Tumori e malattie autoimmuni: la speranza di una cura arriva dalla febbre, che modifica i linfociti potenziando il nostro sistema immunitario

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La notizia arriva dalla University of Chinese Academy of Sciences di Shanghai e potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella lotta ai tumori e nello sviluppo di terapie per le malattie autoimmuni.
Lo studio, guidato dal Prof. Chen, ha evidenziato il ruolo della febbre nel potenziare il lavoro dei linfociti T, colonna portante del nostro sistema immunitario.

Nella ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Immunity, gli scienziati hanno condotto dei test sui topi e hanno notato come la febbre alteri le proteine superficiali dei linfociti, che sono le cellule del nostro sistema immunitario, rendendoli più “abili” nel viaggiare attraverso i vasi sanguigni per arrivare ai luoghi di infezione.

integrina-ricerca-chenPer raggiungere un’infezione, infatti, i globuli bianchi devono aderire ai vasi sanguigni e trasmigrare nel tessuto o nel linfonodo infetto.
Durante questo passaggio entra in gioco l’integrina, un tipo di molecola situata sulla superficie dei linfociti, che controlla il traffico delle cellule immunitarie durante l’infiammazione.
La febbre sembra aumentare l’espressione dell’Hsp 90, la proteina che si lega all’integrina, nei linfociti T.
I ricercatori credono che anche altre cause di stress, oltre la febbre, possano indurre l’espressione della proteina. Nelle malattie autoimmuni, ad esempio, è l’insolito flusso di cellule immunitarie verso i diversi organi e tessuti a portare allo sviluppo del disturbo. Ma, bloccando questo percorso, si potrebbe inibire il traffico delle cellule immunitarie aprendo così nuovi scenari per il trattamento di malattie autoimmuni e del cancro.

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