di collegare ricerca, patrimonio storico e produzione contemporanea. La collaborazione tra il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati, la Fondazione Museo della Scuola Grande di San Marco e della Sanità e il Conservatorio Benedetto Marcello consente di riunire competenze scientifiche, spazi di valore storico e strumenti musicali all’interno di un unico progetto performativo. Il coinvolgimento della Fondazione Cassamarca permette inoltre di estendere questa esperienza al territorio trevigiano, attraverso la prevista ripresa al Teatro Eden. La dimensione territoriale costituisce quindi una componente del progetto, accanto agli obiettivi di ricerca e alla sperimentazione dei linguaggi artistici. L’esperienza di Macbeth_vivevamo felici durante la guerra mette in relazione la tradizione del teatro shakespeariano con le questioni affrontate dalla medicina contemporanea, utilizzando la scena come luogo di incontro tra conoscenza scientifica e interpretazione artistica. Al centro rimangono il corpo, la sofferenza e la cura, indagati attraverso una rappresentazione nella quale la ricerca accademica prende forma nei movimenti, nelle parole e nella presenza degli attori.


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