
Grazie allo studio di antichi sedimenti marini e costieri estratti nelle vicinanze del sito archeologico di Ercolano e pubblicati sulla rivista Journal of Volcanology and Geothermal Research, i vulcanologi dell’Osservatorio Vesuviano hanno compreso che il Vesuvio si è innalzato di 80 metri negli ultimi 20.000 anni. La piana campana, ci dicono i ricercatori, si sta invece abbassando, risultando in controtendenza rispetto a questa scoperta, che porta il vulcano ad alzarsi di 4 mm all’anno. “Non ci convinceva la visione classica che prevedeva per il Somma-Vesuvio solo piccole deformazioni prima dei grandi eventi eruttivi”, spiega il geofisico Aldo Marturano. I risultati discordanti hanno fatto ipotizzare che il Vesuvio si fosse deformato nel tempo, per cui i ricercatori campani hanno deciso di dare uno sguardo anche ai depositi che circondano il sito archeologico di Ercolano, e hanno quindi esaminato con attenzione i sedimenti estratti da una perforazione nel terreno. Si è capito quindi che negli anni, sotto la pressione di gas e magmi accumulati intorno ai 20 chilometri di profondità, il vulcano si è espanso in un’alternanza di periodi turbolenti alternati a periodi di quiete. “Ventimila anni fa il Monte Somma era di 80 metri più in basso rispetto alla posizione attuale“, spiega il geofisico. “Il sollevamento si è stabilizzato per il raggiungimento di un equilibrio precario – aggiunge Marturano – interrotto dalle eruzioni che, a loro volta, garantiscono la conservazione di questo equilibrio”. L’ultima grande eruzione del Vesuvio risale al 18 Marzo 1944, quando durante l’occupazione delle truppe alleate iniziò l’ultima eruzione del Vesuvio, che concluse un periodo di attività cominciato nel 1914, durante il quale si erano verificate soltanto modeste eruzioni dal cratere centrale. Il ricercatore italiano conclude affermando che il Monte Somma-Vesuvio resta un vulcano attivissimo, ed il suo destino è quello di eruttare ancora. Ma nessuno può sapere quando.


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