La Val Martello isolata per alluvioni a 26 anni dal disastro idrogeologico

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unwetter_martell-1È di ieri pomeriggio la notizia che la Val Martello è isolata a causa del maltempo. La stretta valle alpina, una valle laterale della Val Venosta situata nella provincia autonoma di Bolzano, è stata investita nelle ore passate da intensi temporali che hanno ingrossato i corsi d’acqua.

La Val Martello fu colpita 26 anni fa da una catastrofe idrogeologica. Cosa non nuova nelle valli alpine, dove disastri di questo tipo se ne contano a decine, da quello del Vajont (1963) a quello della Valtellina (1987), passando per il disastro di Val di Stava (1985) e le alluvioni più recenti in Val D’Aosta. Fortunatamente in questo caso non ci furono vittime, ma gravissimi furono i danni, con centri abitati distrutti e animali da bestiame morti affogati.

Nella notte fra il 24 e il 25 agosto 1987, dopo giorni di intense precipitazioni sul bacino della Val Venosta (si trattava della stessa estate in cui si era verificato il disastro della Valtellina), l’invaso artificiale di Gioveretto raggiunse i livelli di guardia. Già nei mesi precedenti i responsabili della diga avevano lasciato riempire l’invaso fino al limite massimo, per avere in autunno-inverno la massima disponibilità d’acqua e poter produrre così più energia attraverso la centrale idroelettrica situata a valle. L’obiettivo era il massimo profitto possibile.

Dopo l’enorme quantità di pioggia caduta nei mesi di luglio e agosto però, il responsabile dell’impianto fu obbligato quella notte ad aprire le paratie d’emergenza, per evitare un disastroso traboccamento dalla diga. I paesi posti a valle furono avvisati per tempo, e le case furono evacuate, ma il fiume d’acqua e fango che si formò fu disastroso: un’ondata di 350 metri cubi al secondo spazzò via case, animali e vegetazione, ridisegnando anche il letto del torrente Plima. L’ondata arrivò fino a Laces.

Il processo che seguì al disastro portò alla condanna del responsabile della diga e al risarcimento di  24 milioni di euro da parte della società Edison, proprietaria dell’impianto.

Il disastro mostrò ancora una volta come l’interesse economico di società che cercavano il profitto dall’utilizzo del territorio, poteva portare a gravi catastrofi.

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