Meteo: gran caldo di fine estate e tendenza per l’autunno, intervista esclusiva a Massimiliano Pasqui

Sull’Italia continua a far caldo: anche ieri sono stati abbondantemente superati i +40°C in Toscana, e in molte altre regioni il fatidico muro del grande caldo è stato appena sfiorato, specie al centro/nord. Ma come dobbiamo inquadrare quest’ondata di calore nel contesto stagionale dell’estate 2011? Si tratta di un caldo eccezionale o rientra nella normale evoluzione climatica? E che autunno ci aspetta? Qual’è, inoltre la situazione dei cambiamenti climatici?
Per avere risposte valide a questi interrogativi, abbiamo intervistato Massimiliano Pasqui, brillante ricercatore del Cnr-Ibimet, l’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Proprio Pasqui, nei giorni scorsi, aveva spiegato che il gran caldo, ormai, è diventato una consuetudine di fine estate. E proprio da qui parte la nostra intervista.

Ha già fatto notare che il gran caldo sta diventando una consuetudine di fine stagione, parlando del 2007 e del 2009. Anche nel 2000, un’estate che era stata abbastanza simile a quella attuale (fresca e instabile a giugno, luglio e nella prima metà di agosto, vedi l’approfondimento Estate 2011 – estate 2000: quante similitudini …), poi arrivò il gran caldo nella seconda metà dell’ultimo mese estivo. Come mai? Perchè questa sempre più frequente recrudescenza delle ondate di calore proprio alla fine dell’estate?

«Al momento vi sono vari indiziati, ma nessun colpevole colto in fragrante. Sicuramente le anomalie tropicali quali SeaSurfaceTemperature (SST) del Pacifico e dell’Indiano e l’energia immagazzinata nei loro strati superficiali determina conseguenze nell’attività convettiva che ha poi impatti anche a grande distanza fino alle nostre latitudini. Quest’anno ad esempio la debolezza del monsone indiano ha sicuramente giocato un ruolo nella nostra estate fresca. Ma non è da sottovalutare il ruolo delle SST del Mediterraneo. Quest’anno la parte occidentale, in anomalia positiva, ha contribuito a lasciar entrare le perturbazioni Atlantiche nell’Europa e conseguentemente fresche correnti anche sul nostro Paese».

Quest’estate, come abbiamo già detto, ricorda per filo e per segno quella del 2000. Quell’anno, poi, l’autunno fu devastante con piogge torrenziali soprattutto al nord/ovest, dove a ottobre si verificò una tragica alluvione. Quali considerazioni possiamo fare, in vista dell’autunno, in base all’evoluzione della stagione estiva?

«Alcuni modelli stagionali, come il nostro, confermano questa visione dell’Autunno piovoso, soprattutto per il mese di Novembre. C’e’ però da aggiungere che dobbiamo aspettare ancora i dati del mese di settembre per avere un quadro più nitido».

Invece l’anno scorso, nel 2010, ma anche nel 2005 e nel 2006, l’estate era finita in anticipo, con perturbazioni Atlantiche già subito dopo Ferragosto, e senza caldo a settembre quando invece al centro/sud ne fa spesso. Come mai? Queste divergenze sono normali di anno in anno?

«Indubbiamente si. E’ proprio la grande variabilità inter-annuale, uno degli elementi che rendono difficili le previsioni a scala stagionale anche laddovè i meccanismi climatici sono noti».

A livello climatico, come dobbiamo considerare il fresco di giugno, luglio e inizio agosto e poi invece questo grande caldo? E’ vero che, basti pensare al caldo record degli U.S.A., per poter fare considerazioni climatiche bisogna estendere l’analisi sia a livello geografico che a livello temporale, e che “meteorologia” e “climatologia” sono due cose completamente differenti?

«Si sono due cose profondamente differenti da un punto di vista dinamico. La Meteorologia è essenzialmente il comportamento ad alta frequenza dell’atmosfera, cioè la componente veloce della sua variabilità. La climatologia è invece il comportamento a bassa frequenza dell’atmosfera, cioè la componente lenta. Se della prima ognuno di noi ha una percezione diretta nitida, della seconda a volte è più difficile apprezzarne le caratteristiche. Il luglio 2011 ad esempio è stato sull’Italia più fresco della media climatica anche se nella prima fase abbiamo avuto una ondata di calore intensa, ma breve. Da un punto di vista climatico poi è necessaria una contestualizzazione degli elementi cioè un raffronto con altri eventi su periodi lunghi».

Il caldo di questi giorni al centro/nord, dove si stanno raggiungendo le temperature più alte, è eccezionale o meno? In passato si sono mai raggiunte temperature simili nella seconda metà di agosto?

«Sicuramente ci sono stati altri periodi di fine estate così caldi in passato. Quest’anno forse l’attenzione dipende dal fatto che stiamo vivendo la seconda e più lunga ondata di calore dell’intera estate. E questo rende l’evento sicuramente più importante dal punto di vista della percezione. Per i valori “oggettivi” bisognerà aspettare che si concluda e che vengano analizzati i dati per capire quanto sia stata eccezionale oppure no!»

Quest’ondata di caldo è paragonabile a quanto avvenuto nell’estate 2003?

«L’estate 2003 è un vero estremo climatico, con caratteristiche eccezionali. Quindi il paragone mi sembra improprio. Forse qualche record termico in specifiche località potrà anche essere superato, ma da un punto di vista dinamico, a grande scala, al momento vedo più differenze che analogie».

E allora qual è la situazione mondiale? Le temperature stanno continuando ad aumentare? Dobbiamo essere preoccupati dal global warming, dallo scioglimento dei ghiacci e da altri allarmi scatenati dai media e da alcuni scienziati, oppure si tratta di esagerazioni?

«Nessuna esagerazione. Negli ultimi anni alcune tendenze si sono confermate rispetto a quanto stima solo 10 anni fa. A volte la realtà ha superato la previsione. Molte cose ancora dobbiamo conoscere ed approfondire, ma la situazione climatica, sia a livello mondiale che a livello regionale, è degna di massima attenzione».

Secondo lei, le attività umane possono influire sulle vicende meteorologiche e climatiche, oppure le forze della natura sono talmente tanto forti che non c’è modo di interferire con esse?

«Sicuramente, e molto più intensamente di quanto non possiamo immaginare. Ritenere che le risorse ambientali del sistema Terra siano illimitate è profondamente sbagliato ed ingiusto. Le conseguenze di questo atteggiamento che spesso abbiamo assunto per vero purtroppo si ripercuotono anche nel sistema climatico terrestre».