L’Aliseo di NE si prende una pausa sull’Atlantico tropicale; situazione ideale per lo sviluppo di nuove depressioni tropicali

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Sparisce temporaneamente dalla scena meteo/climatica il flusso dell'Aliseo di NE

Come avevamo già trattato in un precedente articolo, in questi giorni, sopra l’Atlantico tropicale, è in atto una anomalia nella circolazione atmosferica che sta causando degli effetti a catena, specie sul continente sud-americano. La stagione estiva che ormai è terminata, almeno sotto l’aspetto meteorologico, è stata caratterizzata da un posizionamento alquanto anomalo del flusso legato al “Monsone di Guinea”, che in queste settimane si sarebbe spostata più verso ovest, influenzando maggiormente con i sostenuti venti meridionali la fascia dell’Atlantico equatoriale fino alle antistanti coste brasiliane. Ciò ha provocato un autentico sconvolgimento della circolazione atmosferica nei bassi strati su un vasto tratto di oceano che ha portato alla temporanea scomparsa del famoso Aliseo di NE, il vento dominate lungo la fascia tropicale dell’emisfero boreale. I venti Alisei sono conosciuti proprio per la loro grande costanza, sia nella direzione che nell’intensità. Fin dall’inizio dell’età moderna questi venti, molto costanti e regolari per gran parte dell’anno, hanno accompagnato gli esploratori olandesi, portoghesi, spagnoli, inglesi, francesi e italiani fino alle coste americane, portando le civiltà europee alla scoperta del “Nuovo Mondo”, oggi chiamato America. Eppure vi sono dei periodi o dei particolari pattern climatici che possono indebolire o addirittura inibire il flusso degli Alisei sui mari tropicali. E’ questo il caso di quanto si sta verificando in questi giorni sull’Atlantico tropicale, a causa di questa anomala “traslazione” dell’umida circolazione del “Monsone di Guinea” verso l’Atlantico tropicale, fino al tratto antistante le coste brasiliane nord-orientali, del Suriname e della Guyana. La presenza sull’Atlantico tropicale occidentale di ben due uragani, “Leslie” e “Michael”, in fase di ulteriore approfondimento, ha capovolto il tradizionale “gradiente barico orizzontale” insistente fra le coste dell’Africa occidentale, l’area caraibica e le coste più settentrionali del Sud-America, arrestando cosi l’attivazione dei tesi venti da NE e E-NE, che solitamente dalle coste del Sahara occidentale e della Mauritania si estendevano all’arcipelago di Capo Verde, per propagarsi successivamente in pieno Atlantico, con tutto il carico di polvere e aria secca diretta verso il basso settore del mar dei Caraibi e le coste sud-americane.

Esempio di "tropical wave"

Al posto dei venti nord-orientali è presente una ventilazione irregolare, disposta più dai quadranti meridionali, che risale che segue la coda degli uragani “Leslie” e “Michael”, in azione a latitudini più settentrionali, sull’Atlantico occidentale. Ma un altro fattore che sta indebolendo, fino ad arrestare temporaneamente, l’Aliseo di NE, è legato al posizionamento eccessivamente elevato dell’ITCZ, il “fronte di convergenza intertropicale”, lungo l’Africa occidentale e l’Atlantico centro-orientale. Negli ultimi giorni di Agosto, come abbiamo trattato in un precedente articolo, l’ITCZ ha presentato il suo massimo posizionamento settentrionale, risalendo fino i 20.4° di latitudine nord. Una posizione di circa 1° al di sopra della media climatologica per la fine di Agosto. L’anomalo avanzamento dell’ITCZ verso nord, fino al 20° di latitudine nord, è stato associato a precipitazioni, in genere in forma di rovescio o temporale, insolitamente intense e persistenti per buona parte del Mali e della Mauritania meridionale, dove si sono originati dei “Cluster temporaleschi” molto intensi. Un “fronte di convergenza intertropicale” cosi alto di latitudine ha spinto l’umida ventilazione meridionale, che contrasta con l’Aliseo di NE, che nel cuore dell’Africa sahariana prende il nome di “Harmattan”, fino alle coste della Mauritania meridionale. Persino sulle isole di Capo Verde, costantemente battute dall’Aliseo di NE, che qui arriva piuttosto secco e polveroso dopo il passaggio obbligatorio sopra il Sahara occidentale, in questi ultimi giorni i venti orientali sono cessati, lasciando il posto ad una più debole ventilazione che si è mantenuta tra Ovest e SO. Nell’isola di Praia in questi ultimi giorni il vento si è disposto tra O-SO e Ovest, soffiando anche moderato a tratti, con velocità media sostenuta fino ai 26 km/h.

