Sono tante e discordanti le previsioni meteo stagionali per il prossimo inverno: dopotutto non potrebbe essere diversamente, stiamo parlando di proiezioni a lunghissimo termine con scarsa affidabilità. Si tratta, più che altro, si linee di tendenza decisamente approssimative, determinate dai vari centri di studio in via del tutto sperimentale perchè solo con la ricerca e lo studio sul campo si potranno sviluppare conoscenze e tecnologie tali da far sì che un giorno anche le previsioni stagionali siano affidabili come quelle di oggi a brevissimo termine.
Insomma, sbagliando s’impara. E se le previsioni di AccuWeather di cui abbiamo parlato poche ore fa in quest’articolo prospettano una stagione molto mite e decisamente secca per l’Italia, con poco freddo e pochissima neve, è anche vero che tanti altri meteorologi di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi e nelle ultime settimane avevano invece previsto l’esatto contrario, cioè un inverno davvero rigido, “tra i più freddi dell’ultimo secolo” (vedi i meteorologi russi), sul continente europeo. Nonostante l’eccezionale anomalia positiva delle ultime settimane in Europa, con un ottobre che si è concluso con una terza decade davvero caldissima, la stagione sta già scaldando i motori e l’estensione del ghiaccio tra il circolo polare Artico e la Siberia è molto più vasta rispetto alla media e alle precedenti stagioni, in cui l’Italia ha avuto molto freddo e tantissima neve. Anche di questi indizi “favorevoli” abbiamo già parlato in precedenti aggiornamenti. La novità odierna è rapresentata dall’outlook previsionale del Climate Monitor, il blog di Guido Guidi dedicato a clima e meteorologia.
Il lavoro sul Climate Monitor è di Carlo Colarieti Tosti, un appassionato estremamente competente in materia, uomo dalla vastissima cultura in campo meteorologico, costruita passo dopo passo con anni e anni di studi e ricerche, autore dell’interessantissimo sito MeteoDolomiti.it.
L’outlook nella sua forma estesa e originale è consultabile semplicemente cliccando qui. A grandi linee Carlo Colarieti Tosti ha seguito un approccio molto simile a quello dell’indice OPI, con cui si cerca di descrivere la circolazione troposferica nei mesi autunnali, ossia quando si forma il VP, che poi è quello che guida l’evoluzione della circolazione nei nostri inverni. Carlo però questa circolazione autunnale la desume da tutta una seria di analisi teleconnettive di lungo, medio e breve periodo, includendo tra queste anche l’interazione con l’attività solare.
Ne risultano così oscillazioni a diverse scale temporali della circolazione atmosferica emisferica, che si ricollegano al discorso riguardante la latitudine a cui scorre il fronte polare, ossia la fascia che divide l’aria polare da quella delle medie latitudini e, se molto basso, da quella sub-tropicale.
In brevissima sintesi, come possiamo osservare dalle mappe, l’inverno potrebbe iniziare in sordina tra novembre e dicembre senza ondata di freddo premature, ma poi tra gennaio e febbraio si scatenerebbe con mostruose anomalie negative e abbondanti precipitazioni nevose. Ovviamente si tratta solo di una prima tendenza, che eventualmente gli stessi esperti avranno modo di “aggiustare” con il passare del tempo.
Dopotutto all’inizio dell’inverno mancano ancora quasi due mesi, e di tempo ce n’è… senza dimenticare il gusto dei tempi andati in cui le ondate di freddo e neve arrivavano all’improvviso, quando la meteorologia era una scienza meno urlata, discussa e conosciuta con un’aura di magia che in tanti oggi rimpiangono…





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