Intervista al generale Alfio Giuffrida sul suo nuovo libro, ‘Quella notte al Giglio’

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Abbiamo intervistato il Generale Alfio Giuffrida, scrittore, autore del romanzo “Quella notte al Giglio”, pubblicato da Sovera nel 2012.

Buongiorno Generale, è passato solo qualche mese dalla pubblicazione di “Chicco e il Cane” ed ecco già in libreria il suo quarto romanzo, che continua il nuovo filone letterario che lei ha introdotto: il “Verismo interattivo”. Vedo con piacere che il suo modo di scrivere sta prendendo forma! Il  nuovo libro «QUELLA NOTTE AL GIGLIO», sta avendo un successo superiore a qualsiasi aspettativa! E’ il suo modo di scrivere che affascina i lettori! Che si trovano immersi in una situazione reale, in cui loro stessi sono i protagonisti. A parte tutto questo, ciò che ha meravigliato me e penso un po’ tutti i lettori è la velocità con cui lei ha completato il suo romanzo, traendolo da un fatto di cronaca, la tragedia della nave da crociera Costa Concordia, doloroso episodio ancora ai primi posti nelle cronache italiane. Mi dica, cosa l’ha portata a scrivere questo libro?

Quando ho scritto il mio primo romanzo, pensavo fosse solo un passatempo, ma adesso che sono al quarto, posso dire che ormai è andata!! Dopo “Chicco e il cane”, i lettori sono interessati a leggere i miei libri perché sanno che riportano fatti assolutamente veri! Non si tratta di fantascienza, con situazioni impossibili da realizzarsi, di storie assurde o paradossali e neanche di eventi ambientati in un jet set che sta al di fuori dalla nostra realtà, ma sono fatti normali, che accadono tutti i giorni a noi gente comune. E inoltre i lettori sono curiosi di trovare argomenti di attualità sempre più interessanti, che possono discutere da protagonisti commentando i vari brani appena appaiono sul suo sito  ( www.meteoweb.eu), sul mio blog ( http://alfiogiuffrida.blogspot.com/ ) o su altri siti in internet. Il motivo per cui DOVEVO scrivere questo libro è racchiuso in quella frase: “Salga a bordo cazzo”, che era diventata il triste ritornello in quei giorni incredibili che tutti vorremmo non fossero mai esistiti. In quel periodo, accendendo il televisore, non passavano più di cinque minuti che quella frase non venisse riproposta, ma quel che è peggio, sembrava essere riferita non solo al Comandante Schettino, ma a tutti gli italiani. Non sta certo a me giudicare Schettino né come persona né come Comandante, anche se penso che in quella occasione abbia commesso molti errori. So che c’è un procedimento penale in corso e sono sicuro che la Giustizia, alla fine del processo, darà la giusta risposta ai tanti interrogativi che ci siamo posti e, chi ha sbagliato, si spera pagherà con una pena commisurata ai suoi errori. Ma in quei giorni, soprattutto all’estero, era tutta l’Italia ad essere sotto processo. Tutta  la nostra Nazione era giudicata codarda, incosciente, vigliacca e facilona! Giusto per dire le parole più pulite con cui eravamo additati. Ma non è affatto così! Ecco perché in me è scattata “La rabbia e l’orgoglio”, come il titolo del famoso articolo di Oriana Fallaci, che mi ha imposto di mettermi a scrivere. Proprio in quel libro c’è una frase che non mi ha lasciato alcun dubbio se scrivere qualcosa oppure no. Me lo ha imposto! “Vi sono dei momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”. Per la Fallaci, i fatti dell’undici settembre del 2001, sono stati la logica conseguenza di un processo di decadenza della civiltà occidentale, soprattutto europea. Nel suo articolo, poi diventato un libro, la scrittrice fiorentina accusa duramente la classe politica italiana e più in generale occidentale, gli intellettuali e anche la Chiesa cattolica di alimentare o tollerare tale decadenza. Anche l’inchino all’isola del Giglio è il segno di una tolleranza portata all’estremo. La conseguenza di un permessivismo con il quale vogliamo dimostrare il nostro “buonismo” verso il prossimo. Perché tutti pensiamo che gli eventi normali siano solo noia e vogliamo permettere a tutti di realizzare le loro idee, qualunque esse siano. Vogliamo concedere a chiunque la possibilità di uscire dalla quotidianità, di essere “diverso”; avendo la consapevolezza della inutilità della maggior parte delle nostre azioni. Ma ci siamo ormai accorti che in questo modo,  scaricando sugli altri la responsabilità dei problemi causati dalla troppa libertà, siamo riusciti a realizzare una società corrotta ed inquinata sia nell’ambiente che nello spirito. E quando ci rendiamo conto che le azioni di altruismo, che vogliamo sbandierare, imporrebbero a noi stessi di rinunciare a qualcuno dei privilegi a cui siamo abituati, allora ecco che riusciamo a trovare una soluzione alternativa, che imponga di fare i sacrifici solo agli altri. E non ci curiamo se il nostro diventa solamente un falso buonismo, anzi proprio una evidente Ipocrisia, quella con la I maiuscola, che ci fa condannare tutte quelle azioni che poi noi stessi, in realtà, facciamo quotidianamente! Ma questo malcostume non è solo italiano, anche se noi non ne siamo esenti. E quando il gossip televisivo si è fatto duro contro la nostra Nazione, siamo stati proprio noi italiani ad essere i peggiori nemici degli italiani. A sottolineare le nostre colpe e le nostre mancanze, consapevoli ma incuranti di farci del male da soli. Ma non è giusto che sia così. Ecco perché mi son messo davanti al mio computer e mi sono imposto di scrivere una cronaca dei fatti di quei giorni che fosse il più possibile obiettiva, almeno per come li vedevo io. Per sottolineare immediatamente che non è possibile generalizzare il comportamento di una persona ed attribuirlo a tutti gli italiani. Anche se sono convinto che i posteri avranno sempre un ottimo giudizio di tutti noi. Tuttavia occorreva dire qualcosa subito, affinché il nostro onore non fosse scalfito neanche in quei pochi mesi in cui i fatti di cronaca destavano uno stupore che lasciava tutti a bocca aperta“.

