Il fenomeno del Niño – parte 5

Ritornando alla Circolazione di Walker, essa può essere illustrata dal grafico in figura 1, tratta dai resoconti scientifici dell’autore, ma rappresentata qui in modo semplificato.

In condizioni normali si hanno due sole cellule di grandi dimensioni: la prima, che chiamiamo “cellula A”, occupa tutto il tratto di mare dall’America all’Australia. La seconda, che chiamiamo “cellula B”, è più piccola e si trova sopra l’Indonesia. Notiamo che i venti alisei sono orientati da est verso ovest, per tutta la lunghezza dell’ Oceano Pacifico, ad esclusione di un piccolo tratto sopra l’ Indonesia. Il tempo è variabile per tutta la lunghezza dell’ Oceano dove le correnti scorrono orizzontalmente sulla superficie del mare e la temperatura va ad aumentare in modo graduale, per cui non ci sono zone particolarmente favorite per la formazione dei temporali e questi avvengo in modo casuale.

Quando l’aria arriva sopra l’ Indonesia, siamo invece in una situazione particolare. Negli strati più bassi dell’atmosfera, le correnti sono convergenti verso questa zona, per cui si ha un accumulo di aria al suolo, inoltre l’aria è molto calda e quindi leggera, per cui tende ad assumere una componente ascensionale e salire in quota. Quando l’aria calda arriva ad un’altitudine di almeno 1.000 metri, è costretta a raffreddarsi, ed essendo anche molto umida in quanto è passata sopra un mare caldo, inizia a condensare in nubi di grandi dimensioni, provocando abbondanti piogge o temporali.

Quando gli alisei si indeboliscono, la cellula A della circolazione di Walker si rimpicciolisce e in genere si spezza in più cellule, diciamole cellule A, B e C, come illustrato in figura 2.

Al contrario, la cellula sopra l’Indonesia si allarga (cellula D), arrivando fino alla Polinesia. Poiché il mare è più caldo rispetto ai valori medi, in quanto l’apporto di acqua fresca dalle coste americane è minore. Sopra la Polinesia l’aria tende ad assumere una componente ascensionale più intensa, formando temporali di grandi dimensioni e quindi un aumento delle precipitazioni. Inoltre, essendo i venti più deboli, si formano delle zone di convergenza in numerose zone sopra l’oceano, in accordo con lo spezzettamento della più grande delle cellule di Walker. La prima zona di convergenza a volte si forma a ridosso delle coste del Messico, in questi casi possono verificarsi dei cicloni che vanno a colpire le coste occidentali dell’America centrale.

Riassumendo, i temporali diventano più numerosi nel tratto di mare davanti al Messico e sulla Polinesia, mentre sull’Ecuador e sull’Indonesia, dove l’aria ha una componente discendente, cioè dagli strati più alti dell’atmosfera verso il suolo, si hanno fenomeni di siccità. Sono queste le condizioni atmosferiche che caratterizzano il fenomeno del Niño.

 

In alcuni casi in cui la differenza di pressione tra Darwin e Tahiti è molto elevata, (SOI fortemente positiva) la velocità degli  alisei è più alta della media ed avviene il fenomeno opposto, noto con il nome di La Niña (Figura 3).

In questo caso la cellula B si rimpicciolisce, mentre la cellula A si allarga e si rafforza, in particolare diventano più forti i venti discendenti, in prossimità delle coste americane.

Notiamo che i venti discendenti, cioè quelli che portano aria dalle alte quote verso il suolo, abbassano notevolmente l’ umidità dell’ aria (in quota infatti, a causa delle bassissime temperature, l’ aria ha un contenuto di vapore acqueo quasi uguale a zero), per cui il clima sulle coste americane, diventa secco.

Al contrario in prossimità dell’ Indonesia le correnti ascendenti sono più intense, per cui favoriscono la formazione dei temporali. Durante il periodo della Niña, sull’ Indonesia si abbattono violenti temporali, causando alluvioni, mentre sulle coste americane si hanno fenomeni di siccità.

Con questo spero di avere esaurito la curiosità dei lettori interessati alla formazione del fenomeno del Niño.

Tutti gli articoli su questo argomento sono tratti dal romanzo “L’Anno del Niño”, edizione Aracne, presente in tutte le librerie.