Terremoto, sciame sismico in Versilia: sorpresa, allarmismo o impreparazione? E se arrivasse una scossa più forte?

MeteoWeb

cartina-versiliaDalla fine di gennaio ad oggi, a seguito degli sciami sismici in Garfagnana e Lunigiana, la Versilia è stata interessata da tre scosse telluriche ben avvertite dalla popolazione nel giro di cinque mesi: un evento raro che ha creato preoccupazione tra i residenti ed i turisti. Il territorio è preparato ad affrontare una simile situazione? Ne parliamo col geologo Giampiero Petrucci, da tempo nostro collaboratore ed originario proprio di quelle zone.

Come si sta vivendo in Versilia lo sciame sismico della Lunigiana?

Con sorpresa mista a timore. In molti, Sindaci compresi, dicono che siamo in presenza di un allarmismo esagerato ma la popolazione è sconcertata e perplessa. Non sa cosa pensare, non è abituata né preparata a convivere con scosse che una volta alla settimana fanno tremare case e spiagge. A memoria d’uomo non è mai accaduta una situazione similare.

La sismicità storica di Lunigiana e Garfagnana (da Mantovani et alii, 2012). La grandezza dei cerchi è proporzionale all’intensità del terremoto
La sismicità storica di Lunigiana e Garfagnana (da Mantovani et alii, 2012). La grandezza dei cerchi è proporzionale all’intensità del terremoto

Ma si può parlare di evento a sorpresa?

Dal punto di vista scientifico e storico direi proprio di no. Noi di MeteoWeb siamo stati tra i primi (La Versilia come l’Emilia? Il rischio-liquefazione è molto remoto ma teoricamente presente), in tempi non sospetti, a sollevare la questione che un terremoto con epicentro in Appennino Settentrionale poteva essere chiaramente avvertito sulla costa apuana e versiliese, ovviamente con conseguenze diverse a seconda della magnitudo.

Quale è l’origine di questi sismi?

Lunigiana e Garfagnana sono due zone sismogenetiche ben note. Forse non sono tra le più pericolose d’Italia in assoluto, rispetto ad esempio a Calabria od Abruzzo, ma certamente possono essere soggette a scosse significative, come abbiamo ben verificato nei giorni scorsi. Studi recenti, in particolare quelli appena guidati dal Prof. Mantovani dell’Università di Siena e di cui si parlerà dettagliatamente in un apposito convegno che si terrà a Bologna il prossimo 5 luglio, dal titolo “Verso una nuova mappa della pericolosità sismica”, attestano proprio questo, come già descritto da MeteoWeb (Terremoto 5.2 nel nord della Toscana, l’analisi tecnica: urgono verifiche sui fabbricati): Lunigiana, Garfagnana, Mugello e Val Tiberina sono, da ovest ad est, le zone più sismogenetiche della Toscana. Lo dice la storia e lo dice la sismotettonica. Dunque, nessuna sorpresa.

La scheda dei danni macrosismici per il terremoto del 1837, quasi un “gemello” dello sciame sismico che sta interessando la Lunigiana (da “Il terremoto dell’11 aprile 1837 in Lunigiana e Garfagnana”, Ismes)
La scheda dei danni macrosismici per il terremoto del 1837, quasi un “gemello” dello sciame sismico che sta interessando la Lunigiana (da “Il terremoto dell’11 aprile 1837 in Lunigiana e Garfagnana”, Ismes)

Quali sono storicamente gli eventi più forti e noti in quella zona?

Fondamentalmente due (Tutti i terremoti con magnitudo superiore a 5.5 della storia d’Italia). L’11 aprile 1837 un sisma di magnitudo macrosismica stimata intorno a 5.8, con epicentro nei pressi di Equi Terme, distrusse Ugliancaldo, la frazione interessata da piccoli crolli anche lo scorso 30 giugno. Numerosi danni anche a Casola e Minucciano. Una decina i morti. Le testimonianze dell’epoca ci dicono che la scossa fu chiaramente avvertita a Lucca e Modena. Sembra quasi un terremoto “gemello” dello sciame di questi giorni. L’altro invece è più recente, essendo datato 7 settembre 1920 e fu molto forte: la sua magnitudo è stimata intorno a 6.4-6.5. L’epicentro fu nei pressi di Nicciano, al confine tra Garfagnana e Lunigiana, entrambe devastate, con interi paesi quasi rasi al suolo. Fivizzano, Villa Collemandina, Piazza al Serchio, Castelnuovo, Filattiera, Pontremoli subirono gravi danni. Almeno 200 le vittime: il bilancio fu parzialmente contenuto dal fatto che gran parte della popolazione, avvertita da scosse precedenti, non dormiva in casa al momento del sisma, avvenuto all’alba. La scossa fu avvertita dalla Costa Azzurra al Friuli e provocò danni, seppur moderati, anche sulla costa toscana. A Viareggio ad esempio si segnalano crolli in alcune chiese, chiuse al culto per un certo periodo. Dunque chi dice che il terremoto in Versilia non c’è mai stato, non conosce la storia.

