Le nubi nottilucenti riprese dallo spazio: l’immagine di Luca Parmitano

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Credit: ESA - NASA, Luca Parmitano
Credit: ESA – NASA, Luca Parmitano

Lo scorso anno uno studio della NASA ha svelato che le nubi nottilucenti, le più alte visibili in atmosfera, sono causate dalla polvere meteoritica. Queste nubi luminose furono osservate per la prima volta alla fine dell’800, subito dopo l’eruzione del vulcano Krakatoa. Da allora sono state fatte tante supposizioni in merito alla loro formazione, tra teoria scientifiche e cospirazioniste, inglobando persino ipotesi aliene. “In realtà – spiegano gli esperti sul sito della NASA – l’ipotesi aliena non è poi tanto lontana dalla realtà, dal momento che l’ingrediente fondamentale è regalato proprio dallo spazio, dalla scia di detriti rilasciata da questi corpi celesti”. “La nostra scoperta conferma la teoria che sia proprio questa polvere l’agente nucleante intorno al quale si sviluppano le nuvole“, continuano gli esperti. Lo studio ha “puntato” contro le nuvole il Solar Occultation for Ice Experiment, uno strumento a bordo di un satellite, scoprendo al loro interno un 3 per cento di materiale proveniente da meteoriti. Il mistero, tale dal 1885, è stato quindi finalmente risolto. Le nubi nottilucenti sono come una lampadina geofisica che si accende ogni anno a primavera inoltrata, raggiungendo il picco massimo di visibilità per 5-10 giorni. Queste nubi dal classico colore blù elettrico sono “appese” sino a 85 chilometri sopra la superficie del nostro pianeta, nella Mesosfera, al confine con lo spazio. La loro presenza è correlata con i minimi solari, dal momento che il loro numero aumenta quando diminuiscono le macchie solari e viceversa. Si rendono visibili tra i 50° e i 70° di latitudine nord e sud, anche se la loro frequenza è molto più alta nei pressi della latitudine più elevata.