Tempesta dell’Epifania: sull’Italia venti degni di un uragano di 2^ categoria!

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Se la tempesta dell’Epifania, anzichè colpire l’Italia, avesse interessato il territorio dell’America centro/settentrionale, tra i Caraibi, il Messico e gli Usa, avremmo parlato di “uragano“; e se invece si fosse verificata in Asia, tra India, Cina, Corea o Giappone, avremmo parlato di “tifone”.
In realtà non è proprio così, perchè oltre ai forti venti le tempeste tropicali hanno altre caratteristiche (prima di tutto un nocciolo ciclonico molto profondo a cuore caldo), ma se dovessimo analizzare gli effetti al suolo poco cambia. Sull’Italia abbiamo avuto venti identici a quelli che si verificano in quei Paesi quando i telegiornali parlano di “uragano di seconda categoria”. L’Europa è sferzata da tempesta di tale entità, o anche più forti, da oltre un mese. Sull’Italia sono arrivate a fasi alterne e in modalità differenti, ma quella di ieri è stata senza ombra di dubbio la più intensa, con un profondissimo vortice ciclonico (ben 981 millibàr nel canale d’Otranto!) e venti impetuosi, fino a 170km/h in Sardegna, 150km/h in Sicilia, 130km/h in Calabria e nella Puglia centro/meridionale, 110km/h, in Molise, Campania e Toscana per non parlare dei 275km/h toccati sulle Alpi. La scala Saffir-Simpson, che classifica l’intensità degli uragani proprio in base ai venti, ha cinque categorie tra cui la prima comprende raffiche tra 118 e 153 km/h, la seconda tra 154 e 177 km/h con una descrizione che può calzare benissimo rispetto ai danni, in molte aree ingenti, verificatisi ieri in Italia: “Danni di una certa rilevanza ad alberi e strutture mobili; danneggiamenti di lieve entità anche agli immobili (finestre, antenne, tetti); le barche rompono gli ormeggi. Nelle zone costiere si possono osservare, a partire da 2-4 ore prima del landfall, inondazioni con acque fino a 2,5 metri oltre il livello medio. Può richiedersi l’evacuazione dei residenti delle zone costiere più basse“. Molte aree costiere, a Capri e non solo, sono infatti state invase dall’acqua del mare. In Italia venti di tale entità sono rari ma non impossibili, rarissimi o unici. Si verificano durante le più violente tempeste delle stagioni autunnali o invernali, e quella di ieri è stata una di queste. Adesso anche gli Italiani sanno cosa significa esser sferzati da un vento stile uragano, purchè sia di prima o al massimo di seconda categoria. Immaginate cosa significa, quindi, un uragano di categoria superiore o, ancora peggio, un tornado che può raggiungere venti ancor più violenti.
Infatti quelli degli uragani non sono i venti più forti che è possibile raggiungere nel nostro pianeta, anzi. Basti ricordare le tempeste di vento di inizio dicembre in California, con venti orografici fino a 270km/h.