Dunque il suo libro è anche un po’ “impegnato”, di quelli che fanno riflettere. Comunque penso anch’io che, quando tutti i riflettori su questa tragedia saranno definitivamente spenti, sia gli italiani che la gente di tutto il mondo, potrà ricordare che dietro i pochi particolari di incompetenza e di codardia che hanno caratterizzato quella tragedia, ci sono state molte azioni in cui la maggior parte delle persone a bordo e di coloro che sono intervenuti in soccorso dei passeggeri, si cono comportati da eroi. Tuttavia il suo libro non è un saggio sui doveri di un Comandante o un resoconto dei fatti di cronaca. È un romanzo che, come ci ha abituati in “Chicco e il cane”, coinvolge e commuove le persone che lo leggono. E poi, tra i protagonisti c’è di nuovo un cane! Ed anche in questo caso penso che la scelta di questo argomento non sia casuale, ma vuole richiamare l’attenzione sugli animali da compagnia.

Naturalmente il libro deve avere una storia, altrimenti sarebbe una fredda accozzaglia di idee che, anche se interessanti, non sarebbero facili da leggere. Il tal senso la storia dei due sposini coreani si prestava molto a questa mia idea. Quanto al cane, mi sono chiesto più volte perché gli animali da compagnia, in genere, non sono ammessi sulle navi da crociera. Così continuando nella mia ottica del “Verismo interattivo”, ho pensato di accendere una discussione su questo argomento. Ho già messo qualche brano sul mio blog, e sono in attesa di qualche risposta, professionale ed esaustiva, da parte di qualche compagnia di navigazione, che spieghi perché i cani diano fastidio sulle navi da crociera. Naturalmente mi aspetto anche qualche frase di sostegno ed incoraggiamento da parte di coloro che sono d’accordo con me, nella infondatezza di questo divieto. Il piccolo Kim mi è servito inoltre per dare l’idea di come, in quei momenti, si possa soffrire in silenzio, con dignità, senza pensare ad altro se non alla propria vita ed a quella delle persone a noi più care. Ed in questa dimostrazione di altruismo gli animali sono insuperabili. Se avessi descritto il caso di questa o di quell’altra persona, avrei peccato di parzialità, avrei illustrato solo dei casi particolari, trascurando il fatto che il dolore, in queste tragedie, è generalizzato. Anzi direi che è esteso anche alle persone che partecipano alla tragedia da casa, soprattutto ai parenti più stretti, che vivono ore di angoscia, che a volte sono terribili tanto quanto quelle di chi le vive in prima persona. Le figure della mamma e della sorella di Park, penso descrivano bene questa sofferenza. E poi ci sono tanti altri argomenti che ho toccato, sempre con lo scopo di aprire delle discussioni, come la curiosità dei colleghi di Alex di scoprire le differenze di abitudini tra gli italiani ed i coreani, il dolore profondo che la madre di Park aveva vissuto dopo la morte del marito, che a poco a poco si era trasformato in egoismo, impedendo ai figli di avere una vita normale. La sofferenza di Hong, che si era ribellato a quella situazione, ma non aveva dimenticato l’amore di una madre. In fondo Park era riuscito a distrarsi dal suo dolore grazie all’affetto di Bae ed alla sua passione per il Kung Fu, mentre lui era rimasto da solo, in balia della droga che aveva già sopraffatto i suoi amici. Park aveva i suoi idoli, il suo maestro di arti marziali che, nel momento della sua formazione, aveva preso il posto