Quasi dieci mesi dopo l’ultimo parossismo avvenuto il 24 aprile 2012 al Nuovo Cratere di Sud-Est (NCSE) dell’Etna, nelle ore mattutine di ieri, 19 febbraio 2013 il medesimo cratere ha prodotto un nuovo parossismo con emissione di colate di lava, flussi piroclastici, lahars, e una nube di cenere diretta verso est. L’episodio è stato preceduto da qualche giorno di debole attività stromboliana all’interno del cratere, che poi ha cominciato ad intensificarsi gradualmente durante la notte del 18-19 febbraio: lo spiegano gli esperti della Sezione di Catania dell’Ingv, che ieri sera hanno pubblicato sul loro sito ufficiale l’approfondimento sul parossismo di due notti fa, seguito poi la scorsa notte dal secondo parossismo nel giro di 24h, come non accadeva da 13 anni.
Gli esperti, illustrando l’eruzione, spiegano che da sopralluogo effettuato in zona sommitale alcune ore dopo la cessazione dell’attività si è rilevato che la colata di lava emessa dal “pittino” sul fianco sud-occidentale del cono del NCSE, ha circondato la base meridionale del cono per arrestarsi poco prima di raggiungere la zona di Belvedere, sito di una stazione di monitoraggio multiparametrico dell’INGV-OE e due telecamere non operate dall’INGV. Il deposito di ricaduta piroclastica (cenere e scorie) si espande dal NCSE verso est in un settore molto stretto, passando attraverso le zone popolate di Milo e Fornazzo fino a Giarre e Riposto, sulla costa ionica.
L’episodio parossistico del 19 febbraio 2013 è il primo evento del genere dopo l’episodio del 24 aprile 2012, e nelle sue caratteristiche principali è stato molto simile agli episodi di fontana di lava del 2011-2012. La durata dell’attività di fontana di lava è stata di circa 50 minuti, anch’essa tipica di questo genere di attività. Oltre all’attività magmatica, sono avvenuti diversi fenomeni secondari, come il flusso piroclastico delle ore 04:19, diversi flussi di vapore e cenere generati dall’interazione esplosiva fra lava e neve, e lahars. Il flusso piroclastico ha avuto origine nello scivolamento di materiale caldo accumulatosi repentinamente sul ripido fianco del cono, un meccanismo finora non ben documentato nella letteratura scientifica.


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