Messico, la battaglia contro il fracking: attivisti bloccano 128 pozzi di estrazione della Pemex

fracking_messicoLa notizia è di pochi giorni fa e la dice lunga sul grado di tensione che l’uso della tecnica estrattiva di gas e petrolio denominata “fracking” (fratturazione idraulica) sta provocando fra le popolazioni dei territori in cui viene diffusamente usata. Abitanti della regione di Veracruz, in Messico, hanno bloccato l’accesso a ben 128 pozzi attivi gestiti dalla Pemex (Petroleos Mexicanos), per protestare contro questa tecnica estrattiva. I lavoratori impiegati nei pozzi sono stati bloccati e non hanno potuto raggiungere le aree di estrazione.

L’uso della tecnica del fracking vede una forte opposizione delle popolazioni locali per due fattori principali: la contaminazione di terreni e falde, per l’uso massiccio di liquidi che vengono iniettati a pressione nel sottosuolo, e l’innesco di terremoti. Proprio in Messico, nella zona di Nuevo Leon, per il susseguirsi di scosse sismiche le case sono sempre più pericolanti, con crepe nelle pareti e sui tetti. Le scosse sono aumentate proprio in contemporanea con l’avvio di una massiccia campagna di perforazioni da parte della Pemex.

Salendo di qualche migliaio di chilometri verso nord, nello stato centro meridionale degli USA dell’Oklahoma, dove il fracking è praticato da anni in maniera massiccia, c’è stata nel 2013 e nel 2014 una impressionante crescita del numero di terremoti, che sta facendo interrogare la comunità scientifica sulle relazioni fra fratturazione idraulica e sismicità. Diversi studi geologici già testimoniano una relazione fra l’attività antropica di estrazione e l’aumento del numero di terremoti, ma trattandosi di un problema complesso e da analizzare caso per caso, sul quale non vi è ancora una voce univoca da parte della comunità scientifica, si continua a perforare come prima, anche perché dietro le estrazioni vi sono interessi commerciali enormi.