Ambiente, allarme Altroconsumo: “Microplastiche in cozze, gamberi e nel sale”

La microplastica è servita. E finisce dritta nel piatto nascosta fra cozze e gamberi, o addirittura sparsa nel sale. L’allarme arriva da un’indagine condotta da Altroconsumo in collaborazione con altre quattro associazioni di consumatori europee in Austria, Belgio, Danimarca e Spagna: su 102 campioni analizzati (38 di sale marino, 35 di cozze e 29 di gamberi), 70 sono risultati contaminati. Oltre il 68%, più di due terzi.

Alla luce delle analisi condotte nel suo laboratorio e nella Giornata internazionale degli oceani, Altroconsumo lancia un appello: “Intervenire nella catena di consumo delle plastiche prima di soffocare”.

Per quanto riguarda il sale – riporta l’infografica diffusa dall’associazione – nel 39% dei campioni è stata rilevata la presenza di microplastiche e nel 29% ne sono state trovate tracce (68% di campioni positivi, assenza di microplastiche nel 32%; per le cozze i campioni positivi sono il 71% (40% presenza, 31% per le tracce, 29% assenza); per i gamberi il 65,5% (34,5% presenza, 31% tracce, 34,5% assenza).

Il problema delle microplastiche non dipende da come sono condotti gli allevamenti né dalle zone di pesca”, precisa Altroconsumo: “Molluschi derivanti da una stessa zona possono o meno essere contaminati da microplastiche. Solo le analisi riescono a stabilirlo”.

E “il mare di plastica – puntualizza l’associazione – non è dato solo dai sacchetti o da imballaggi, bottiglie e oggetti di plastica. Questi macrorifiuti deliberatamente o accidentalmente rilasciati in mare da imbarcazioni, impianti, industrie o trasportati dai fiumi e dal vento costituiscono una parte del pervasivo inquinamento che affligge i mari”. Ma “oltre a questo esiste un inquinamento fatto di plastiche direttamente rilasciate nell’ambiente sotto forma di microparticelle, per esempio quelle aggiunte a cosmetici e a detergenti; il rilascio di fibre nel lavaggio degli indumenti; i pellet usati nella produzione di materiali plastici; quelle prodotte dall’abrasione dei pneumatici o dalle vernici usate per dipingere sull’asfalto la segnaletica stradale”.

“La plastica massicciamente prodotta da sessant’anni a questa parte (300 milioni di tonnellate all’anno) è ovunque”, sentenzia Altroconsumo. “La respiriamo; la beviamo (è stata trovata sia in acque minerali sia in acque potabili); la spalmiamo sulla pelle”. E “la mangiamo”, motivo per cui l’associazione ha condotto la sua inchiesta per la quale “non sono stati scelti pesci – spiega – perché le microplastiche rimangono circoscritte al tratto intestinale, che è una parte che normalmente non si consuma”.

“Di fronte al costante aumento dei rifiuti nei mari – ricorda Altroconsumo – la Commissione europea propone nuove norme per i 10 prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge e i mari d’Europa, e per gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati. Insieme rappresentano circa il 50% dei rifiuti di plastica nei mari, un altro 27% è dato da attrezzatura da pesca che contiene plastica. Le misure previste nella proposta di direttiva andranno da un vero e proprio divieto di commercializzazione per i prodotti usa-e-getta, per i quali esistono già valide alternative più sostenibili, fino a target di riduzione dei consumi, obblighi per i produttori, target di smaltimento, obblighi di etichettatura e campagne di sensibilizzazione dei consumatori finali. E’ tempo per tutti di fare la propria parte per salvare noi stessi”, è l’invito dell’associazione.