Ma anche nelle altre isole di Capo Verde la ventilazione orientale, qui dominante, è stata sostituita da una più debole componente occidentale che ha spinto pure delle nubi che hanno prodotto delle piogge sparse lungo l’arcipelago africano. Ma a ridosso delle coste dell’Africa occidentale, tra il Senegal e la Guinea e la Sierra Leone, la circolazione eolica nei bassi strati subisce dei mutamenti anche in seguito allo sviluppo e al passaggio delle cosiddette “tropical waves”, estesi fronti tropicali, sprovvisti di rotazione interna, ma con una importante attività convettiva all’interno che può contribuire ad autoalimentare il sistema, quando si allontana verso acque superficiali più calde (sopra i +26° +27°), trasformandolo in una vera e propria depressione tropicale diretta verso l’Atlantico tropicale o l’area caraibica. Quando l’attività convettiva si intensifica notevolmente, i venti nei bassi strati tendono a rinforzarsi, soffiando oltre i 40-50 km/h, creando un accenno di rotazione, con venti da nord-est davanti, da est nella parte centrale e da sud-est dietro l’onda tropicale, nella zona dove si localizza la convezione derivata dalla convergenza venti. Durante questo passaggio l’intensificazione delle precipitazioni temporalesche è concomitante con una diminuzione della pressione atmosferica nei bassi strati, che scende al di sotto dei 1008-1006 hpa, con la formazione di un minimo barico centrale che favorirà un ulteriore rinvigorimento dell’attività convettiva, con il risucchio di masse d’aria molto calde e umide dalla superficie oceanica.

Nubi cumuliformi sull'Atlantico equatoriale, nei pressi dell'ITCZ

La formazione del minimo barico da origine alla circolazione ciclonica nei bassi strati, con i venti da nord-est nella parte anteriore che tendono a ruotare più da nord-ovest e da Ovest nella parte sud, mentre nella parte posteriore i venti da sud-ovest e da Sud tendono a chiudere la parte nord dell’onda ruotando da sud-est e da Est, generando cosi la depressione tropicale. Nei prossimi giorni, fra la giornata di domani e lunedì, grazie a un graduale arretramento dell’ITCZ verso sud, il flusso legato all’Aliseo di NE dovrebbe cominciare ad intensificarsi tra le coste del Sahara occidentale e della Mauritania fino al tratto di oceano poco a nord di Capo Verde, su un’area comunque ancora troppo ristretta. Sull’Atlantico centrale e sul settore più occidentale antistante il Suriname e la Guyana, visto il posizionamento ancora elevato dell’ITCZ, prevarrà una moderata ventilazione dai quadranti meridionali che varcherà l’equatore, piegando più da S-SO a SO, fino ai 10° 11° di latitudine nord. Qui il flusso dai quadranti meridionali, man mano che salirà di latitudine ruoterà sempre più verso Ovest, andando a convergere su un’area di “Calme equatoriali” attestata tra i 12° e i 14° di latitudine nord, in pieno Atlantico tropicale. Poco a nord della fascia di “Calme equatoriali”, oltre i 16° 17° di latitudine nord, si instaurerà una più modesta ventilazione dai quadranti orientali, proveniente dal Sahara occidentale e dalle coste della Mauritania, che riuscirà a generare delle locali linee di convergenza venti che faranno esplodere l’attività convettiva, creando un accenno di rotazione nei bassi strati che andrà a rinvigorire le “tropical waves” in arrivo dall’Africa occidentale, facendole evolvere in depressioni tropicali. Ad inizio settimana sarà alta la probabilità di vedere nuove depressioni tropicali in formazione sull’Atlantico centrale.