Dal terremoto del Giappone all’uragano Irene fino alla tempesta Washi: è stato un 2011 davvero catastrofico

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Il 2011 che si sta concludendo in questi giorni è stato un anno davvero infausto dal punto di vista delle catastrofi naturali: alluvioni, inondazioni, uragani e soprattutto forti terremoti hanno provocato decine di disastri con diverse decine di migliaia di vittime. L’evento peggiore in assoluto è stato quello dell’11 marzo, quando il Giappone orientale è stato scosso da un violentissimo terremoto di magnitudo 9,0 richter da cui ne è scaturita un’altissima onda di tsunami che ha travolto centinaia di chilometri di coste e provocato circa 20.000 vittime. Il disastro sismico ha poi scatenato l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima che ha rimesso in discussione la sicurezza dell’atomo e bloccato, di fatto, i programmi di ritorno alle centrali nucleari anche nel nostro Paese.
Ma prima del Giappone, il 22 febbraio c’era stato un altro violento terremoto nelle terre della Cintura del Fuoco, intorno all’oceano Pacifico, stavolta in Nuova Zelanda: Christchurch veniva devastata da un sisma di magnitudo 6,3 richter.
Nel 2011 gli scienziati che per conto dell’Onu studiano il clima (Ipcc) hanno messo in relazione l’aumento della temperatura del Pianeta con l’incremento dei fenomeni meteo catastrofici. Ne sono esempi anche gli eventi autunnali di casa nostra: l’alluvione a Genova, in Lunigiana e alle Cinque Terre (Liguria-Toscana) in due diverse occasioni tra fine ottobre e gli inizi di novembre, e poi il 22 novembre nel Messinese (quest’anno la stima dei danni causati dalle alluvioni per il nostro Paese e’ di circa 2 miliardi).
Ma anche in America non si è affatto scherzato. A fine agosto l’uragano Irene ha sferzato la costa orientale degli Usa provocando 46 morti e 12 miliardi di danni. New York è stata parzialmente e solo così si è evitato il peggio.
Nuovo evento tragico nei giorni scorsi con la tempesta tropicale Washi che, nelle Filippine, ha provocato fino al momento più di 1.500 vittime. Ma non bisogna dimenticare i violenti tifoni di settembre in Giappone, le tempeste ai Caraibi d’estate, le eruzioni vulcaniche, i terremoti in Turchia, le alluvioni in Brasile, le inondazioni in Pakistan e soprattutto in Thailandia, le tempeste in Europa …

Anche quest’anno – inoltre -, seppur in misura minore, gli habitat marini hanno dovuto fare i conti con le maree nere: gli incidenti in Scozia (15 agosto), Nuova Zelanda (nave container incagliata il 7 ottobre), a largo delle coste del Brasile di fronte Rio de Janeiro (il 15 novembre), e a Porto Torres in Sardegna (il 24 gennaio).

S’è parlato molto di questi argomenti nel summit Onu a Durban: in Sudafrica si è giunti alla definizione di una ‘roadmap’ per arrivare all’accordo globale nel 2020 e a un pacchetto di misure urgenti, estendendo anche il protocollo di Kyoto al dopo 2012 (fino al 2017 come ‘ponte’ verso l’accordo globale la cui forma vincolante sara’ decisa entro il 2015).

In Italia hanno tenuto banco le incertezze normative sugli incentivi alle rinnovabili, ed in particolare al fotovoltaico (che ha portato alla definizione del Quarto conto energia), il cui malcontento ha creato le condizioni per la nascita di un movimento autodefinitosi ‘Popolo delle rinnovabili’.

Un 2011, quindi, molto tormentato sia dal punto di vista della cronaca ambientale che sotto il profilo burocratico e normativo.
E il 2012 cosa ci riserverà?