Roma ed il suo passato preistorico, dai resti di elefante ai crani dell’uomo di Neanderthal

MeteoWeb
museo_paleontologia-348x250
Scheletro di elefante esposto nel museo paleontologico di Roma

Milioni di turisti visitano ogni anno Roma, ammirati dall’enorme ricchezza di resti archeologici della città. Pochi però sanno che esiste un’altra Roma, ben più antica: quella dei resti paleontologici. Negli ultimi due secoli infatti, durante i lavori per l’espansione edilizia della città sono stati rinvenuti moltissimi resti d’animali risalenti a centinaia di migliaia di anni fa, nonché crani umani e reperti litici antichissimi. Tutti testimoni di un passato ben più antico di quello archeologico che tutti ammiriamo.

Una delle più importanti ricchezze paleontologiche di Roma è quella del deposito pleistocenico di Casal De’Pazzi, situato a poca distanza da Rebibbia, vicino alla Riserva Naturale dell’Aniene. Si tratta di una zona periferica, dove i turisti non arrivano, ma è poco conosciuta anche dagli stessi romani.

Circa 200 mila anni fa, durante il Pleistocene, i sedimenti trasportati dall’antico fiume Aniene (che a quel tempo aveva un diverso percorso) seppellirono con il passare del tempo migliaia di ossa di animali. Fra i resti conservatisi fino a oggi ci sono ossa di elefante, rinoceronte, ippopotamo, oltre a resti di cervi, iene, lupi, cavalli, tutti animali che prosperavano nel territorio romano in una fase climatica diversa da quella attuale. Nello stesso luogo è stato rinvenuto anche il frammento di un cranio umano e numerosi resti litici, pietre selcifere che venivano usate come raschiatoi dagli antichi abitanti di questi territori.
Questo patrimonio di reperti paleontologici e geologici è oggi ospitato in un museo gestito dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali, situato nel luogo stesso dei ritrovamenti, in via Ciciliano all’incrocio con via E.Galbani. Il museo, in fase di allestimento, è visitabile su prenotazione.

museo_casaldepazzi
Zanna di elefante ed altri fossili esposti nel deposito pleistocenico di Casal De’ Pazzi

Il sito di Casal de’ Pazzi è l’unico nel suo genere all’interno della città ma i ritrovamenti paleontologici sono assai numerosi nel territorio di Roma. Enorme è il numero di resti fossili di proboscidati, tanto che il territorio della Campagna Romana è conosciuto dai paleontologi come “la terra degli elefanti”.  Uno dei più celebri ritrovamenti è quello avvenuto oltre un secolo fa durante lo scavo delle fondamenta per il monumento a Vittorio Emanuele II in piazza Venezia. Alla profondità di 14 metri venne rinvenuto uno scheletro intero di Elephas antiquus (elefante antico), una specie vissuta nella parte finale del Pleistocene.
A poca distanza da lì, nel 1932, durante gli sbancamenti voluti dal regime fascista per la costruzione di via dei Fori Imperiali, emerse un altro scheletro di elefante antico, oltre a ossa di Bos primigenius, un bovide estintosi in epoca storica. Resti di proboscidati sono stati trovati in un centinaio di altri siti sparsi fra Roma e la Campagna Romana; si tratta di fossili datati fra 3 milioni e 70 mila anni fa, che vanno dal mammut all’elefante antico, testimoni di un cambiamento progressivo della fauna condizionato dai cambiamenti climatici.

Un altro luogo di importanti ritrovamenti oggi totalmente irriconoscibile rispetto al passato si trova in via di Sacco Pastore, lungo la via Nomentana a due passi dalla linea ferroviaria Roma-Firenze e dalla tangenziale est. Negli anni ’30 la zona non era ancora edificata e dove oggi sorgono palazzi c’era una cava di brecciolino. Durante le operazioni di cavatura emersero, rispettivamente nel 1929 e nel 1935,  due crani umani che vennero attribuiti alla specie Homo neanderthaliensis. Oggi quei crani sono custoditi nel museo di antropologia dell’Università La Sapienza.

sacco_pastore_crani-380x250
I crani di uomo di Neanderthal trovati nella località di Sacco Pastore (quartiere Montesacro a Roma)

Un altro affascinante luogo dove si può avere testimonianza del passato preistorico di Roma si trova 20 chilometri a nord della città, fra la via Aurelia e la via Boccea.  Si tratta della Polledrara di Cecanibbio, un deposito paleontologico ricchissimo di reperti. Anche qui, come nel caso di Casal de’Pazzi, le ossa di animali sono state rinvenute lungo l’alveo di un antico corso d’acqua i cui sedimenti le hanno coperte e conservate per centinaia di migliaia d’anni. Un museo, oltre a proteggere i resti, ne permette la visita al pubblico.

La lista di ritrovamenti paleontologici a Roma e nella Campagna Romana potrebbe continuare a lungo. Molti siti di rinvenimento sono oggi “insospettabili”, perché coperti da case e cemento. Ne è un esempio il sito della Sedia del Diavolo, vicino viale Libia, dove furono rinvenute ossa di elefante, rinoceronte ed ippopotamo, mentre nella zona di Prati Fiscali, anch’essa intensamente edificata, emerse decenni fa il cranio di un leopardo, oggi custodito insieme ad altri resti fossili nell’affascinante museo di paleontologia dell’università La Sapienza, recentemente riaperto al pubblico.