del padre. Quell’uomo che gli aveva donato il pugnale che egli stesso aveva costruito come qualcosa di perfetto e di sacro. Mentre Hong non aveva nulla di tutto questo. Lui aveva solo dovuto ubbidire al fratello maggiore che, in quella famiglia, aveva svolto delle funzioni che non gli appartenevano: quelle del padre che era morto in una tragedia del mare. Un naufragio che oltre al marinaio aveva ucciso anche la sua figlia più piccola, colta dalla disgrazia nel momento in cui aveva maggiore bisogno dell’affetto della sua famiglia. E poi tanti altri argomenti, come il senso di dovere di aiutare un’amica nel suo momento di sconforto, l’opportunità di spingersi fino a mettere a repentaglio la propria armonia familiare, la possibilità che una donna si innamori di un’altra donna. E l’analisi di una tale situazione: per un marito il tradimento è più doloroso quando la moglie lo lascia per un altro uomo o quando lo lascia per un’altra donna?

Veramente una bella storia, descritta in modo semplice e con dovizia di particolari. Ma mi tolga una curiosità: in questo libro la meteorologia c’entra poco o niente. Come mai visto lo stile dei suoi precedenti romanzi. E la speranza che lei ha sempre citato? Che fine ha fatto?

La meteorologia è stata trascurata molto al momento di coordinare i soccorsi, quando sicuramente sarebbe stato molto utile avere un previsore sul posto, che avrebbe dato un valido aiuto unendo le potenzialità tecniche del Servizio Meteorologico, con la sua esperienza personale. Invece ho visto solo qualche intervista ad uno o due meteorologi, più per soddisfare la curiosità del pubblico televisivo che per fornire un valido aiuto alla Protezione Civile, impegnata nei soccorsi. Questa dimenticanza verso un servizio così importante è stato un altro motivo di rabbia che mi ha spinto a scrivere questo libro, le cui frasi venivano più dal cuore che dalla mente. Come ho già detto altre volte, lo scopo che mi ha invogliato a scendere in campo come scrittore è stato quello di seguire, nel mio piccolo, l’esempio che ci dato l’allora Colonnello Bernacca: quello di portare l’interesse per la meteorologia nella casa di tutti gli italiani. Ed anche in questo caso ho voluto esprimere, a mio modo, un segno di riconoscenza verso questa meravigliosa materia. Quanto alla speranza, penso che sia espressa in modo chiaro quando Bae è arrivata al culmine della sua disperazione ed è pronta al suicidio. La speranza eccola li. È la decisione di Park di non arrendersi, di lottare sempre, anche quando sembra che non ci sia più nulla da fare. Sopra di noi c’è sempre qualcuno che veglia e può fare tutto, anche il miracolo di salvarci da una situazione apparentemente disperata“.

Caro Generale, penso che anche questo suo libro le darà molte soddisfazioni. Con le sue parole lei è riuscito ad andare oltre il romanzo. Le auguro che questa sua idea di proporre sempre nuovi argomenti scientifici e di attualità, sui quali aprire dei forum per discuterli e, nei limiti del possibile, aiutare a risolverli, sia proprio interessante. E adesso la solita domanda:  A quando il prossimo libro? Sono sicuro che ha già qualcosa in tasca ed io sono impaziente di leggerlo!

Effettivamente ho tante idee da proporre al pubblico. Il lavoro mi attende e spero ognuno dei mie lettori sia impaziente, come lei, di avere qualche nuova avventura in cui immergersi e qualche personaggio in cui immedesimarsi“.