La tabella con i 10 terremoti più forti mai avvenuti in Lunigiana e Garfagnana. Molti di questi sono stati avvertiti chiaramente anche in Versilia, generando in diversi casi anche alcuni danni
La tabella con i 10 terremoti più forti mai avvenuti in Lunigiana e Garfagnana. Molti di questi sono stati avvertiti chiaramente anche in Versilia, generando in diversi casi anche alcuni danni

Ma la storia può ripetersi?

Gli studi sismotettonici dicono teoricamente di sì. Certo, come ben sappiamo nessuno può dire esattamente quando ciò accadrà. Ma per la Garfagnana si ipotizza che in futuro possa verificarsi una scossa almeno di magnitudo 6.0, dunque una trentina di volte più forte dello sciame sismico attuale. D’altra parte un ben noto assioma della sismologia è che se un dato terremoto è avvenuto in un certo punto, prima o poi si ripeterà. Questo non è allarmismo né catastrofismo, ma la situazione dedotta dagli studi scientifici: non a caso molti Comuni di Garfagnana e Lunigiana sono classificati in “classe 2” (Perché l’Italia trema? Cause e rimedi dei terremoti che affliggono il nostro paese) in funzione del rischio sismico. La stessa classe, ad esempio, di L’Aquila dove sappiamo tutti cosa è accaduto nel 2009.

Ma la Versilia è a rischio? Come reagirebbe il territorio ad un sisma così forte?

Questo è il problema. Ne abbiamo già parlato anche su MeteoWeb (Terremoti: tettonica, sismicità e rischi di Garfagnana e Versilia). La Versilia dista solo 25-30 km in linea d’aria da due importanti sorgenti sismogenetiche. Inoltre non sappiamo proprio come potrebbe reagire il territorio. Troppe cose sono cambiate dal 1920 ad oggi, sull’intero litorale versiliese ed apuano. Viareggio in particolare, oggi una città di 65mila abitanti, allora era circa tre volte più piccola dell’attuale, molto meno urbanizzata e caotica. Ma non si tratta di un problema legato agli abitanti quanto piuttosto agli edifici.

La prima classificazione sismica del territorio nazionale è datata 1984 ma una buona parte d’Italia, in particolare la Pianura Padana ma anche la Versilia, rimaneva praticamente “non classificata”. Garfagnana e Lunigiana invece si trovavano già in “classe 2”. Il deficit di protezione sismica deriva anche da questa tardiva ed incompleta classificazione
La prima classificazione sismica del territorio nazionale è datata 1984 ma una buona parte d’Italia, in particolare la Pianura Padana ma anche la Versilia, rimaneva praticamente “non classificata”. Garfagnana e Lunigiana invece si trovavano già in “classe 2”. Il deficit di protezione sismica deriva anche da questa tardiva ed incompleta classificazione

Perché?

Perché, bisogna sempre ricordarlo, non sono i terremoti ad uccidere le persone bensì gli edifici costruiti male, senza alcuna protezione antisismica. Ed in Versilia di questi fabbricati ne esistono migliaia.

Per quale motivo?

La causa principale va ricercata nella lentezza esasperante, complice primario il nostro Parlamento, della classificazione del territorio italiano dal punto di vista sismico. La prima classificazione di questo genere fu sviluppata ufficialmente solo nel 1984, praticamente trent’anni fa e, tra l’altro, lasciava molto a desiderare perché intere zone (tra cui l’Emilia!) rimanevano “non classificate”. Solo nel 2003, appena dieci anni fa, l’intero territorio italiano è stato finalmente classificato.

E ciò cosa significa?

