Che bello, l’Etna, e che buono. Se questo vulcano fosse una persona, potremmo dire che si tratta di un essere squisito. Sì, perchè non sa fare del male, ma dà spettacolo spessissimo senza neanche farsi pagare. L’Etna. Il Gigante Buono. E che gigante, di 3.343 metri a ridosso del mare. Dello Jonio, il mare dalle cui acque, come narrano le leggende, nacque la vergine Venere. La storia e l’identità dell’Etna è la storia e l’identità della Sicilia, è la storia e l’identità della Magna Grecia, della popolazione latina e Mediterranea.
E allora immaginate due giovani innamorati che si tengono per mano e la guardano, la ammirano ammaliati dalle rive di Ortigia, a Siracusa, o dagli scogli di Capo dell’Armi, a sud di Reggio Calabria. Che scenario unico al mondo!
Ha eruttato di nuovo, l’Etna, nelle scorse ore. L’ha fatto con il suo 8° parossismo degli ultimi due mesi. Un’eruzione violenta, spettacolare, con fontane di lava alte centinaia di metri che hanno originato fiumi incandescenti che si sono persi giù, nella desertica Valle del Bove, dando spettacolo a oltre un milione di abitanti, da Catania a Siracusa lungo tutta la Sicilia orientale centro/meridionale, ma anche nella Calabria meridionale, tra Reggio Calabria e la sua costa jonica. Anche dal Messinese Tirrenico si riuscivano a vedere benissimo le fontane di lava, sia da Milazzo che da Barcellona Pozzo di Gotto oltre che da alcune zone delle isole Eolie.
S’è trattato di un’eruzione ancora una volta molto breve, di poche ore, tra le 20:00 e le 23:00 di ieri sera. Un’eruzione spettacolare. E innocua.
Nel nostro MeteoNotiziario ne avevanmo parlato poche ore prima, con un articolo incredibilmente pubblicato meno di 5 ore prima dell’inizio della nuova eruzione. Il titolo è Etna: grande eruzione in arrivo? Nessun allarmismo, ma intanto il cratere del versante di sud/est si ingrossa… e all’interno, nel testo, spiegavamo che “E’ alta la probabiltà che questo cono continui a crescere perchè, questo è vero, nei prossimi giorni
potrebbero esserci altri episodi eruttivi come quelli delle ultime settimane. Anche giovedì, poche ore fa, ci sono state esplosioni stromboliane da questo stesso cratere, che evidenziano quanto sia attivo.
E allora a quando per la prossima eruzione? Nessuno può dirlo. Ma con tutta probabilità, non sarà un’eruzione di chissà quale portata, ma l’ennesimo parossismo simile a quelli delle ultime settimane”.
Mai parole sono risultate più profetiche, smentendo anche alcune voci infondate su una possibile “grande eruzione” imminente. E poi le “grandi” eruzioni dell’Etna sono comunque buone.
Anche se non sempre è stato così. Non è stato così, ad esempio, diecimila anni fa quando, circa nell’8.000 a.C. una violenta eruzione (o, forse, un forte terremoto) provocò una gigantesca frana che dall’Etna piombo sullo Jonio dando vita a quello che probabilmente è stato lo tsunami più devastante della storia del Mediterraneo, specie sulle coste Greche.
Parlando dell’Etna, Publio Virgilio Marone scrisse che “Tuona di orrende rovine e vomita nel cielo una nube nera fumante d’un turbine di pece e di ardenti faville“.
Dell’Etna scrissero anche Guy de Maupassant, Stendhal, l’abate Ferrara e Pindaro, che nella sua “Ode Pitica” pubblicata nel X° secolo avanti Cristo, scriveva:
«L’ Etna nevoso, colonna del cielo
d’acuto gelo perenne nutrice;
mugghiano dai suoi recessi
fonti purissime d’orrido fuoco,
fiumi nel giorno riservano
corrente fulva di fumo
e nella notte ròtola
rocce portando alla discesa
profonda del mare, con fragore».
Più recentemente, Carmen Consoli ha voluto identificare nell’Etna un autentico simbolo di sicilianità.
“Noi siciliani abbiamo pensato per troppo tempo alla Sicilia solo come a un punto di partenza. E invece dobbiamo riappropriarci della nostra terra. Come dice Sgalambro alla fine del film di Battiato, la Sicilia reca in sé una magia particolare difficile da esprimere. Bisogna viverci per capire: l’odore di mandorle amare che evoca la Macondo di Garcia Marquez, l’Etna, l’acqua del mare, l’odore di arance. La Sicilia è un dono di Dio, ci sono posti che non ti immagini, alla fine di una strada ti imbatti in un anfiteatro fatto di pietra lavica, e se sali sull’Etna e vedi il mare, beh, allora capisci perché chi conosce la Sicilia ne sia innamorato” ha detto la cantante catanese.
Ma la citazione che più ci piace è quella di Dominique Vivand Denon che nella sua opera, “Voyage en Sicilie” pubblicata nel 1788 scriveva:
«Tutto ciò che la natura ha di grande,
tutto ciò che ha di piacevole,
tutto ciò che ha di terribile,
si può paragonare all’Etna,
e l’Etna non si può paragonare a nulla».
E noi, ancora oggi, ne siamo convinti. Ne siamo convinti quando la ammiriamo con passione. Ci incanta, ci delizia, ci pregia di momenti sopraffini.
Aspettando la prossima eruzione, che non sarà poi così lontana …


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