Sanità, burocrazia e paure hi-tech: in uno studio la verità sui dottori del futuro

L'ombra di un mondo hi-tech che incombe, suscitando preoccupazioni per la presenza di dottor web e una paura ancestrale: i camici bianchi possono essere soppiantati dalle macchine?

L’incubo burocrazia, le restrizioni economiche, l’ombra di un mondo hi-tech che incombe, suscitando da un lato preoccupazioni legate alla presenza sempre più imponente di dottor web e dall’altro una paura ancestrale racchiusa in una domanda: i camici bianchi possono essere soppiantati dalle macchine, cadere sotto i colpi dell’intelligenza artificiale? E’ il ritratto dei medici moderni, delle loro emozioni, della crisi di ruolo che attraversano in una società che cambia.

Tutta la verità sui dottori racchiusa in uno studio – condotto dal McCann Truth Central, centro di ricerca di McCann World Group – che ha messo insieme il parere di 2 mila clinici di 16 Paesi del mondo, Italia compresa. Supereroi o dinosauri destinati all’estinzione? La versione dei medici, presentata oggi durante un incontro a Milano, racconta della frustrazione diffusa, che ha un costo non solo professionale ma anche personale: il 64% degli intervistati soffre di problemi legati al sonno mentre il 67% riporta difficoltà coniugali.

Anche la costruzione della relazione medico-paziente risulta minacciata per via della burocrazia nella gestione del quotidiano, particolarmente avvertita in Italia e Usa, ma anche a causa del grande numero di pazienti da visitare, come invece accade in Paesi come Cina e India. Dalla lunga confessione dei camici bianchi del mondo emerge la critica contro l’immobilismo che condiziona abilità ed entusiasmo di svolgere la professione medica. Emergono 3 grandi ‘tensioni’: la prima include le restrizioni economiche e la burocrazia imposte dall’attuale sistema Salute; la seconda evidenzia una preoccupazione verso la tecnologia; in ultimo emerge una crescente pressione sul medico da parte di altre figure professionali che ne limitano l’autonomia.

Stringendo l’obiettivo sull’Italia, i camici bianchi tricolore si dichiarano frustrati per la perdita di potere e di libertà di azione. Nella top ten delle paure c’è quella di azioni legali da parte del paziente o della famiglia (37%), seguita dalle difficoltà nel gestire la burocrazia (28%), e dal rapporto conflittuale con gli amministratori pubblici che governano il sistema (15%). Nonostante tutto, secondo il 93% dei medici intervistati, il ‘providing care’, ovvero l’assistere il paziente, resta il suo ruolo primario nella società.

“Il medico deve rimanere il protagonista del sistema Salute odierno – evidenzia Alessio Carli, Managing Director di McCann Health, che è una maxi community di esperti di Salute (del Gruppo Ipg) – e per farlo deve acquisire nuove competenze dalle quali non si può più prescindere, per padroneggiare al meglio la sfida della sostenibilità, dell’appropriatezza e la riorganizzazione assistenziale”. I medici si trovano davanti a un paziente che cambia e che da un lato cerca empatia e comprensione umana, dall’altro chiede una soluzione efficace e sicura al problema di Salute, proprio come farebbe il più preciso dei robot.

Il medico è così diviso tra due sentimenti contrapposti: la preoccupazione che la tecnologia possa soppiantarlo e la consapevolezza che la macchina non sarà mai in grado di sostituire il suo lato umano. Infatti, il 59% dei medici intervistati dichiara che l’empatia resta una delle sue maggiori risorse. “Umanizzare la tecnologia – riflette Stephane Freneix, Ad di McCann Health – permette di garantire un’assistenza sanitaria d’avanguardia, focalizzandosi su ciò che veramente è importante per il medico: il recupero dell’empatia e la ricerca di una rinnovata relazione con il paziente”.

C’è poi la complessità di un universo sanitario che si fonda su nuove dinamiche di relazione, potere e responsabilità. Se da una parte il medico ha a che fare con una moltitudine di altri professionisti, che a vario titolo ‘influenzano’ il suo lavoro quotidiano, deve allo stesso tempo confrontarsi con pazienti sempre più esigenti e informati che hanno immediato e costante accesso a fonti di notizie prima inesistenti. I clinici pensano che 1 persona su 5 dia più fiducia ai social media che alla sua opinione professionale.

E anche qui il medico si sente confuso: da una parte ritiene che i digital tools siano utili ai propri pazienti (70%) rendendoli più consapevoli del proprio stato di Salute e permettendo un dialogo più produttivo; dall’altra afferma che, a seguito di un così ampio accesso a Internet, aumenta anche il rischio di autodiagnosi scorrette (secondo il 59% degli intervistati) e di ipocondria (per il 35%).

“Il medico può rimanere un punto di riferimento – conclude Laura Caresia, Medical Director di McCann Health – a patto di migliorare efficienza ed efficacia delle sue prestazioni guadagnando tempo di qualità da dedicare alla propria relazione con un paziente sempre più attento e responsabile, a cui deve fornire informazioni qualificate, diventando soggetto attivo nei network dedicati e primo promotore del suo empowerment”.