Significa semplicemente che almeno l’80% del patrimonio edilizio italiano non possiede alcuna protezione antisismica. Attenzione: ciò non vuol dire che gli edifici sono stati costruiti fuori legge. Al contrario: significa che era sbagliata la legge in quanto non ha garantito un buon margine di sicurezza. Per questo nel nostro paese esiste un serio deficit di protezione sismica. Ma questa non è certo una novità (Terremoti: rischio sismico, microzonazione, liquefazione e prevenzione: intervista alla prof.ssa Teresa Crespellani). La Versilia entra perfettamente in questa statistica. Viareggio ha subìto una cementificazione abnorme proprio tra gli anni ’50 e gli ’80 del Novecento. Tra tutti gli edifici costruiti in questo periodo, quanti sono in grado di resistere senza subire danni significativi ad una scossa di magnitudo 6.0 con epicentro in Garfagnana? Non lo sappiamo con certezza, perché non ne abbiamo mai avuto la prova: anche se speriamo di non averla mai, dovremmo comunque essere preparati ad affrontarla. Lo siamo? La risposta è in quanto sta accadendo in Lunigiana. Abbiamo mille sfollati nelle tendopoli e centinaia di case inagibili per una scossa di magnitudo 5.2 che, sia detto con tutto il rispetto, è pur sempre una “scossetta”: in Giappone passerebbe praticamente inosservata. I conti di una catastrofe non si fanno solo con le vittime: se il territorio “soffre”, anche per scosse di intensità medio-bassa, ci sarà pure un motivo. Dobbiamo prepararci meglio ad affrontare i terremoti, soprattutto in termini di prevenzione, sia come territorio che come popolazione. Perciò concordo totalmente con Franco Gabrielli quando dice che bisogna mettere in sicurezza gli edifici. Però non solo in Lunigiana e Garfagnana, ma anche sulla costa versiliese ed ovviamente, più in generale, in tutta Italia.

La classificazione sismica della Regione Toscana attualmente in vigore. Non esiste nessun Comune in “classe 1”: è sufficiente per la salvaguardia del nostro territorio?
La classificazione sismica della Regione Toscana attualmente in vigore. Non esiste nessun Comune in “classe 1”: è sufficiente per la salvaguardia del nostro territorio?

Ed allora cosa si dovrebbe fare concretamente?

Prima di tutto intensificare i controlli e le verifiche sui fabbricati e sul sottosuolo, anche per i Comuni in “classe 3”. La nostra classificazione sismica continua ad essere troppo permissiva: anche l’Emilia, teatro del tragico evento nel maggio 2012, rientra nella “classe 3”. Dunque, bisogna cambiare: non lo diciamo noi, ce lo dicono questi ultimi esempi. Si dovrebbe essere più incisivi e perentori sui controlli degli edifici, istituire quel “fascicolo del fabbricato” di cui tanto si è parlato negli anni scorsi ma poi è caduto nel dimenticatoio. Forse perché disturba qualcuno, qualche lobby di turno. Chiamatelo come volete, ma è necessario un serio censimento dei fabbricati italiani, almeno degli edifici pubblici, in primis le scuole, gli ospedali, le fabbriche, i capannoni industriali: non dimentichiamo cosa è accaduto a S. Giuliano nel 2002 od a L’Aquila nel 2009 quando hanno subìto gravi danni anche quegli edifici pubblici che dovevano essere “garantiti”. Non dobbiamo suscitare allarmismo, ma è il momento di passare al contrattacco. Più verifiche di staticità, più sondaggi, più “stese sismiche”, più monitoraggi sugli edifici, più microzonazione sismica come noi di MeteoWeb abbiamo chiesto, peraltro non ottenendo risposta, al Ministro dell’Ambiente Orlando appena insediato (La prima domanda al neo-ministro dell’Ambiente Andrea Orlando: come sviluppare la microzonazione sismica?). Dobbiamo investire sulla sicurezza, sulla prevenzione, sull’istruzione, sulla cultura sismica, anche in Versilia ed allora, forse, non avremo più paura dei terremoti. Ma questo è un sogno: alla prossima scossa, al prossimo sciame, diremo nuovamente le stesse cose. E la gente si chiederà di nuovo incredula cosa stia succedendo e perché il territorio continua a soffrire. Siamo in Italia, non in Giappone.