Blue Whale: a Milano convegno per capire come affrontarlo

Blue Whale: a Milano convegno per capire come affrontarlo

L’allarme sul Blue Whale è rimbalzato oggi a un convegno promosso dal Corecom Lombardia dedicato al cyberbullismo, sexting e web reputation.

Quello che viene proposto come un gioco ora è diventato una psicosi. L’allarme sul Blue Whale, il gioco online che prevede una serie di prove, veri e propri riti autolesionistici, e che si chiude con il suicidio della vittima, è rimbalzato oggi a un convegno promosso dal Corecom Lombardia dedicato al cyberbullismo, sexting e web reputation. Decine i casi, di cui 4 segnalati a Milano, ora all’esame delle procure di tutta Italia su cui si stanno accendendo i fari di istituzioni, forze dell’ordine, associazioni e mondo scolastico.
“Grazie al nostro sportello Help Web Reputation, attivo da tre anni esatti, siamo gli unici in Europa e in Italia a riuscire ad intervenire concretamente nella rimozione di foto, video e altri materiali sensibili postati su Internet, risolvendo l’87% dei casi segnalati”, ha dichiarato la presidente del Corecom Lombardia, Federica Zanella, che ha presentato i numeri dell’attività dell’organo di consulenza e di gestione della Regione in materia di comunicazione. Negli ultimi tre anni sono state contattate 204 scuole, attivati 500 corsi coinvolgendo oltre 24mila studenti.
Nell’intreccio sempre più rapido e vertiginoso di foto, video e hashtag che rimbalzano da un capo all’altro del pianeta, attraverso le varie piattaforme virtuali (Instagram, Twitter, Facebook, Whatsapp), si perdono confini e percezione della vita e della dignità della persona. Come recita un proverbio africano, citato dal presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo, ‘per educare un bambino occorre costruire un villaggio’, ovvero attorno alla fragilità di un adolescente è necessaria una comunità responsabile e consapevole di adulti: “La Lombardia – ha sottolineato Cattaneo – è stata la prima Regione ad intervenire sul fenomeno con una legge sul cyberbullismo, approvata a febbraio a larga maggioranza e seguita poi dal varo di una legge nazionale. Le leggi sono importanti ma non bastano, occorre una cultura. Noi abbiamo bisogno di costruire una società di cittadini consapevoli e capaci di svolgere un percorso educativo, perché senza una vera capacità educativa questo problema non potrà essere risolto solo con la repressione. Si tratta di una vera e propria piaga sociale”.
Istituzioni, forze dell’ordine, mondo scolastico e associazioni stanno intensificando la loro azione, sia nel campo della formazione sia nella prevenzione. E forse proprio grazie all’azione combinata di tutti i soggetti è aumentata anche la sensibilità al fenomeno, che sempre più spesso viene denunciato. Secondo una ricerca condotta da Demoskopea per il Corecom Lombardia nel 2014, tra ragazzi dai 15 ai 24 anni, la percentuale di giovani internauti cyberbullizzati era dell’8% mentre il 25% conoscevano amici che si erano imbattuti in questo problema. Una successiva ricerca di Osscom Cattolica nel 2016, e che comprendeva ragazzi più giovani dagli 11 ai 18 anni, ha evidenziato come ben il 32% degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima di atti nei 12 mesi precedenti, il 22% vittima di sexting.
Quali, dunque, gli interventi concreti messi in campo in Lombardia? Il punto della situazione a tre mesi dal varo delle legge regionale è stato fatto dal consigliere regionale Fabio Pizzul, relatore della legge: “Entro i primi di luglio – avverte – sarà pubblicato il bando per l’assegnazione dei 300mila euro stanziati per il 2017 e che verranno destinati, in parte, all’ufficio scolastico regionale per la creazione delle rete di referenti antibullismo e in parte ai territori. Un intervento concreto che però non può esentarci da una maggiore responsabilità nell’uso dei social”. (AdnKronos)

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