Etna: ecco cos’è successo giovedì scorso. L’analisi dell’eruzione realizzata dall’Ingv di Catania

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    Figura 1. Colonna eruttiva e fontana di lava dal Nuovo Cratere di Sud-Est riprese da un aereo passando a nord-est dell'Etna durante l'episodio eruttivo del 5 gennaio 2012. Foto ripresa da Gloria Guglielmo

    Quattro giorni dopo l’eruzione di giovedì scorso, il 5 gennaio, gli esperti dell’Ingv di Catania hanno pubblicato sul sito ufficiale della Sezione il resoconto completo e dettagliato dell’evento che ha dato spettacolo all’alba del giorno prima dell’Epifania.
    Nel riepilogo viene spiegato che dopo un intervallo di quiete durato 50 giorni, il Nuovo Cratere di Sud-Est (Nuovo CSE) dell’Etna si è risvegliato la sera del 4 gennaio 2012 per dar vita il 5 gennaio al primo episodio eruttivo parossistico dall’inizio dell’anno (il 19° della serie incominciata il 12 gennaio 2011). La foto in Figura 1 (sopra) mostra l’acme di questo parossismo poco dopo ore 06:00 GMT.

    Il risveglio è stato preceduto da diversi segnali di unrest, registrati dal sistema osservativo dell’INGV-OE nei primi giorni dell’anno 2012; tra questi un andamento più fluttuante nell’ampiezza del tremore vulcanico, un aumento del degassamento della Bocca Nuova che è culminato in un explosion quake accompagnato da una ridotta emissione di vapore e ceneri dalla BN nella serata del 2 gennaio, e finalmente, dalla ripresa di una debole attività esplosiva all’interno del Nuovo CSE il 4 gennaio. Intorno alle ore 08:20 GMT del giorno 4 gennaio, sono stati registrati piccoli segnali infrasonici dalla stazione EBELO, localizzata a circa 0.9 km a sud-est dal cratere.

    Figura 3. Fontane di lava dalla frattura eruttiva che taglia l'orlo settentrionale del Nuovo Cratere di Sud-Est, flusso piroclastico sul versante orientale del cono, e colata di lava verso sud-est (a sinistra), visti dalla strada Mareneve a monte di Fornazzo alle ore 06:10 GMT del 5 gennaio 2012. Foto ripresa da Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo (Catania)

    Nella tarda serata del 4 gennaio si sono osservati deboli bagliori in corrispondenza del Nuovo CSE, tuttavia, le osservazioni sono state fortemente ostacolate dalle avverse condizioni meteorologiche. Dalle ore 22:30 GMT è stata osservata l’attività stromboliana dal personale INGV-OE, da diverse località sui versanti sud-orientale e nord-orientale, che è divenuta più continua a partire dalle ore 02:00 GMT. Intorno alle ore 02:45 GMT, un piccolo flusso lavico ha cominciato a tracimare dal cratere attraverso la profonda nicchia che taglia il suo orlo sud-orientale (Figura 2); tale flusso è avanzato molto lentamente seguendo lo stesso percorso delle colate laviche emesse durante gli episodi parossistici precedenti.

    Nelle ore successive l’attività stromboliana è cresciuta di intensità e dalle ore 04:00 GMT è ulteriormente aumentata sino a diventare quasi continua. Tra le 04:45 e le 05:00 GMT, tale attività è passata a un fontanamento discontinuo, generando getti alti 100-150 m.

    Verso le 04:50 GMT, è stata osservata una significativa emissione di cenere accompagnata da una consistente ricaduta di brandelli di lava sui fianchi del cono. Dalle ore 05:15 GMT è iniziata a formarsi una fontana di lava continua che ha generato una colonna eruttiva di ceneri e vapori che rapidamente saliva in quota sino a raggiungere i 7000-8000 metri di altezza sul livello del mare intorno alle ore 06:00 GMT (Figura 1).

