Terremoto Ancona, sciami sismici e sicurezza: è andata bene un’altra volta ma c’è ancora molto da fare

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intensityDal maggio 2012 ad oggi sono ormai una decina gli sciami sismici che hanno interessato, o stanno ancora interessando, il nostro paese. Dall’analisi del loro sviluppo e dei danni relativi emergono alcuni fattori importanti: esaminiamoli grazie al geologo Giampiero Petrucci.

Nessuna sorpresa. Gli sciami sismici hanno colpito, e stanno tuttora colpendo, zone dalla sismicità ben nota ed acclarata. Ultima in ordine di tempo ad essere interessata, la Riviera adriatica tra Romagna e Marche, in particolare l’area intorno ad Ancona. Qui il primo terremoto rilevante di cui si ha notizia certa è datato addirittura settembre 1269, quando alcuni annali medioevali segnalano per Ancona un terremoto con intensità stimata del grado VIII della scala MCS, con caduta di numerose torri e case oltre al crollo parziale delle mura cittadine.

La sismicità storica nella zona circostante Ancona. La grandezza dei quadrati, nella posizione degli epicentri, è proporzionale all’intensità del terremoto. La stella blu rappresenta l’epicentro del sisma odierno (Fonte INGV)
La sismicità storica nella zona circostante Ancona. La grandezza dei quadrati, nella posizione degli epicentri, è proporzionale all’intensità del terremoto. La stella blu rappresenta l’epicentro del sisma odierno (Fonte INGV)

Numana subì danni analoghi ed alcuni addirittura fanno risalire a questo sisma il progressivo decadimento di questa città. Dunque un sisma simile a quello attuale, almeno per la zona interessata dai danni e per l’epicentro probabilmente in mare, anche se certamente di intensità maggiore. In tempi più recenti, in particolare negli ultimi 300 anni, Ancona è stata interessata da eventi con magnitudo intorno a 5.7, praticamente una volta ogni secolo: nel 1672, 1786, 1875 e 1916. Negli ultimi cent’anni comunque il terremoto più importante nell’area rimane quello del 1930, di magnitudo intorno a 5.9, che provocò una ventina di vittime a Senigallia mentre ad Ancona, oltre a numerosi crolli, venne registrato pure un lieve tsunami che danneggiò numerosi ormeggi ed i moli del porto. Come già ricordato in altri articoli, l’ultimo sisma di un certo rilievo ad Ancona è del 1972. Nessuna sorpresa, quindi, come analogamente riscontrato per gli altri sciami dell’ultimo anno, dalla Lunigiana al Frusinate, dal Montefeltro alla Calabria, dalla Garfagnana all’Emilia. Questo dimostra come la storia si ripete e come da essa dobbiamo solo imparare.

CASA ANTISISMICAImparare soprattutto a difendere il nostro territorio. Si può notare come la maggior parte delle zone colpite da questi sciami rientri nella cosiddetta “classe 2” dal punto di vista del rischio sismico. Ma non sempre è così: certe aree limitrofe agli epicentri, basta pensare all’Emilia ma anche alla Versilia, rientrano ancora in “classe 3”. Ciò significa che se da un lato la classificazione ha correttamente evidenziato in prima approssimazione le aree più a rischio, il grado di sicurezza potrebbe non essere sufficiente a garantire una bassa vulnerabilità al territorio. Pare dunque necessario, se non una revisione totale della classificazione, almeno un maggiore dettaglio nelle indagini, realizzabile anche attraverso la microzonazione sismica, con l’obiettivo di giungere a ciò che proprio oggi Ermete Realacci indica come “consolidamento antisismico degli edifici”.

Il territorio sembra sopportare in maniera diversa queste recenti scosse, tutte di magnitudo intorno a 4.5-5.0, dunque eventi non fortissimi, per quanto chiaramente avvertibili dalla popolazione. Se, per scosse abbastanza comparabili come intensità, in Lunigiana abbiamo un migliaio di sfollati e ad Ancona praticamente nessun danno, un motivo dovrà pur esserci. Non si tratta di fortuna né di caso o almeno non solo di questo.
acousticEffectDiverse scelte urbanistiche, maggiore utilizzo di edilizia antisismica, controlli ed indagini dettagliate su edifici e sottosuolo permettono di realizzare una migliore capacità di difesa dalle scosse sismiche. In sostanza, di ottenere una minore vulnerabilità. Proprio questo è l’obiettivo cui tendere: ridurre il rischio e la vulnerabilità del nostro territorio alle scosse sismiche. E laddove il territorio “soffre” maggiormente è ovviamente necessario sviluppare controlli più adeguati e serrati, senza aspettare la prossima catastrofe. Altrimenti si corre il rischio di ritrovarci con un’altra “sorpresa” come alcuni sprovveduti definirono a suo tempo la catastrofe emiliana del maggio 2012.

La vulnerabilità può essere ridotta non solo attraverso nuove indagini tecniche e nuove leggi più rigide in materia di edilizia antisismica. E’ necessaria una revisione completa dell’intero territorio nazionale dal punto di vista del rischio sismico, a livello locale. Una revisione che comporti l’analisi puntuale del trinomio sisma-edificio-suolo per ogni Comune d’Italia, con particolare evidenza per gli effetti di eventuali amplificazioni delle onde sismiche. Questo sarebbe un passo fondamentale verso quella parola sempre pronunciata ma raramente attuata in Italia nel campo sismico: prevenzione.

casa antisismicaMa non tocca solo ai politici tutelare il territorio ed attuare una buona prevenzione. Certo le autorità devono svegliarsi, essere più efficienti, ancora più presenti sul territorio, coinvolgere maggiormente la popolazione nelle esercitazioni di Protezione Civile. In questi ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli alla calma ed a non lasciarsi prendere dal panico: difficile, se non impossibile, non avere paura quando trema tutta la casa. Ed allora la prevenzione passa anche, se non soprattutto, dalla conoscenza. I cittadini, spronati dalle autorità, anche quelle scientifiche, dovrebbero imparare a convivere col terremoto ma soprattutto a conoscerlo, a capire le sue modalità di sviluppo, a comprendere la sismicità storica di ogni territorio, a difendersi nelle emergenze. Questo sempre, a prescindere, in ogni circostanza, non soltanto quando si sviluppa uno sciame sulla porta di casa. Istruire i cittadini è probabilmente il primo passo da compiere verso una prevenzione efficiente e moderna. Essere più vicini alle esigenze, non solo psicologiche ma anche conoscitive, della popolazione è un fattore da non trascurare né sottovalutare. Il panico ci sarà sempre, ma che almeno sia accompagnato dalla consapevolezza di un nemico subdolo e terribile, ma dal quale comunque è possibile difendersi, sfruttando le moderne tecnologie e le conoscenze scientifiche che fortunatamente nel nostro paese rappresentano un’eccellenza. Certamente c’è ancora moltissimo da fare in termini di sicurezza e prevenzione sismica: ma per una volta, almeno per questa volta, autorità e cittadini dovrebbero fare uno sforzo comune per la salvaguardia del nostro paese. Non è facile, ma almeno proviamoci.