È stata una giornata di bel tempo quella di oggi a Seveso, come in tutta la Lombardia. Soleggiata e con temperature estive, rese più gradevoli da una certa ventilazione. Anche 38 anni fa, il 10 luglio 1976, su Seveso splendeva il Sole. Seveso, questo Comune di quasi 23.000 abitanti situato circa 30 km a nord di Milano, diventato tristemente famoso in tutto il mondo per l’incidente alla fabbrica ICMESA, primo incidente industriale a provocare gravi danni alla popolazione civile in una nazione industrializzata.
Alle 12.37 di quella giornata di luglio un reattore dello stabilimento destinato alla produzione di triclorofenolo, esplose producendo una nube tossica che si mosse verso sud spinta dai venti. Una delle sostanze chimiche presenti in questa nube era la TCDD, il tipo di diossina più tossico, capace di causare tumori, gravi malformazioni ai feti, gravi danni alla pelle.
La nube tossica contaminò una vasta area: le zone con il tasso di contaminazione maggiore furono Seveso e Meda (la fabbrica esplosa si trovava proprio al confine fra i due Comuni), e fu qui che venne individuata la cosiddetta “zona rossa”. I danni alla salute degli abitanti di Seveso furono enormi, anche se non tutti di facile individuazione. Inoltre i danni sono stati molto duraturi e sono andati avanti nel corso dei decenni.
A distanza di 38 anni dal disastro, l’area di maggior contaminazione non è neanche lontanamente riconoscibile, trasformata in un bellissimo parco pieno di alberi e prati. Dopo il 1976 infatti, tutte le abitazioni situate nella zona di maggior contaminazione sono state rase al suolo, ed il terreno in una superficie di decine di ettari è stato asportato per 46 centimetri in profondità, rimpiazzato con terreno proveniente da aree non inquinate. Anche lo stabilimento dell’ICMESA non c’è più, ed oggi l’unico indizio che ne ricorda l’antica collocazione è un cartello: “via Icmesa”, al confine fra il comune di Meda e quello di Seveso.
Nell’area della fabbrica oggi c’è una zona di campi sportivi, mentre sulla vasta estensione dove la contaminazione era più alta è stato creato il Bosco delle Querce. L’entrata principale si trova in via Redipuglia, a Seveso. Chi vi entra oggi rimane subito stupito dalla bellezza del posto. Niente a che vedere con un’area industriale. Se non fosse per alcuni pannelli che sono stati messi dal Comune di Seveso, che ricordano la storia del disastro, si potrebbe passeggiare nel parco senza rendersi conto di trovarsi in quella che un tempo fu una delle aree più contaminate del mondo, e nel luogo finito su tutti i libri di storia (anche all’estero), perché diventato l’esempio degli effetti negativi dell’industrializzazione.
Il parco è stato realizzato a partire dal 1984, anche sulla spinta dei movimenti popolari nati a Seveso i quali chiedevano una riqualificazione dell’area. In particolare, ricorda uno dei pannelli situati nel parco, fu sostenuta dal prof. Gian Antonio Lanzani, biochimico sevesino. L’estensione è di 43 ettari, e sono presenti molti alberi fra cui moltissime querce. Dei vialetti permettono di addentrasi nell’ampio parco, dove ci sono anche prati, panchine, zone a siepe. “Oggi il bosco”- c’è scritto su uno dei pannelli- è il luogo simbolico della lotta contro quell’inquinamento, rappresenta la fatica per recuperare un ambiente seriamente compromesso e l’impegno per non perdere la memoria dell’incidente”.
All’interno del parco si trova anche “la vasca”: oggi una gradevole collinetta, che in realtà nasconde al suo interno 200.000 metri cubi di materiale contaminato. All’interno della “vasca” si trovano i resti delle abitazioni demolite, gli oggetti personali che gli abitanti non poterono più recuperare perché contaminati, gli animali morti o abbattutti in seguito all’incidente (una stima parla di 80.000). La maggior parte del contenuto è costituito dalla enorme massa di terreno asportato da quello che oggi è territorio del parco. La vasca è altamente sigillata, con una struttura formata da 4 barriere successive e sistemi di controllo che garantiscono la sicurezza.
In questo 10 luglio 2014 di ritrovato beltempo sulla Lombardia dopo giorni di forti temporali e clima autunnale (la cittadina di Seveso si trova proprio lungo il fiume omonimo, lo stesso che pochi giorni fa ha allagato la periferia nord di Milano), il parco si popola di giovani che si godono il Sole, di bambini che giocano, di persone che vanno in bicicletta. Il disastro di Seveso resta un evento da non dimenticare, per ricordare come l’industrializzazione del nostro paese abbia avuto anche conseguenze gravissime sulla salute delle persone (civili e lavoratori), e sull’ambiente, talvolta determinando disastri irreversibili. Tutti eventi che devono essere di insegnamento per le scelte di oggi, affinché quello che viene chiamato “sviluppo” non diventi un’arma a doppio taglio fatta di danni alla salute e devastazione del territorio. Un discorso molto attuale, ancora oggi, su cui si scontrano modi di pensare diversi.
Il Bosco delle Querce però ci ricorda anche quanto si può fare per riqualificare e ripartire, dopo tempi bui e di difficoltà.
Le foto del Bosco delle Querce come si presentava oggi, 10 luglio 2014, 38 anni dopo il disastro di Seveso. Foto di Lorenzo Pasqualini.











Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?