    Figura 4. Fronte di un flusso piroclastico in discesa sul fianco orientale del cono del Nuovo Cratere di Sud-Est, nel momento dell'impatto del flusso sulla coltre nevosa alla base del cono. La nube bianca si sta alzando da due piccoli lahar (flussi di fango) generati dalla fusione della neve mescolata a materiale piroclastico; in primo piano in basso si vede la traccia sulla neve di una grande bomba vulcanica che sta rotolando giù. Foto ripresa alle ore 06:14 GMT da Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo (Catania)

    Sempre fra le ore 05:35 e 05:45 GMT il cono veniva ricoperto di materiale incandescente, che interagendo con la neve formava valanghe e piccoli flussi piroclastici lunghi poche centinaia di metri (Figura 3). Ripetutamente, questi flussi si sono spinti nel manto nevoso alla base del cono, accompagnati da fenomeni freatomagmatici e la formazione di piccoli lahar (flussi di fango), soprattutto sui fianchi nord-orientale, orientale e meridionale del cono (Figura 4). I flussi più lunghi hanno quasi raggiunto la parte centrale della fessura eruttiva del 13 maggio 2008.

    Dalle bocche sull’alto fianco settentrionale è stata emessa una piccola colata lavica che ha percorso poche centinaia di metri per arrestarsi prima di raggiungere la parte alta della fessura eruttiva del 13 maggio 2008.

    Verso le ore 06:00 GMT, si sono attivate alcune bocche eruttive lungo la frattura che taglia l’orlo settentrionale del Nuovo CSE, producendo piccole fontane laviche intermittenti (Figura 3). Alle ore 06:20 GMT, una forte esplosione ha marcato l’apertura di una bocca eruttiva sull’alto fianco sud-orientale del cono, che ha asportato una porzione dell’orlo sud-orientale del cratere. La nube di cenere generata da questa esplosione è ben visibile nella foto di Figura 5. Figura 6 mostra la fontana di lava emessa da questa bocca circa 10 minuti dopo la sua apertura.

    Poco dopo le ore 06:30 GMT, la Bocca Nuova ha emesso uno sbuffo di cenere al quale è seguita un’emissione più debole di gas misto con cenere. Al Nuovo CSE, l’attività eruttiva parossistica è andata avanti fino alle ore 06:57, per terminare bruscamente nell’arco di un paio di minuti seguita soltanto dall’emissione passiva di cenere; tale emissione si è conclusa intorno alle ore 07:30 GMT al Nuovo CSE ed è proseguita sino alle ore 08:30 GMT alla Bocca Nuova.

    Figura 6. Fontane di lava da bocche all'interno del Nuovo Cratere di Sud-Est e da una bocca apertasi sul fianco sud-orientale del cono alle ore 06:20 GMT del 5 gennaio 2012; sulla destra si vede un flusso piroclastico in discesa sul fianco orientale del cono. La densa nube biancastra in primo piano a destra viene dalla colata lavica in discesa verso la Valle del Bove. Foto ripresa intorno alle ore 06:30 GMT da Catania da Elisabetta Ferrera, Università di Catania

    Questo episodio parossistico è stato preceduto da uno dei più lungi intervalli di quiete nell’attuale sequenza eruttiva iniziatasi un anno fa; solo gli intervalli fra episodi #2 (18 febbraio 2011) e #3 (10 aprile 2011) e fra episodi #4 (12 maggio 2011) e #5 (9 luglio 2011) sono stati più lunghi – 51 e 58 giorni, rispettivamente. In termini di esplosività, si tratta di uno degli eventi più violenti della sequenza; invece la quantità di lava emessa in questo evento è notevolmente inferiore rispetto ai volumi lavici dei parossismi precedenti. La colata lavica principale, verso sud-est in direzione della Valle del Bove, ha percorso poco più di 2 km, accostandosi sul lato settentrionale di Serra Giannicola.

    Per diverse decine di minuti dopo la fine del parossismo, l’intero versante settentrionale del cono del Nuovo CSE mostrava un movimento gravitativo, dovuto al lento franamento dell’abbondante materiale piroclastico depositato su questo lato. Tale processo è stato accompagnato da una forte emissione di gas, senza però svilupparsi in una colata reomorfica.

    Il cambiamento morfologico più cospicuo che ha interessato il cono del Nuovo CSE è l’apertura di una bocca eruttiva sull’alto fianco sud-orientale, che ha distrutto una parte dell’orlo craterico in quel settore; questa bocca è ben visibile nella foto ripresa 3 giorni dopo il parossismo (Figura 7).