Dai laboratori ENEA alla sperimentazione su larga scala in una grande città europea. La tecnologia sviluppata dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile per contrastare la diffusione della zanzara tigre è arrivata a Barcellona, dove sono stati rilasciati oltre 1,5 milioni di esemplari maschi sterili. Si tratta della prima applicazione in Europa della tecnica in un contesto urbano e su larga scala, con l’obiettivo di ridurre naturalmente la capacità riproduttiva della specie e contenere le popolazioni senza ricorrere massicciamente agli insetticidi.
L’intervento è stato realizzato da Debug, società di Google, e Rentokil, in collaborazione con l’Agenzia di Sanità Pubblica di Barcellona, utilizzando la Tecnica del Maschio Incompatibile (IIT). Il metodo sfrutta il batterio Wolbachia, naturalmente presente in numerose specie di insetti, per ottenere maschi che, accoppiandosi con le femmine selvatiche, producono uova non fertili. In questo modo viene progressivamente ostacolata la riproduzione della zanzara tigre (Aedes albopictus).
Dai test ENEA alla sperimentazione urbana in Spagna
La sperimentazione spagnola si basa sui risultati delle attività di ricerca condotte da ENEA e Debug tra il 2025 e il 2026 presso il Centro Ricerche Casaccia, a Roma, in collaborazione con Sapienza Università di Roma. Nel primo ciclo di test, tra la fine di luglio e la fine di ottobre 2025, sono stati rilasciati circa 1,6 milioni di maschi di zanzara tigre nei 53 ettari del Centro ENEA. I risultati hanno evidenziato una riduzione dell’88% delle uova fertili destinate a superare l’inverno, confermando l’efficacia della strategia nel limitare la capacità riproduttiva della popolazione. La sperimentazione è proseguita anche nel 2026, con un programma che prevede il termine delle attività a novembre, attraverso rilasci anticipati e dosaggi più elevati rispetto all’anno precedente.
Wolbachia, il batterio alla base della tecnica ENEA
Il risultato scientifico alla base della tecnologia è stato raggiunto da ENEA, che per prima al mondo ha ottenuto una linea di zanzara tigre nella quale i ceppi nativi di Wolbachia sono stati sostituiti con un altro ceppo proveniente dalla zanzara comune (Culex pipiens). Questa particolare configurazione ha permesso di sviluppare una piattaforma basata sulla Tecnica del Maschio Incompatibile. I maschi prodotti attraverso il procedimento, una volta rilasciati nell’ambiente in quantità elevate, si accoppiano con le femmine selvatiche della stessa specie, rendendo sterili le loro uova e contribuendo così alla progressiva riduzione della popolazione.
La collaborazione internazionale ha permesso di trasferire la tecnologia dalla fase sperimentale alla sua applicazione operativa. Google, attraverso Debug, ha curato la moltiplicazione della linea di zanzare, la selezione dei maschi e il trasporto degli esemplari da Miami, mentre Sapienza Università di Roma ha contribuito alla validazione della tecnica e al monitoraggio delle aree di controllo.
Una strategia contro le zanzare e le malattie trasmesse
La lotta alla zanzara tigre assume un’importanza crescente anche sul fronte sanitario. Oltre a essere una specie invasiva e particolarmente fastidiosa per cittadini e lavoratori, Aedes albopictus è infatti un potenziale vettore di malattie virali come dengue, chikungunya e Zika. Patologie storicamente associate alle aree tropicali e subtropicali che, anche in relazione all’aumento delle temperature e ai cambiamenti climatici, stanno acquisendo una rilevanza crescente in Europa. In Italia sono stati registrati focolai in diverse regioni, tra cui Toscana, Lombardia e Puglia, mentre anche altri Paesi europei hanno segnalato centinaia di casi nell’ultimo anno. In questo scenario, la disponibilità di sistemi di controllo delle popolazioni di zanzare alternativi agli insetticidi rappresenta un’opportunità per la gestione del rischio sanitario e ambientale.
Maschi che non pungono e un metodo altamente selettivo
Uno degli aspetti più interessanti della tecnologia IIT riguarda la sua specificità. I maschi di zanzara, infatti, non pungono e non si nutrono di sangue: una volta liberati nell’ambiente, cercano esclusivamente le femmine della propria specie per accoppiarsi. La tecnica, inoltre, non prevede il rilascio di molecole chimiche o di organismi estranei agli ecosistemi, ma utilizza batteri già presenti naturalmente in altre specie di zanzare. Un approccio che punta a interferire in modo mirato con il ciclo riproduttivo dell’insetto, riducendone progressivamente la presenza e limitando il ricorso ai trattamenti chimici.
L’esperienza di Barcellona rappresenta quindi un passaggio significativo per lo sviluppo e l’applicazione delle tecnologie di controllo biologico delle specie invasive. Dalla ricerca condotta nei laboratori italiani alla sperimentazione in un contesto urbano internazionale, il lavoro di ENEA apre nuove prospettive per una gestione più sostenibile delle zanzare e per la prevenzione delle malattie trasmesse da questi insetti.


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